Bonus elettrodomestici spinge le vendite: +7% da novembre 2025
- 2 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
L’incentivo per la sostituzione degli elettrodomestici ha prodotto effetti tangibili sulle vendite tra novembre 2025 e aprile 2026: rispetto ai dodici mesi precedenti sono state vendute 194.600 unità in più (+8,8%) e il valore complessivo delle vendite è aumentato di 152,8 milioni di euro (+6,9%), secondo i dati raccolti da Applia Italia.
Gli apparecchi maggiormente sostituiti sono stati le lavatrici (74.026 unità), i forni (49.213), le lavastoviglie (38.196), i frigoriferi (26.699) e i piani cottura elettrici (25.356), evidenziando una domanda significativa per i prodotti che offrono efficienza energetica migliorata.
Dati e risposte dei consumatori
Dal lancio del bonus sono state presentate oltre 1,1 milioni di richieste per i voucher, delle quali circa 250.000 sono state effettivamente utilizzate, con una prevalenza di acquisti nei punti vendita fisici (circa l’80%). Il valore complessivo dei voucher spesi supera i 35 milioni di euro, rispetto a una dotazione iniziale di 50 milioni.
La misura ha avuto un forte profilo sociale: circa il 60% dei voucher è stato assegnato a nuclei familiari con ISEE inferiore a 25.000 euro, contribuendo alla sostituzione di elettrodomestici datati e alla riduzione dei consumi nelle fasce di reddito più sensibili al costo dell’energia.
Impatto ambientale e gestione dei rifiuti elettronici
Dal punto di vista ambientale, la sostituzione dei vecchi apparecchi con modelli più efficienti ha generato un risparmio energetico stimato in 57,65 GWh annui. Inoltre, l’obbligo di rottamazione contestuale all’acquisto ha permesso di raccogliere e avviare a recupero oltre 11.400 tonnellate di RAEE, rafforzando i flussi verso i circuiti ufficiali di trattamento e recupero dei materiali.
Ripercussioni industriali
La misura ha inciso anche sulla filiera produttiva: l’accesso ai voucher era riservato ai prodotti fabbricati in Europa, orientando la domanda verso i produttori dell’area e sostenendo le industrie locali proprio in un momento di difficoltà per il comparto, come evidenziato dalla crisi che ha interessato alcune grandi aziende, tra cui Electrolux.
Tra i 7.835 prodotti eleggibili provenienti dall’Ue, oltre il 52% risultava realizzato in Italia, a conferma di una capacità produttiva nazionale ancora rilevante rispetto alla concorrenza extraeuropea.
Marco Imparato ha sottolineato:
“Le prime evidenze indicano che circa un terzo degli acquisti incentivati ha riguardato prodotti fabbricati nel nostro Paese. Consideriamo questo bonus un progetto pilota di successo: nonostante la finestra temporale ristretta, ha superato le aspettative e ha risposto a una domanda latente di rinnovo tecnologico del parco elettrodomestici.”
“La misura aveva obiettivi ambientali chiari — ridurre i consumi e migliorare la raccolta dei RAEE — ma ha assunto anche una valenza di politica industriale. Il requisito di produzione in Ue ha sostenuto la produzione locale, contrastando la perdita di quota a favore delle produzioni extraeuropee.”
Richieste del settore e prospettive politiche
In risposta ai risultati, l’associazione ha chiesto il rifinanziamento della misura, auspicando l’utilizzo di fondi già stanziati, e la sua estensione a livello comunitario. Applia Italia ricorda che l’Italia è tra i tre principali Paesi produttori in Europa insieme a Germania e Polonia, con un fatturato di circa 20 miliardi a livello nazionale e 80 miliardi complessivi in Europa, e con effetti occupazionali significativi.
Le richieste includono anche l’inserimento del settore tra quelli tutelati dal Industrial Accelerator Act e la possibile inclusione dei prodotti nel perimetro del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), in modo che le importazioni extraeuropee paghino il costo ambientale della CO2 alla stregua delle produzioni comunitarie. L’Europarlamento è atteso a un voto su queste materie nel prossimo autunno.
Contesto economico e implicazioni per il mercato
Il bonus ha agito come leva sia sulla domanda sia sull’offerta: sul fronte della domanda ha accelerato il ricambio di apparecchiature obsolete, con benefici immediati in termini di consumi e raccolta RAEE; sul fronte dell’offerta ha diretto ordini verso le filiere europee, creando un’opportunità per i produttori nazionali e per i fornitori di componentistica.
Per gli investitori e gli operatori del settore, la misura segnala che politiche pubbliche mirate possono rilanciare mercati stagnanti e incentivare investimenti in produzione locale e in efficienza energetica. Allo stesso tempo, l’introduzione di strumenti come il CBAM può ridisegnare i costi relativi alle importazioni, alterando i vantaggi competitivi e richiedendo adeguamenti nella strategia delle imprese che operano a livello internazionale.
In sintesi
- Il rifinanziamento del bonus potrebbe consolidare la domanda interna e migliorare la resilienza delle filiere italiane, rendendo il comparto più attrattivo per investimenti in capacità produttiva e automazione.
- L’estensione a livello europeo e l’inclusione nel perimetro del CBAM modificherebbero i costi delle importazioni, potenzialmente livellando la concorrenza e favorendo i produttori europei più efficienti.
- I risparmi energetici stimati indicano una riduzione della spesa per le famiglie e una possibile attenuazione della domanda elettrica a lungo termine, con effetti sul mercato dell’energia e sulle politiche di efficienza.