L’ad di ICE: Hyperliquid già più grande del NASDAQ, ho incontrato i suoi fondatori

Jeffrey Sprecher, fondatore e amministratore delegato di Intercontinental Exchange (ICE), ha attirato l’attenzione del settore affermando in un incontro con analisti che la piattaforma decentralizzata di perpetual futures Hyperliquid è diventata un attore rilevante, paragonabile per impatto ad alcune borse tradizionali.

Jeffrey Sprecher ha dichiarato:

“Questa Hyperliquid di cui parliamo, se non ne avete sentito parlare, è più grande del NASDAQ, d’accordo? Sono 11 persone. La guardi e pensi, wow, è davvero qualcosa di notevole.”

Dimensioni e indicatori di attività

Il raffronto evocato da Sprecher va interpretato con cautela: la capitalizzazione di mercato del token HYPE si colloca su livelli molto inferiori rispetto alla capitalizzazione complessiva di Nasdaq Inc., ma in termini di volumi giornalieri nei perpetual futures decentralizzati Hyperliquid registra scambi in miliardi di dollari e detiene una quota dominante del mercato DEX dei perpetual, secondo fonti di settore.

Il riferimento alle “11 persone” riguarda il nucleo di sviluppo, noto come Hyperliquid Labs, mentre il progetto nel suo complesso trae contributi da una comunità open source e da un set di validatori che gestiscono la blockchain di base, un’architettura di tipo Layer-1.

Attività fuori orario e mercati energetici

Sprecher ha evidenziato come Hyperliquid sia diventata una piazza dove vengono scambiati derivati sul petrolio anche nei fine settimana, periodo in cui i mercati energetici tradizionali gestiti da ICE restano chiusi. Questo fenomeno si è intensificato durante i recenti aumenti di tensione in Medio Oriente e ha suscitato interesse anche da parte di grandi istituti finanziari.

Jeffrey Sprecher ha aggiunto:

“Molte attività, decisioni e movimenti avvengono durante il weekend. Quindi ha suscitato molto interesse.”

Analisti di JPMorgan hanno segnalato la stessa tendenza, osservando che operatori non necessariamente nativi delle criptovalute utilizzano mercati 24/7 per ottenere esposizione sull’energia fuori dai normali orari di negoziazione.

Quadro normativo e incertezze

Secondo la normativa statunitense, i perpetual futures offerti da molte piattaforme decentralizzate sono qualificabili come swap e ricadono sotto Title VII del Dodd-Frank Act, la normativa introdotta dopo la crisi finanziaria del 2008 che disciplina registrazione, reportistica e requisiti di marginazione per i dealer. ICE, come exchange regolamentato, opera conformemente a queste regole; molte piattaforme offshore e non regolamentate, invece, non sono soggette agli stessi vincoli.

Jeffrey Sprecher ha commentato:

“Perché ci proibite di fare questo quando sta già succedendo? Non potremmo avere condizioni di parità? E comunque, queste attività sono di natura globale.”

Secondo Sprecher, nei prossimi mesi potrebbero emergere soluzioni regolamentari più chiare: la creazione di una nuova categoria per i perpetual futures regolamentati o l’estensione delle norme esistenti (come il Dodd-Frank Act negli Stati Uniti e il regime EMIR nell’Unione Europea) per ricomprendere le sedi di negoziazione offshore e le loro controparti.

Implicazioni per mercati e investitori

La possibile regolamentazione delle piattaforme decentralizzate comporta una serie di conseguenze pratiche: maggiori costi di conformità e requisiti di capitale per gli operatori, potenziale riduzione della liquidità se alcune sedi venissero escluse o obbligate a spostarsi, ma anche un miglioramento della trasparenza e della protezione per gli investitori istituzionali.

Per il mercato italiano, le scelte regolamentari internazionali possono influire sui prezzi energetici e sui flussi di liquidità: una regolamentazione più stringente potrebbe spostare parte delle negoziazioni verso mercati regolamentati tradizionali, mentre un approccio meno restrittivo potrebbe continuare a favorire il trading 24/7 su piattaforme decentralizzate, con implicazioni per la gestione del rischio e per l’accesso a strumenti derivati da parte degli operatori locali.

Sprecher prevede che la discussione normativa si intensificherà nei prossimi mesi e che le autorità competenti dovranno decidere se creare un quadro su misura per i perpetual futures regolamentati o adattare le regole esistenti per incorporare le sedi offshore.

Considerazioni operative e di rischio

Oltre al profilo regolamentare, emergono criticità operative: la custodia degli asset, la capacità di applicare regole di marginazione in modo efficace, e il rischio di concentrazione se poche piattaforme controllano quote di mercato significative. Le autorità di vigilanza dovranno valutare anche l’interconnessione tra mercati decentralizzati e tradizionali per prevenire rischi sistemici.

Per gli investitori istituzionali italiani, l’eventuale armonizzazione normativa potrebbe facilitare l’ingresso in questi mercati con maggiore certezza giuridica, ma implicherà anche la necessità di adeguare infrastrutture di compliance e gestione del rischio.

Prospettive

La convergenza tra mercati tradizionali regolamentati e nuove piattaforme crypto-native solleva interrogativi su competitività, stabilità e tutela degli investitori. Le decisioni delle autorità di regolamentazione in Europa e negli Stati Uniti nei prossimi mesi saranno determinanti per definire come si evolverà questo segmento di mercato e quale ruolo avranno gli exchange storici rispetto alle soluzioni decentralizzate.

In sintesi

  • Una regolamentazione più chiara potrebbe aumentare la partecipazione istituzionale, ma al prezzo di costi di conformità più elevati che potrebbero spingere alcune piattaforme offshore a ristrutturarsi o a ridurre l’offerta.
  • Il trading 24/7 su piattaforme decentralizzate cambia la dinamica della liquidità sui mercati energetici; per gli operatori italiani è cruciale valutare strumenti di gestione del rischio adattati a una negoziazione continua.
  • Se le autorità estenderanno Dodd-Frank o EMIR alle sedi offshore, potremmo assistere a una riallocazione dei volumi verso mercati regolamentati, con potenziali effetti su spread e costi di transazione.
  • Gli investitori retail e le istituzioni dovranno rafforzare governance e controlli interni per operare in un contesto ibrido, dove interoperabilità e custodia degli asset diventano aspetti strategici.


Author: Tony
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