DeA Capital Re nel mirino di Bankitalia per le operazioni con il ceco Vítek
- 21 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un’eccessiva esposizione al rischio di riciclaggio e la necessità di interventi urgenti sulla governance e sulle procedure operative emergono come elementi centrali dopo l’ispezione condotta sui locali di DeA Capital Re Sgr.
L’ispezione, svolta nel corso del 2025 e durata diversi mesi, ha focalizzato l’attenzione su almeno tre fondi chiusi e riservati gestiti dalla Sgr: Third Eye, Vision e Generation Fund. Tali veicoli sono stati utilizzati per finanziare progetti immobiliari a Roma e risultano riconducibili al gruppo CPI Property Group, di proprietà del miliardario ceco Radovan Vítek. I fondi in questione gestirebbero asset complessivi per circa 700 milioni di euro e sono collegati a aree e lotti originariamente controllati dal gruppo di Parnasi, il cui progetto per lo stadio a Tor di Valle è poi naufragato nel 2018.
Le autorità di vigilanza hanno avviato gli accertamenti per verificare se siano stati applicati controlli adeguati e meccanismi efficaci di contrasto al rischio di riciclaggio sui grandi flussi di capitale connessi agli sviluppi immobiliari e alla gestione dei fondi. L’audit straordinario richiesto su uno dei tre fondi ha portato, a dicembre 2025, alla conclusione dell’ispezione e a segnalazioni, poi formalizzate in aprile, che indicavano criticità rilevanti e la necessità di misure correttive immediate.
Fra le prescrizioni emerse, la richiesta di predisporre un piano di rimedio, la redazione di un nuovo piano industriale che tenga conto dei maggiori costi legati alle contromisure antiriciclaggio e, in modo particolarmente stringente, l’azzeramento di alcuni vertici aziendali e cariche sociali.
Banca d’Italia ha chiesto il rinnovamento della maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, compresi il presidente e l’amministratore delegato. Le nomine richieste dovranno privilegiare esponenti privi di ruoli operativi o cariche pregresse presso la stessa Sgr e prevedere la presenza di almeno un consigliere con competenze consolidate in materia di antiriciclaggio. È convocata un’assemblea dei soci per la nomina del nuovo cda, del collegio sindacale e del presidente; il nome del nuovo amministratore delegato è atteso nei prossimi giorni. Fra i candidati emersi figurano Giancarlo Scotti, ex amministratore delegato di Cdp Real Asset Sgr, e il manager Dario Frigerio, la cui candidatura sembra però aver perso slancio.
Al momento non risultano indagini formali a carico del magnate ceco o delle società a lui collegate sul territorio italiano.
Contesto normativo e rischi nel settore immobiliare
Le Sgr (società di gestione del risparmio) operano in un quadro regolamentare che impone stringenti obblighi di due diligence e misure antiriciclaggio, soprattutto quando si gestiscono fondi chiusi con afflussi rilevanti di capitale. Banca d’Italia, quale autorità di vigilanza, dispone poteri ispettivi e può imporre rimedi organizzativi e sostitutivi per garantire la compliance normativa e la tutela degli investitori.
Il mercato immobiliare è considerato particolarmente sensibile ai rischi di riciclaggio per via dei volumi elevati e della complessità delle transazioni: trasferimenti di proprietà, strutture societarie complesse e operazioni cross-border aumentano il potenziale di anonimizzazione dei flussi. Per questo motivo le carenze nelle procedure di controllo possono avere impatti significativi sia sulla gestione dei fondi sia sulla fiducia degli investitori istituzionali e retail.
Implicazioni per il mercato e per gli investitori
Dal punto di vista operativo, le misure richieste possono tradursi in costi addizionali per adeguare processi e sistemi di controllo, ritardi nelle attività di sviluppo immobiliare e possibili revisioni delle valutazioni degli asset. Inoltre, la necessità di sostituire vertici e membri del consiglio può provocare discontinuità nella governance e rallentare decisioni strategiche fondamentali per progetti in corso.
Per gli investitori, sia istituzionali sia privati, diventa cruciale monitorare l’evoluzione delle prescrizioni regolamentari e la capacità della Sgr di implementare piani di rimedio efficaci. Un intervento regolamentare tanto visibile segnala anche un possibile irrigidimento delle pratiche di due diligence a livello settoriale, con conseguente aumento dei tempi e dei costi per il fundraising e le operazioni di acquisizione nel mercato immobiliare italiano, soprattutto nella capitale.
Per il sistema finanziario e per il mercato immobiliare nazionale, la vicenda rappresenta un monito: la trasparenza delle strutture proprietarie, la qualità dei controlli antiriciclaggio e la solidità della governance sono elementi determinanti per mantenere l’attrattività degli investimenti e limitare il rischio reputazionale che può ripercuotersi sui prezzi e sulla liquidità degli asset.
L’esito dell’assemblea dei soci e la composizione del nuovo management saranno indicatori chiave per valutare la probabilità di ripresa delle attività e la stabilità futura dei fondi coinvolti. Le autorità di vigilanza, imponendo criteri più rigorosi, possono innescare un processo di consolidamento delle pratiche di compliance che avrà effetti anche su operatori esteri attivi nel mercato italiano.
In sintesi
- Il caso evidenzia come carenze nei sistemi di controllo antiriciclaggio possano aumentare il costo del capitale per gli operatori immobiliari, rendendo più oneroso il finanziamento di nuovi progetti.
- Una sostituzione estesa dei vertici e l’introduzione di competenze specifiche in materia di compliance potrebbero migliorare la fiducia degli investitori ma generare temporanee interruzioni operative e ritardi nei piani di sviluppo.
- Per gli investitori italiani è importante valutare l’impatto reputazionale e la qualità della governance dei gestori di fondi alternativi, integrando verifiche legali e procedurali nelle decisioni di allocazione.
- Nel medio termine, un rafforzamento delle regole e delle pratiche antiriciclaggio nel settore immobiliare potrebbe favorire una maggiore trasparenza del mercato e una selezione degli operatori in grado di sostenere standard di compliance più elevati.