I trader al dettaglio stanno vendendo bitcoin per puntare sull’ipo di SpaceX di Elon Musk?

Alcune discussioni online suggeriscono che gli investitori retail stiano liquidando criptovalute per partecipare alla più grande offerta pubblica iniziale di sempre.

L’azienda di razzi, satelliti e intelligenza artificiale di proprietà di Elon Musk, SpaceX, intende collocare fino al 30% della sua offerta record da 75 miliardi di dollari direttamente a investitori retail tramite broker come Robinhood, Fidelity e Charles Schwab, una quota più che tripla rispetto a quanto normalmente riservato ai singoli investitori in un’IPO.

Secondo segnalazioni di mercato, il roadshow è partito con una domanda che ha superato l’offerta e i titoli verrebbero valutati complessivamente attorno a 1,8 trilioni di dollari, una cifra che ha attirato molta attenzione tra investitori privati e istituzionali.

Nel frattempo Bitcoin ha registrato una caduta di circa il 16% nello stesso arco temporale, arrivando brevemente sotto i 60.000 dollari prima di risalire intorno ai 61.000 dollari, secondo i dati di mercato aggregati.

Per capire se la vendita di criptovalute sia stata effettivamente utilizzata per finanziare sottoscrizioni all’IPO è utile seguire i movimenti dei stablecoin. Un investitore che converte Bitcoin in dollari per ricaricare un conto broker spesso passa tramite token ancorati al dollaro come USDC o Tether, poi li riscatta per ottenere liquidità fiat. Questo processo si riflette prima in prelievi di stablecoin dagli exchange e poi, quando gli emittenti bruciano i token riscattati, in una riduzione dell’offerta circolante.

I flussi osservati sulle risorse ancorate al dollaro rientrano nei livelli registrati negli ultimi mesi: le giornate con i maggiori deflussi recenti hanno toccato circa 2,5 miliardi di dollari in USDC e 3,6 miliardi in Tether, entrambe avvenute prima della recente vendita sul mercato delle criptovalute.

Sempre nei giorni della forte volatilità si sono registrati consistenti prelievi da exchange di Bitcoin e Ether: circa 66.470 Bitcoin e 2,49 milioni di Ether sono usciti dalle piattaforme centralizzate in una sola giornata, tra i volumi più rilevanti dell’anno rilevati dalle piattaforme di analisi on-chain.

Va precisato che un deflusso on-chain indica monete spostate da un exchange a portafogli privati, un’operazione tipica di chi acquista e prende effettiva consegna degli asset. La situazione opposta — monete che entrano sugli exchange — è invece l’indicatore associato a possibili vendite.

Esiste tuttavia una limitazione importante nei dati on-chain: non è possibile osservare le transazioni che avvengono all’interno dei conti di broker centralizzati come Robinhood o Coinbase, dove un utente può liquidare Bitcoin per ottenere dollari senza che nessuna transazione venga registrata su una blockchain pubblica.

Per stabilire con certezza se i detentori di criptovalute abbiano finanziato le loro allocazioni all’IPO bisognerà attendere la pubblicazione dei dati sui volumi e sulle attività retail da parte dei broker interessati, che verranno resi noti nei loro report periodici.

Analizzando i flussi settimanali, i movimenti maggiori sembrano indicare prelievi per riorientare posizioni e acquisti a sconto piuttosto che una fuga generalizzata verso la liquidità.

Impatto sui fondi e sugli ETF

L’aspetto più evidente di drenaggio di capitale dal comparto crypto è emerso nei fondi: gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato 13 giorni consecutivi di deflussi fino al 3 giugno, un periodo record che ha rappresentato circa 4,4 miliardi di dollari in riscatti prima di una modesta inversione di flusso. Anche gli ETF su Ether hanno mostrato una tendenza prolungata di riscatti.

Quando gli investitori ritirano capitale dagli ETF, l’emittente è costretto a vendere le criptovalute sottostanti per soddisfare i rimborsi, quindi questi movimenti si traducono in pressione reale sul mercato e non sono semplici spostamenti contabili.

Tempistica dell’IPO e prospettive

Secondo il calendario di collocamento, SpaceX dovrebbe fissare il prezzo dell’offerta l’11 giugno, con l’esordio previsto sul Nasdaq il giorno successivo sotto il ticker SPCX. L’ampia partecipazione retail e la possibile provenienza dei fondi dal mercato crypto rappresentano un elemento nuovo per una IPO di questa scala.

Per gli investitori e gli osservatori italiani è utile considerare che simili movimenti possono temporaneamente aumentare la volatilità sui mercati delle criptovalute, mentre il trasferimento di capitale verso grandi offerte pubbliche può rappresentare una rotazione tattica tra asset rischiosi piuttosto che un ridimensionamento strutturale del settore crypto.

In sintesi

  • La possibile conversione di criptovalute in liquidità per partecipare a grandi IPO potrebbe accentuare la volatilità a breve termine, creando opportunità di acquisto su correzioni di prezzo ma anche rischi per gli investitori meno esperti.
  • I riscatti dagli ETF rappresentano vendite effettive sul mercato e possono esercitare pressione sui prezzi: gli investitori istituzionali dovrebbero considerare l’impatto della liquidità e della profondità del mercato prima di aumentare l’esposizione.
  • Per chi opera dall’Italia, la presenza di deflussi verso offerte azionarie di grande scala sottolinea l’importanza di una strategia di asset allocation bilanciata, con attenzione alla gestione della liquidità e al timing fiscale delle uscite dal mondo crypto.


Author: Tony
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