Corea del Sud, India e Cina: la lettura di Ofi Invest AM sui mercati asiatici

Le tensioni geopolitiche attorno allo Stretto di Hormuz e l’impennata dei prezzi dell’energia stanno ridisegnando gli equilibri dei mercati globali. Eppure, in questo scenario di forte volatilità, i mercati asiatici hanno mostrato una capacità di tenuta superiore alle aspettative. È questa la fotografia tracciata da Jean-Marie Mercadal, in foto, CEO di Syncicap, società partecipata di Ofi Invest AM, che individua nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale i principali fattori di resilienza dell’area.

Dall’inizio dell’anno le azioni cinesi sono rimaste sostanzialmente stabili, mentre i listini asiatici “ex-China” hanno registrato rialzi superiori al 20%, segnale di una fiducia crescente verso economie sempre più integrate nella catena globale del valore tecnologico.

Lo Stretto di Hormuz e la diversa reazione dell’Asia

Negli ultimi mesi, lo Stretto di Hormuz è tornato al centro delle dinamiche economiche internazionali. La possibilità di un’intesa tra Stati Uniti e Iran per garantire una riapertura temporanea della rotta commerciale ha favorito il recupero delle principali Borse e una discesa dei prezzi del petrolio. Al contrario, il riaccendersi delle tensioni e nuovi attacchi nell’area hanno riportato volatilità nel giro di poche ore.

Pur essendo fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, l’Asia non ha subito oscillazioni comparabili a quelle osservate nei mercati europei. La ragione risiede nella trasformazione strutturale di molte economie della regione, oggi sempre più centrali nella produzione tecnologica globale e nelle infrastrutture legate all’AI.

Taiwan, Malesia e Thailandia diventano centrali nella filiera tecnologica

Tra i Paesi che stanno beneficiando maggiormente di questa trasformazione figurano Taiwan, Malesia e Thailandia, ormai nodi strategici nella produzione di semiconduttori, componentistica elettronica e nell’assemblaggio di prodotti hi-tech.

Il crescente peso di queste economie nella supply chain globale consente di attrarre investimenti legati alle tecnologie avanzate e di rafforzare la capacità di assorbire shock esterni. La domanda internazionale di infrastrutture digitali e hardware collegati all’intelligenza artificiale continua infatti a sostenere il comparto manifatturiero tecnologico dell’area.

Corea del Sud: Samsung e SK Hynix trainano il rialzo

Tra le storie più rilevanti emerge quella della Corea del Sud, che dopo una fase inizialmente penalizzata dall’aumento dei costi energetici ha registrato una forte accelerazione. Il mercato sudcoreano segna oggi un rialzo del 40% dall’inizio dell’anno, sostenuto dal boom del comparto tecnologico.

A guidare il trend sono soprattutto Samsung e SK Hynix, protagoniste di performance azionarie pari rispettivamente al +86% e al +98%. Le due aziende occupano una posizione strategica nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale, grazie alla produzione di memorie e componenti indispensabili per le grandi aziende tecnologiche globali, in particolare statunitensi.

India: crescita strutturale solida, ma pesa la dipendenza energetica

Se la Corea del Sud vive una fase di forte slancio, il mercato indiano sembra attraversare un periodo di consolidamento dopo anni di crescita molto sostenuta.

Le valutazioni azionarie, con rapporti P/E vicini a 20, sono tornate in linea con le medie storiche e le prospettive sugli utili restano positive. A sostenere il potenziale di lungo periodo continuano a essere la demografia favorevole, l’espansione della classe media e lo sviluppo delle tecnologie digitali.

Nel breve termine, però, l’India deve fare i conti con una significativa esposizione energetica. La forte dipendenza da petrolio e fertilizzanti provenienti dal Golfo Persico ha contribuito a una perdita vicina al 9% dei mercati azionari dall’inizio dell’anno.

Cina: crescita stabile e nessuna corsa agli stimoli

Anche la Cina ha mostrato una buona capacità di resistere sia allo shock petrolifero sia alle prospettive di rallentamento economico globale.

Il Politburo cinese ha evidenziato risultati superiori alle aspettative nei primi mesi dell’anno, sostenuti da una crescita del PIL del 5% nel primo trimestre e da un obiettivo annuale fissato tra il 4,5% e il 5%.

Il tono delle istituzioni appare più fiducioso rispetto al recente passato e, proprio per questo, non sono stati annunciati nuovi piani di stimolo. Sul piano fiscale l’attenzione resta focalizzata sull’ottimizzazione della spesa pubblica, senza incrementare l’emissione di obbligazioni, mentre sul fronte monetario la Banca Popolare Cinese mantiene un orientamento “moderatamente accomodante”, garantendo ampia liquidità ma senza introdurre tagli ai tassi o alle riserve obbligatorie.

L’approccio ai consumi appare inoltre più orientato all’offerta che alla domanda, con un ridimensionamento dei sussidi diretti rispetto a un anno fa.

Infrastrutture e valutazioni: perché la Cina resta osservata speciale

Guardando avanti, il focus degli investimenti cinesi resta legato alle infrastrutture strategiche previste dal 15° Piano Quinquennale, con attenzione a reti idriche, elettriche, telecomunicazioni, informatica, oleodotti e logistica.

In questo contesto, le azioni cinesi presentano valutazioni considerate interessanti rispetto ad altri mercati globali, anche perché molti investitori internazionali risultano ancora poco esposti sul Paese.

Lo sguardo di Jean-Marie Mercadal suggerisce dunque che, nonostante un contesto geopolitico complesso e l’incertezza sui prezzi energetici, i mercati asiatici continuino a beneficiare di una trasformazione strutturale sostenuta dall’innovazione tecnologica e dal boom dell’intelligenza artificiale.