Stretta Ue sul vaping, Anafe avverte: filiera sull’orlo del collasso
- 21 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Anafe Confindustria ha espresso una ferma contrarietà alla proposta di revisione della direttiva Tpd, in particolare per il possibile divieto delle vendite dei liquidi aromatizzati, noto come flavour ban. L’associazione sostiene che la misura, pensata per ridurre l’accesso ai prodotti da parte dei minori, rischia invece di ignorare elementi pratici e di intervento efficaci.
Posizione dell’associazione e critica alla logica del divieto
Roccatti, presidente di Anafe Confindustria, ha affermato:
“Il flavour ban mostra un carattere puramente ideologico e ignora completamente la realtà del mercato e delle abitudini dei consumatori adulti.”
Secondo Anafe Confindustria, concentrare gli interventi sul divieto degli aromi equivale a penalizzare gli strumenti ritenuti utili per la riduzione del danno, poiché gli aromi facilitano il passaggio dei fumatori adulti dalle sigarette tradizionali a prodotti alternativi con un profilo di rischio diverso.
Questioni fiscali ed effetti sul gettito
Le stime fornite dall’associazione indicano un impatto rilevante sui ricavi erariali: il flavour ban potrebbe ridurre drasticamente il gettito, arrivando — nelle proiezioni dell’associazione — a un calo che si avvicina al 90%. Una contrazione di tale entità, osservano gli imprenditori, metterebbe a rischio catene di fornitura e livelli occupazionali collegati al settore.
Roccatti ha aggiunto:
“Bloccare gli aromi significa colpire al cuore lo strumento stesso della riduzione del danno: essi sono infatti essenziali per aiutare i fumatori adulti ad abbandonare le sigarette tradizionali.”
Il problema del mercato illecito online
Una delle principali preoccupazioni sollevate riguarda il mercato illecito online: vendite non autorizzate attraverso social network e siti esteri, anche all’interno dell’Unione europea, che sottraggono quote di mercato agli operatori regolari e complicano l’applicazione delle norme di tutela dei minori.
Per contrastare questo fenomeno, Anafe Confindustria chiede misure di controllo più incisive sul web, sottolineando che un’iniziativa normativa che non affronti con efficacia il commercio transfrontaliero e le vendite irregolari finirebbe per gravare esclusivamente sugli operatori riconoscibili e conformi alle regole nazionali.
Roccatti ha scritto:
“Serve un irrigidimento dei controlli sul web per evitare di sovraccaricare di adempimenti e burocrazia esclusivamente gli operatori regolari e riconoscibili del territorio.”
Richieste al Governo e condizioni per la compliance
L’associazione sollecita il Governo a sostenere nelle sedi europee la filiera produttiva nazionale, valutata dall’organizzazione vicino all’ordine di grandezza di un miliardo di euro, oltre a rilevanti entrate fiscali. Le imprese coinvolte dichiarano la disponibilità a potenziare i processi di conformità, a patto che le misure siano graduali, sostenibili e accompagnate da un’effettiva capacità statale di controllo e repressione dell’illegalità.
Roccatti ha commentato:
“Confidiamo che il Governo difenda nei tavoli europei una filiera da un miliardo di euro e centinaia di milioni di gettito. Le aziende italiane sono pronte a compiere ulteriori sforzi verso una compliance ancora più massiccia, purché le misure siano graduali, sostenibili e supportate da una reale capacità dello Stato di garantirne il rispetto da parte di tutti.”
Nel dibattito tecnico-politico che si sta sviluppando, emergono dunque tre fronti: la valutazione dell’efficacia delle restrizioni nel ridurre l’accesso dei minori; la necessità di interventi mirati contro il commercio illecito digitale; e le ricadute economiche e fiscali sul sistema produttivo nazionale.
Elementi di contesto e possibili implicazioni
La direttiva Tpd è lo strumento normativo di riferimento per i prodotti del tabacco e affini nell’Unione europea, e ogni intervento di revisione richiede un bilanciamento tra obiettivi di salute pubblica e sostenibilità economica delle filiere nazionali. Per l’Italia, la scelta politica entro Bruxelles avrà impatti sul mercato interno, sugli introiti fiscali e sulla capacità dello Stato di gestire controlli e sanzioni.
Gli operatori richiedono che le autorità nazionali ed europee definiscano criteri chiari per distinguere i canali legittimi da quelli illegali, investendo parallelamente in strumenti di contrasto digitale e cooperazione amministrativa transfrontaliera.
In sintesi
- L’eventuale divieto degli aromi potrebbe ridurre il gettito fiscale e mettere a rischio la sostenibilità delle imprese italiane: i decisori devono pesare gli effetti economici oltre agli obiettivi sanitari.
- Contrastare il mercato illecito online è cruciale per non penalizzare gli operatori conformi; servono investimenti in controllo digitale e cooperazione internazionale.
- Per gli investitori, la revisione della normativa rappresenta un fattore di rischio regolamentare: politiche graduali e chiare ridurrebbero l’incertezza e favorirebbero interventi di compliance aziendale.
- Dal punto di vista macroeconomico, misure mal calibrate possono avere ricadute sui livelli occupazionali e sul gettito, rendendo necessaria una valutazione d’impatto approfondita prima di qualsiasi restrizione severa.