Natuzzi avvia la procedura di composizione negoziata della crisi

Natuzzi ha avviato formalmente la procedura di composizione negoziata della crisi e, contestualmente, ha comunicato una serie di interventi sul piano industriale: la delocalizzazione temporanea in Romania delle linee di prodotto ricondotte in precedenza dalla Cina, la sospensione dello stabilimento Iesce 2 — previsto nei piani aziendali per la chiusura — e la sospensione, a partire dal secondo semestre 2026, delle attività negli stabilimenti di Graviscella e Ps Santeramo.

Contestualmente alla scelta di ricorrere allo strumento della composizione negoziata, il gruppo ha avviato una due diligence per valutare l’ingresso nel capitale di Invitalia. Il progetto di ristrutturazione è pensato su un orizzonte di 12 mesi con l’obiettivo di riportare in equilibrio la posizione finanziaria e ripristinare una marginalità operativo-economica sostenibile.

Natuzzi ha spiegato:

“Il piano è volto al risanamento della posizione finanziaria e al ripristino di un equilibrio economico-operativo sostenibile.”

La formalizzazione della procedura arriva dopo una complessa trattativa sindacale conclusasi il mese scorso, che ha portato all’innalzamento dell’ammortizzatore sociale a una media del 62% (dall’iniziale proposta dell’80%) e a uno stanziamento di circa sei milioni di euro per favorire uscite volontarie. Il programma di esodi è stato ridimensionato rispetto alle prime ipotesi: il piano operativo odierno prevede fino a un massimo di 120 uscite, rispetto ai 476 inizialmente ipotizzati.

Oltre alle misure di gestione dell’occupazione, il gruppo ha annunciato una «profonda revisione del proprio modello operativo, organizzativo e industriale». Nei documenti societari depositati presso la SEC, l’autorità di controllo statunitense, viene evidenziato un calo dei ricavi e una compressione della marginalità: i ricavi registrati nel 2025 si attestano intorno ai 298 milioni di euro, con una riduzione del 27,3% rispetto ai 410,8 milioni rilevati nel 2018, mentre le perdite operative sono raddoppiate negli ultimi tre anni fino a raggiungere circa -19,4 milioni nel 2025.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, la delocalizzazione temporanea in Romania riguarderà le produzioni di fascia medio-bassa che fino a 18 mesi fa venivano realizzate in Cina. L’obiettivo dichiarato è arrestare la perdita di valore, ridurre progressivamente il ricorso alla cassa integrazione e garantire la continuità operativa per avviare successivamente una fase di rilancio commerciale e produttivo.

Per il distretto produttivo pugliese e per la filiera dell’arredamento nazionale la decisione apre scenari complessi: il contenimento dei costi produttivi mediante trasferimenti temporanei di volumi in paesi a minor costo del lavoro può alleggerire il conto economico nel breve termine, ma solleva interrogativi sui legami con i fornitori locali, sulla capacità di riassorbire competenze e sulla prospettiva di recupero del marchio nel medio periodo.

Dal punto di vista finanziario, l’eventuale ingresso di Invitalia comporterebbe non solo un’immissione di liquidità ma anche una possibile rinegoziazione della governance e delle condizioni di accesso al capitale: per gli investitori privati sarà importante osservare gli esiti della due diligence, la sostenibilità del piano a 12 mesi e le condizioni di eventuali interventi pubblici sul capitale.

I prossimi mesi saranno determinanti per valutare se il piano consentirà di stabilizzare i conti e riattivare la crescita, o se saranno necessarie ulteriori misure straordinarie per preservare il perimetro industriale e l’occupazione.

In sintesi

  • Il ricorso alla composizione negoziata e l’eventuale intervento di Invitalia rappresentano una possibile ancora di salvezza finanziaria, ma potrebbero comportare diluizione del capitale e cambi nella governance aziendale.
  • La temporanea delocalizzazione di produzioni in Romania riduce i costi nel breve termine, ma mette sotto pressione la filiera locale e la capacità di mantenere competenze strategiche nel distretto pugliese.
  • Per gli investitori, la priorità è la verifica della sostenibilità del piano a 12 mesi: miglioramenti operativi e controllo dei flussi di cassa saranno fondamentali per ridurre il rischio di ulteriori svalutazioni.
  • Per il mercato italiano dell’arredamento, la vicenda segnala la necessità di strategie industriali più resilienti, che bilancino competitività sui costi e valore aggiunto produttivo per preservare occupazione e know‑how.


Author: Tony
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