D’Alema tuona sullo Stabilicum: non tiene conto dell’astensionismo

Durante la presentazione del volume Storia di una riforma mai nata. Quarant’anni di vani tentativi per rinnovare le istituzioni del riformista Peppino Calderisi, l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema ha espresso una dura critica alla proposta di legge elettorale nota come Stabilicum. L’incontro si è svolto nella sala Zuccari a Palazzo Giustiniani e ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’ex ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, del costituzionalista Francesco Clementi dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e con i lavori introdotti da Marcello Pera, presidente della commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico del Senato.

La critica allo Stabilicum

Massimo D’Alema ha dichiarato:

“Da un punto di vista democratico, se si consegna a una parte politica il 55% dei seggi con il 42% dei voti, in un sistema in cui vota il 50% delle persone, il livello di consenso reale richiesto da questa legge è bassissimo.”

Nel suo intervento D’Alema ha posto l’accento sul rischio che lo schema del premio di maggioranza previsto dallo Stabilicum attribuisca potere eccessivo a una componente politica anche in presenza di una bassa partecipazione elettorale, sollevando dubbi sulla legittimità democratica del risultato.

Massimo D’Alema ha proseguito:

“Bisognerebbe ragionare sul fatto che un premio di maggioranza dovrebbe poter scattare solo oltre una certa soglia degli aventi diritto, non dei votanti. Per avere il potere previsto dallo Stabilicum, dovrebbe essere prevista una soglia minima di cittadini che esprime consenso.”

La proposta di soglia minima

Riferendosi alla propria esperienza istituzionale — D’Alema è stato presidente della commissione bicamerale istituita nel 1997 per tentare una revisione della seconda parte della Costituzione —, l’ex primo ministro ha suggerito una soluzione concreta per mitigare il problema della legittimazione.

Massimo D’Alema ha dichiarato:

“Si dovrebbe dire che al di sotto del 30% di voti degli italiani aventi diritto non si può avere in mano il controllo delle istituzioni. Al di sotto di questa soglia, sia il Parlamento a formare il Governo e le alleanze, come avviene in tanti Paesi democratici.”

Ha portato l’esempio della Germania, dove spesso servono settimane perché si compongano maggioranze e alleanze, per sottolineare che strumenti di verifica della rappresentatività non sono incompatibili con la stabilità istituzionale.

Contesto istituzionale e possibili effetti politici

La discussione sullo Stabilicum si colloca in un più ampio dibattito sulla tensione tra governabilità e rappresentanza in Italia. Le leggi elettorali che assegnano premi di maggioranza cercano di garantire maggiori capacità decisionali al governo, ma sollevano questioni sul grado di consenso necessario per esercitare quel potere.

Dal punto di vista istituzionale, introdurre una soglia basata sugli aventi diritto invece che sui votanti circoscriverebbe il campo dei risultati accettabili, costringendo le forze politiche a investire maggiormente nella partecipazione o a ricercare coalizioni più ampie per ottenere la legittimità richiesta.

Sul piano politico, una maggioranza ampia ma espressa da una minoranza degli aventi diritto può incrementare l’instabilità sociale e il contenzioso istituzionale, oltre a influenzare la capacità del governo di attuare riforme economiche strutturali.

Massimo D’Alema ha concluso:

“O c’è una base di consenso minima che renda accettabile il fatto di dare tutto il potere a una parte oppure, secondo me, è persino rischioso farlo. E quando dico consenso mi riferisco al consenso dei cittadini italiani e non al solo consenso di chi va a votare.”

Implicazioni pratiche per il futuro

Se adottato, un meccanismo che richieda una soglia sugli aventi diritto potrebbe cambiare la strategia elettorale dei partiti, spingendoli a cercare coalizioni preventive più ampie o a promuovere campagne per aumentare l’affluenza. Allo stesso tempo, la formula scelta avrà effetti su percezione interna e credibilità internazionale delle istituzioni italiane.

Per gli operatori economici e gli investitori, la combinazione tra stabilità governativa e legittimità democratica è un fattore chiave: governi stabili ma privi di consenso rischiano di affrontare contesti politici volatili che possono tradursi in incertezza normativa e fiscale.

Approfondimenti istituzionali

È utile ricordare che i meccanismi di premio di maggioranza e le soglie di sbarramento sono strumenti tecnici la cui applicazione concreta dipende dalla formulazione normativa e dall’interpretazione costituzionale. Ogni intervento su queste norme richiama il ruolo delle corti costituzionali, del Parlamento e delle commissioni incaricate di verificare la compatibilità con i principi fondamentali.

Nel dibattito aperto alla presentazione del volume di Peppino Calderisi, la posizione di figure istituzionali ed esperti giuridici mette in luce la necessità di bilanciare due esigenze: il governo efficiente e la rappresentatività politica, entrambe essenziali per la tenuta democratica e per la fiducia dei mercati.

In sintesi

  • Una legge elettorale che assegna ampi poteri a una maggioranza ottenuta con bassa partecipazione può aumentare il rischio di instabilità politica, condizionando il contesto per riforme economiche e per la programmazione fiscale.
  • Per i mercati e gli investitori, la legittimità democratica è un indicatore di prevedibilità: misure che migliorano la rappresentatività possono ridurre il premio per il rischio politico e favorire investimenti a medio termine.
  • L’introduzione di una soglia basata sugli aventi diritto spingerebbe i partiti verso strategie di coalizione più ampie e politiche per incrementare l’affluenza, alterando dinamiche di breve termine ma potenzialmente migliorando la qualità delle decisioni di policy.


Author: Tony
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