Fine vita, il ddl riparte: spunta l’ipotesi di ricorrere al medico in intramoenia
- 20 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Al Senato prosegue il tira e molla sul disegno di legge sul trattamento di fine vita: dopo l’annuncio della data del 3 giugno per l’avvio dell’esame in Aula — presentata dalle opposizioni come un passo avanti — la maggioranza ha deciso di aprire alla presentazione di nuovi emendamenti. La novità è stata sollecitata da Forza Italia, che sta cercando a questo punto un’intesa con il centrosinistra su alcuni punti sensibili, in particolare sul ruolo del Servizio sanitario nazionale nella disciplina delle prestazioni.
Forza Italia ha proposto:
«affidarsi alla volontarietà e gratuità da parte del medico generico» che può praticare il trattamento di fine vita «anche in intramoenia».
Si tratta di un tentativo di superare il rifiuto di Fratelli d’Italia all’idea che il trattamento di fine vita sia un servizio erogato dal Servizio sanitario nazionale, consentendo allo stesso tempo una mediazione con il centrosinistra, che nel proprio testo, promosso da Alfredo Bazoli, prevede esplicitamente «il supporto e controllo del Servizio sanitario nazionale».
Con il riferimento all’intramoenia si intende la possibilità che il medico eserciti privatamente, all’interno di strutture pubbliche, prestazioni non previste in regime di convenzione: una formula che incrocia questioni operative, norme sui diritti dei pazienti e finanziamenti per l’erogazione di cure.
La deadline del 3 giugno
L’apertura agli emendamenti rende però probabile un allungamento dei tempi, con un rinvio rispetto al traguardo fissato per il 3 giugno e il concreto rischio di non arrivare mai all’approvazione definitiva. In aula si profilano quindi ulteriori trattative e possibili slittamenti, che le opposizioni interpretano come un modo per depotenziare la proposta.
Alfredo Bazoli ha dichiarato:
«Così si rischia di affossare una legge che la Corte costituzionale chiede da anni.»
Mariolina Castellone ha aggiunto:
«Chi è in attesa di questa legge, purtroppo, tempo non ne ha.»
Il ddl Bazoli in pista
Il prossimo passaggio formale è fissato per il 26 maggio, quando le commissioni Giustizia e Affari sociali dovrebbero stabilire la scadenza per la presentazione degli emendamenti. È probabile che venga indicato un termine almeno di una settimana, forse dieci giorni, avvicinando così la conclusione dell’istruttoria alla data del 3 giugno. In questa fase il centrodestra potrebbe chiedere ulteriore tempo per rivedere il testo, rischiando di mettere in secondo piano la proposta alternativa promossa da Alfredo Bazoli per il Partito Democratico.
Il confronto tra alleati
Per coordinare la linea comune si sono riuniti a Palazzo Madama i capigruppo di maggioranza, i relatori della proposta di centrodestra — Zullo e Zanettin — i presidenti delle commissioni competenti e, per il governo, il ministro Ciriani e il viceministro della Giustizia Sisto. A spingere per una soluzione che sblocchi il percorso è stata in particolare Forza Italia, che potrebbe vedere la capogruppo Stefania Craxi tra i firmatari dei nuovi emendamenti essendo membro della commissione Giustizia.
La discussione riguarda non solo questioni politiche e di maggioranza, ma anche implicazioni pratiche per il sistema sanitario: chi eroga le prestazioni, con quali criteri di gratuità o remunerazione, e come garantire comunque tutele per i medici e i pazienti. Sullo sfondo rimane la richiesta della Corte costituzionale di una disciplina normativa che metta ordine rispetto alle istanze giudiziarie emerse negli ultimi anni.
Dal punto di vista istituzionale la legge, se approvata, segnerebbe una svolta: definirebbe per la prima volta in Italia i confini del suicidio medicalmente assistito, obbligando le autorità regionali e il Servizio sanitario nazionale a predisporre protocolli e risorse specifiche. La complessità tecnica e le sensibilità etiche richiederanno norme chiare su responsabilità, formazione specialistica e gestione dei casi in strutture pubbliche e private.
In sintesi
- La possibile estensione del ruolo del Servizio sanitario nazionale nelle prestazioni di fine vita apre scenari di spesa e riorganizzazione che potrebbero richiedere risorse aggiuntive e nuove linee guida regionali.
- Se prevalgono soluzioni che incentivano l’intramoenia e la pratica privata in ambito pubblico, potrebbe aumentare la domanda di strutture e assicurazioni private, con impatti sui servizi offerti dal settore privato sanitario.
- L’incertezza normativa e i continui rinvii possono frenare investimenti in ricerca e sviluppo legati a farmaci e dispositivi per il sollievo dei sintomi terminali, penalizzando operatori e start‑up nel settore biotech.
- Una disciplina chiara ridurrebbe il rischio di disparità territoriali, migliorando la prevedibilità per gli operatori sanitari e gli investitori interessati a servizi e soluzioni per la gestione delle cure palliative e del fine vita.