Ceramica, Confindustria e sindacati alla UE: chiedono la revisione dei parametri ETS 2026-2030
- 9 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Domani a Bruxelles si deciderà una partita che per il distretto ceramico di Sassuolo non ha carattere puramente tecnico: la Commissione europea presenterà la proposta di revisione dell’Emission Trading System (ETS), il meccanismo che disciplina il mercato delle quote di emissione di CO2.
In questa finestra politica Confindustria Ceramica e le sigle sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno sottoscritto una posizione comune contro i nuovi benchmark proposti per il periodo 2026-2030, ritenuti lontani dalla realtà produttiva e dalle tecnologie oggi disponibili nel settore.
La posta in gioco
I benchmark nell’ETS determinano la quantità di quote gratuite assegnate alle imprese esposte alla concorrenza internazionale, con l’obiettivo di evitare fenomeni di delocalizzazione. Se il parametro di riferimento scende, diminuisce la quota gratuita e aumenta la quota da acquistare sul mercato: per un comparto ad alta intensità energetica questo si traduce in costi aggiuntivi significativi.
Secondo le valutazioni condivise da industria e sindacati, per i produttori italiani di piastrelle l’adozione dei nuovi benchmark implicherebbe un aumento dei costi diretti legati all’ETS da circa 70 a 120 milioni di euro l’anno. Un onere che, sempre secondo le associazioni, non si tradurrebbe in riduzioni proporzionali delle emissioni e aggraverebbe una sotto-allocazione di quote che già oggi pesa sui bilanci di molte aziende.
Posizione di imprese e sindacati
Le parti sottolineano che il settore non è rimasto immobile: negli ultimi dieci anni il comparto ceramico ha investito oltre 4,3 miliardi di euro in innovazione ed efficienza energetica, con una spesa media pari al 7% del fatturato. Proprio questo impegno viene citato per contestare la metodologia adottata nella definizione dei nuovi parametri, giudicata poco trasparente e non aderente ai dati reali delle imprese.
Confindustria Ceramica e i sindacati hanno denunciato:
“Un sistema che rischia di punire chi produce e chi lavora in Europa.”
Il rischio di carbon leakage
Il problema sollevato riguarda il cosiddetto carbon leakage: se i costi e i vincoli ambientali spingono la produzione fuori dall’Europa verso Paesi con regole meno stringenti, l’Unione rischia di indebolire la propria base manifatturiera senza ottenere un’effettiva riduzione delle emissioni globali. Le imprese del distretto temono un aumento delle importazioni da India e Cina, che potrebbero produrre a costi ambientali superiori.
Per questo le aziende chiedono che le risorse generate dalle aste del sistema ETS siano restituite in modo vincolato al tessuto produttivo, destinate a ricerca e sviluppo, fonti rinnovabili e progetti di decarbonizzazione capaci di preservare competitività e occupazione.
Contesto politico e prossimi passi
La questione è anche politica: il Governo italiano aveva avanzato una proposta di riforma dell’ETS, recepita nelle intenzioni della Commissione, e il dossier sarà discusso nelle sedi comunitarie. Per il distretto ceramico la decisione non è un mero adempimento normativo, ma un elemento cruciale per la competitività futura.
Adolfo Urso ha rivendicato:
“La proposta dell’Italia di fare la riforma degli ETS è stata accolta e il 10 giugno ci sarà la proposta dell’Europa.”
Nei prossimi giorni si attende quindi il testo definitivo della Commissione e l’avvio del confronto parlamentare ed extra-parlamentare a livello UE. Le associazioni di categoria e le rappresentanze sindacali insisteranno per misure transitorie che evitino salti di costo e per meccanismi di finanziamento mirati agli investimenti verdi.
Implicazioni per il distretto di Sassuolo
Per il distretto di Sassuolo, che concentra competenze produttive e una filiera integrata, le scelte sull’ETS incidono su margini, piani industriali e prospettive di investimento. Una stretta sui benchmark può ridurre la redditività e rendere più difficile reperire risorse private per la transizione energetica.
Allo stesso tempo, una soluzione che combini assegnazioni transitorie di quote con finanziamenti mirati può accelerare la modernizzazione degli impianti e la diffusione di tecnologie a minore impatto emissivo, preservando posti di lavoro qualificati e la capacità export del comparto italiano.
In sintesi
- Una revisione dei benchmark ETS in senso restrittivo aumenterebbe i costi industriali e potrebbe spingere a delocalizzazioni produttive, incidendo negativamente sulla competitività delle imprese italiane.
- Il ritorno vincolato delle risorse generate dall’ETS verso innovazione ed efficienza energetica rappresenta una leva chiave per trasformare l’onere in opportunità di investimento per la filiera ceramica.
- Per gli investitori, il rischio regolatorio aumenta la volatilità dei costi operativi: strategie che privilegiano efficienza energetica e diversificazione dei mercati possono mitigare l’esposizione.
- Dal punto di vista macroeconomico, un equilibrio tra sostenibilità ambientale e tutela della produzione europea è essenziale per evitare spostamenti di emissioni a livello globale e preservare valore aggiunto e occupazione in Italia.