JPMorgan, Bank of America e Citi scatenano l’offensiva blockchain con una rete tokenizzata condivisa
- 5 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
JPMorgan, Citi e Bank of America stanno collaborando per sviluppare, entro la prima metà del 2027, una rete condivisa di depositi tokenizzati finalizzata a proteggere i risparmi dei clienti dalla concorrenza rappresentata dalle stablecoin.
La piattaforma sarà gestita da The Clearing House, la società di pagamenti partecipata collettivamente dalle stesse banche coinvolte. Alcuni istituti si riferiscono alla rete come “the bridge”, altri la chiamano “the chain”.
Per depositi tokenizzati si intendono rappresentazioni digitali, basate su tecnologia blockchain, del denaro dei clienti detenuto presso una banca. L’idea è che il deposito venga convertito in un token trasferibile in modo rapido e tracciabile su una catena di blocchi controllata dagli operatori bancari.
Le stablecoin, cioè asset digitali ancorati al valore del dollaro e emessi da soggetti del settore crypto al di fuori del circuito bancario tradizionale, stanno guadagnando terreno grazie alla velocità e ai costi inferiori delle transazioni. Un intervento normativo in discussione al Congresso degli Stati Uniti, noto come Clarity Act, potrebbe consentire a queste monete di offrire rendimenti ai detentori, aumentando il rischio che i depositi correnti perdano appeal.
Se l’adozione delle stablecoin dovesse crescere su larga scala, le banche rischierebbero una fuga di depositi verso portafogli crypto. Poiché i depositi rappresentano la principale fonte di fondi che le banche impiegano per erogare credito all’economia, la possibile erosione di questa base raccolta è vista come una minaccia sistemica per il modello bancario tradizionale.
Obiettivi e funzionalità della rete
La rete proposta punta a mantenere i depositi all’interno del sistema bancario, offrendo nel contempo le stesse funzionalità tecniche tipiche degli asset digitali: trasferimenti istantanei, costi di transazione ridotti e la possibilità di programmare regole di pagamento automatizzate per tesorerie aziendali. In particolare, le grandi multinazionali potrebbero usare la rete come porta d’accesso a soluzioni di tesoreria programmabile, gestione della liquidità in tempo reale e pagamenti transfrontalieri più efficienti.
Dal punto di vista operativo, si prevede una infrastruttura permissioned — cioè non pubblica — gestita collettivamente dalle banche partecipanti, che potrebbe preservare i requisiti di sicurezza, conformità e riservatezza necessari per l’attività bancaria tradizionale.
David Watson ha dichiarato:
“Questa è una mossa importante per le banche: stiamo progettando un futuro radicalmente diverso intorno ai pagamenti on-chain.”
Implicazioni regolamentari e di mercato
La nascita di una rete di depositi tokenizzati solleva interrogativi sul piano regolamentare: come verranno trattati questi token ai fini della copertura assicurativa dei depositi, della disciplina antiriciclaggio e della supervisione prudenziale? È probabile che autorità come la FDIC e i regolatori europei chiedano chiarimenti su responsabilità, governance e interoperabilità con i sistemi di pagamento esistenti.
Per gli operatori di mercato, la soluzione rappresenta un tentativo di riconquistare terreno competitivo rispetto alle infrastrutture crypto private, senza però rinunciare al controllo e alle garanzie offerte dal settore bancario. Sul piano tecnologico, il modello permissioned riduce alcuni rischi associati alle reti pubbliche, ma pone sfide di interoperabilità se i clienti richiederanno trasferimenti verso ecosistemi esterni.
Il progetto potrebbe inoltre influenzare la strategia delle banche europee e italiane, che dovranno valutare se aderire a standard simili, sviluppare soluzioni autonome o cooperare con controparti internazionali per restare competitive nelle transazioni istantanee e nel servizio di tesoreria alle imprese.
Considerazioni tecnologiche e operative
Dal punto di vista tecnico, la conversione del deposito in token richiederà meccanismi affidabili di custodia, riconciliazione e governance delle chiavi private, oltre a procedure solide per la gestione degli eventi di liquidità straordinaria. Le banche dovranno anche integrare questi strumenti con i sistemi core bancari e con le infrastrutture di pagamento esistenti per evitare frizioni nell’esperienza cliente.
Un ulteriore elemento chiave sarà la fiducia degli utenti: il successo commerciale del modello dipenderà dalla percezione che i depositi tokenizzati siano sicuri, liquidi e regolamentati allo stesso livello dei depositi tradizionali.
In sintesi
- La creazione di una rete di depositi tokenizzati può stabilizzare la raccolta bancaria contrastando la migrazione verso portafogli crypto, ma richiederà adeguamenti normativi per garantire tutela dei risparmi e stabilità finanziaria.
- Per gli investitori, l’iniziativa segnala che le banche intendono integrare tecnologie distributed ledger per offrire servizi a valore aggiunto; opportunità commerciali potrebbero emergere per fornitori di infrastrutture, sicurezza e integrazione IT.
- In chiave italiana ed europea, il progetto accelera la necessità di definire standard interoperabili e regole comuni: le autorità di vigilanza e le banche locali dovranno valutare modelli cooperativi per non restare tagliate fuori dall’evoluzione dei pagamenti internazionali.