Cresce il divario generazionale: i giovani pagano il prezzo più alto su reddito, pensioni e casa

Il muro che i giovani italiani devono superare per realizzarsi nella vita privata e professionale è tornato ad alzarsi: l’ultima stima lo colloca a 136 centimetri, rispetto ai 100 centimetri del 2006, segnando un peggioramento dopo due anni di lieve miglioramento.

Secondo il VII Rapporto 2025 curato dall’Osservatorio Politiche giovanili della Fondazione RiES, intitolato «Il divario generazionale, nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia», una generazione accumula ritardi su tappe cruciali della vita—l’ingresso nel mercato del lavoro, l’accesso alla casa, la costruzione di percorsi familiari e professionali stabili—a causa di elementi strutturali che ampliano le disuguaglianze intergenerazionali.

Il rapporto, curato dal professor Luciano Monti (docente di Politiche dell’Unione europea alla Luiss) e presentato presso la stessa università, utilizza l’Indice del divario generazionale (GDI) per misurare il ritardo accumulato in 14 ambiti di vita.

Principali ambiti critici

I settori che risultano più critici sono Pensioni, Povertà, Debito pubblico, Parità di genere, Reddito, Ricchezza e Welfare familiare, oltre a indicatori legati a Credito e Risparmio. Tali ambiti fotografano sia condizioni economiche immediate sia prospettive di lungo periodo, come la possibilità di costruire una pensione integrativa o di investire nella casa e nella famiglia.

Povertà giovanile e disparità di genere

Il rapporto evidenzia un peggioramento della condizione di svantaggio degli under 35, soprattutto in termini di povertà assoluta, rischio di povertà e deprivazione materiale grave, ossia l’incapacità di sostenere spese per beni essenziali come l’alimentazione. Questo aumento della povertà incide direttamente sulla capacità dei giovani di pianificare il proprio futuro.

La questione della parità di genere si è aggravata: il divario retributivo tra donne e uomini giovani si è ampliato fino a raddoppiare rispetto all’inizio delle rilevazioni, erodendo il potere d’acquisto delle giovani lavoratrici e limitando la possibilità di accumulare risparmio e capitale umano.

Negativo è anche l’andamento relativo al Credito e al Risparmio: l’indebitamento dei giovani è peggiorato dopo la fase pandemica e la capacità di accantonare risorse rimane bassa, con doppia conseguenza sulla fragilità economica immediata e sulla difficoltà di investire in strumenti previdenziali o immobiliari.

Pensioni, debito pubblico e squilibrio demografico

Per due domini, Pensioni e Debito pubblico, il peggioramento è ormai strutturale: l’invecchiamento demografico aumenta la pressione sui sistemi pensionistico e sanitario, restringendo gli spazi di investimento pubblico destinati alle politiche giovanili. Questo fenomeno è misurato anche dall’indice di dipendenza (rapporto tra popolazione non attiva e popolazione in età lavorativa), che in Italia ha raggiunto 57,6 punti a gennaio 2024, segnalando una redistribuzione della spesa pubblica sempre più sbilanciata verso gli over 65.

Dal punto di vista economico, l’aumento del debito e della spesa corrente per pensioni e salute limita la capacità dello Stato di finanziare misure a favore dell’occupazione giovanile, degli incentivi alla prima casa e dei programmi di formazione che potrebbero ridurre il divario generazionale.

Prospettive di vita e mobilità internazionale

Un’indagine allegata al Rapporto mostra che solo un giovane su cinque immagina il proprio futuro nella propria città, una quota in calo rispetto al 2006 (22,7%). La maggioranza degli intervistati vede opportunità altrove: il 35,9% all’estero e il 44,1% in un’altra città italiana.

La propensione a cercare opportunità fuori dall’Italia è particolarmente marcata tra i giovani di origine mista: tra coloro nati in Italia da un genitore straniero e uno italiano il 65,1% progetta il futuro all’estero, mentre tra i giovani con entrambi i genitori nati all’estero la percentuale è del 57,2%. Anche tra i figli di genitori italiani la quota che guarda oltre confine è rilevante (31,5%), e sale al 53,6% tra i giovani nati all’estero.

Luciano Monti ha commentato:

“Il tema è che se il muro è troppo alto, se le porte si aprono a fatica, il nostro Paese risulta anche poco attrattivo per giovani talenti provenienti dalle economie avanzate. Il prossimo anno verrà fatto un confronto internazionale per avere un quadro della condizione dei giovani italiani rispetto agli under 35 delle altre nazioni europee.”

Implicazioni per policy e mercato del lavoro

Il rapporto suggerisce che interventi mirati su più fronti sono necessari: riforme del mercato del lavoro per ridurre la precarietà, politiche abitative che favoriscano l’accesso alla prima casa, incentivi fiscali e strumenti finanziari per la costruzione di forme di risparmio previdenziale giovanile, e misure per ridurre il divario di genere salariale. Senza azioni coordinate, il rischio è una perdita di capitale umano e una fuga dei talenti, con effetti negativi sulla crescita potenziale e sulla competitività del sistema produttivo italiano.

Per il mondo degli investimenti, la perdita di attrattività del mercato del lavoro nazionale e la debole domanda interna legata ai bassi redditi dei giovani possono tradursi in minori consumi e incertezza nella domanda di beni durevoli, con implicazioni per settori come l’immobiliare, il credito al consumo e i servizi per la prima infanzia e la formazione.

Azioni possibili e prospettive

Oltre alle riforme strutturali, il Rapporto indica la necessità di politiche redistributive più attente alle nuove generazioni: investimenti in istruzione e formazione continua, sostegni mirati alla natalità e al welfare familiare, e misure per favorire l’accesso al credito per i giovani imprenditori. Queste azioni possono contribuire a riallineare le opportunità intergenerazionali e a stabilizzare le prospettive di crescita economica.

In sintesi

  • La crescente difficoltà dei giovani a costruire reddito e risparmio riduce la domanda interna: gli investitori dovranno valutare scenari di consumi moderati e preferire settori resilienti alla bassa capacità d’acquisto.
  • Il peggioramento sistemico di Pensioni e Debito pubblico limita la capacità dello Stato di finanziare politiche giovanili, suggerendo opportunità per prodotti finanziari privati che offrano soluzioni pensionistiche e di accumulo dedicate ai giovani.
  • La fuga di talenti e la mobilità internazionale dei giovani mettono sotto pressione il mercato del lavoro italiano: le aziende e le istituzioni locali dovranno investire in condizioni contrattuali, formazione e benefit per trattenere competenze strategiche.
  • Ridurre il divario di genere e facilitare l’accesso al credito per i giovani sono interventi con alto potenziale di impatto economico, in grado di stimolare investimenti in capitale umano e aumentare la sostenibilità della domanda a medio termine.


Author: Tony
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