Figli a carico con più di 30 anni esclusi dal 730: coinvolte circa 300mila persone
- 9 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La progressivo slittamento dell’età considerata “giovane” nella società si scontra con una scelta fiscale netta: nella dichiarazione dei redditi di quest’anno scompare la detrazione destinata ai genitori dei figli che nel 2025 compiranno 30 anni.
Con le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio per il 2025, la detrazione rimane applicabile solo per i figli con età compresa tra i 21 e i 29 anni. Per i minori di 21 anni resta operativo l’assegno unico universale. Oltre i 30 anni la detrazione è eliminata, fatta eccezione per i casi di disabilità accertata ai sensi della legge 104/92, articolo 3, per i quali la misura continua a spettare.
I numeri
Secondo i dati dell’Istat, il 28,7% dei giovani tra i 30 e i 34 anni vive ancora nella casa dei genitori. Questo gruppo comprende circa 966mila persone: approssimativamente 638mila occupati, 227mila in cerca di lavoro e 68mila dediti allo studio. La platea su cui interviene la misura è principalmente questa, pur esistendo non autonomia anche in fasce d’età superiori a quelle rilevate dall’Istituto.
Con l’introduzione dell’assegno unico universale dal 1° marzo 2022, la detrazione era già stata limitata ai figli con almeno 21 anni. La nuova soglia, riferisce la relazione tecnica alla manovra, determinerà a regime un risparmio per le casse pubbliche di circa 319,5 milioni di euro annui. Per confronto, nell’anno d’imposta 2024 il totale dello sgravio per familiari a carico (includendo coniuge e altri parenti) aveva raggiunto i 3,76 miliardi di euro.
Gli effetti
L’impatto sulle singole famiglie emerge dai dati del Ministero delle Finanze: nelle dichiarazioni presentate lo scorso anno la detrazione per i familiari a carico ha ridotto in media l’Irpef dovuta di 672 euro per contribuente. L’aliquota massima prevista era di 950 euro, decrescente con l’aumentare del reddito e azzerata a partire da un reddito di 95mila euro (soglia che aumenta di 15mila euro per ogni figlio successivo al primo).
Il beneficio viene ripartito tra i genitori (di norma metà a ciascuno) o attribuito al genitore con reddito più elevato, e si calcola moltiplicandolo per il numero dei figli a carico. Il reddito medio dei contribuenti con familiari a carico nel 2024 è stato di 27.844 euro; solo il 30% circa si colloca nella fascia compresa tra 29mila e 50mila euro, mentre appena il 7% supera quest’ultimo livello.
Contesto e implicazioni
La decisione di concentrare il beneficio fiscale sui giovani fino a 29 anni si inserisce in un quadro di bilancio orientato a ridurre la spesa corrente. Tuttavia, la misura solleva questioni rilevanti sul piano sociale ed economico: la perdita del sostegno fiscale può rendere più difficile l’autonomia abitativa di chi è già in ritardo rispetto alla media europea, con possibili effetti sul mercato degli affitti e sulla domanda di abitazioni in affitto o in proprietà.
Dal punto di vista degli investitori e del mercato immobiliare, un prolungato permanere dei giovani nel nucleo familiare potrebbe rallentare la domanda di mutui per acquisto e ritardare consumi associati all’arredamento e alla mobilità. Per le finanze pubbliche il risparmio stimato è significativo nel breve termine, ma va bilanciato con l’eventualità di maggiori oneri futuri se la mancata autonomia si traduce in minori entrate fiscali o in una maggiore domanda di sussidi.
Sul fronte delle politiche, la misura potrebbe riaccendere il dibattito su azioni complementari: incentivi per l’accesso all’abitazione, politiche attive per l’occupazione giovanile e interventi sul mercato del lavoro per favorire contratti stabili e adeguati livelli retributivi. Senza interventi di accompagnamento, la sola correzione fiscale rischia di scaricare il costo dell’aggiustamento sui bilanci familiari più esposti.
In sintesi
- La riduzione della platea di beneficiari genera un risparmio fiscale immediato, ma potrebbe deprimere domanda di mercato per abitazioni e consumi legati all’indipendenza dei giovani.
- Dal punto di vista degli investimenti immobiliari, la misura può segnalare un rallentamento della domanda per acquisti tramite mutuo, favorendo invece il segmento degli affitti a lungo termine e gli affitti per famiglie estese.
- Per gli operatori finanziari e i consulenti patrimoniali è opportuno riconsiderare le previsioni di domanda di credito al consumo e mutui per la fascia 30-34 anni, integrando scenari con minore mobilità sociale.