Innalzamento del mare: le Cinque Terre a rischio entro il 2150
- 11 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’innalzamento del livello del mare sta già producendo effetti tangibili lungo le coste liguri: le aree più esposte risultano essere quelle di Monterosso e Vernazza, all’interno del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Queste evidenze emergono dallo studio intitolato The First Relative Sea Level Rise and Storm Surges Scenarios up to 2150 CE for the Coasts of Monterosso and Vernazza, Cinque Terre National Park (Liguria, Italy), recentemente pubblicato sulla rivista Remote Sensing.
La ricerca, con orizzonte al 2150, è stata condotta da un gruppo internazionale che comprende ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), del Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi della Basilicata, dell’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, dell’Università “Aristotele” di Salonicco, dell’Osservatorio astronomico “Lesia” di Parigi e dell’Università Radboud nei Paesi Bassi.
Lo studio
Gli autori hanno messo a punto scenari relativi all’innalzamento del livello del mare e alle mareggiate estreme, integrando dati storici, modellistica mareografica e proiezioni climatiche. L’obiettivo era quantificare le aree costiere a rischio in termini di inondazione e onda di piena (run-up), valutando la vulnerabilità di spiagge, banchine, aree portuali e infrastrutture legate al turismo e ai trasporti.
L’analisi
I risultati mostrano un trend non stazionario nell’innalzamento locale del mare per il tratto studiato, con una progressiva amplificazione della vulnerabilità delle zone a bassa quota. Gli scenari elaborati vogliono infatti supportare la pianificazione territoriale e le strategie di riduzione del rischio costiero.
Marco Anzidei e Alessandro Bosman hanno sottolineato:
“Le nostre proiezioni indicano che, entro il 2150, l’innalzamento relativo del livello del mare potrebbe collocarsi tra 0,60 e 1,17 metri, con conseguente ampliamento delle superfici esposte a rischio allagamento.”
“Abbiamo inoltre riscontrato che, durante eventi estremi, le spiagge di piccole dimensioni e le aree portuali a bassa elevazione risultano le più sensibili; nelle condizioni climatiche più severe, le onde di run-up potrebbero raggiungere altezze superiori a 13 metri, con potenziali ripercussioni sulle linee ferroviarie che collegano le Cinque Terre.”
Conseguenze per le infrastrutture e il territorio
L’aumento delle superfici esposte a inondazione implica rischi concreti per le infrastrutture costiere: moli, banchine, approdi turistici e le stesse strutture ricettive possono subire danni ripetuti. Le possibili interruzioni delle linee ferroviarie e dei servizi legati al turismo avrebbero impatti economici significativi su un’area la cui economia è fortemente dipendente dalla vocazione turistica e dalla mobilità locale.
Dal punto di vista geomorfologico, la riduzione delle spiagge e l’erosione delle coste incrementano la probabilità di fenomeni a cascata, come l’insabbiamento dei porti minori e l’aumento dei costi di manutenzione per opere di ripascimento e consolidamento.
Raccomandazioni per l’adattamento
Come primo passo, lo studio indica la necessità di interventi mirati: adeguamento delle quote delle banchine, miglioramento dei sistemi di drenaggio e rafforzamento delle protezioni delle infrastrutture strategiche per il turismo e i trasporti. Queste misure hanno l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità immediata e di garantire operatività durante eventi meteorologici estremi.
Oltre alle opere rigide, gli autori prospettano l’adozione di soluzioni basate sulla natura — ad esempio il ripristino di dune, la creazione di barriere vegetali e la gestione integrata degli arenili — che possono offrire protezione a costi più sostenibili nel lungo periodo. È altresì indicata l’integrazione di sistemi di monitoraggio e allerta precoce e la pianificazione di misure di adattamento coordinata tra amministrazioni locali, autorità di parco e gestori delle infrastrutture.
Per finanziare tali interventi, sarà necessario attingere a una combinazione di risorse: fondi europei per la resilienza climatica, programmi nazionali di messa in sicurezza del territorio e contributi locali. Un approccio interistituzionale può inoltre favorire economie di scala e una distribuzione più efficace degli investimenti.
In sintesi
- L’aspettativa di un innalzamento compreso tra 0,60 e 1,17 metri entro il 2150 richiederà investimenti strutturali e operativi significativi per proteggere le coste liguri, con opportunità per i settori dell’ingegneria civile e delle tecnologie per la resilienza.
- Le interruzioni potenziali delle linee ferroviarie e l’aumento della vulnerabilità turistica possono tradursi in perdite economiche locali; percorsi di cofinanziamento pubblico-privato e piani di continuità operativa saranno essenziali per contenere i danni economici.
- L’integrazione di soluzioni “green” con interventi tradizionali potrebbe ridurre i costi nel lungo termine e creare nuovi ambiti di sviluppo per imprese locali specializzate in progetti ambientali e di rinaturalizzazione costiera.