Dalla logistica alla blue economy: il piano strategico per la ripartenza di Civitavecchia
- 19 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Nella mappa italiana delle aree più critiche nella transizione energetica figura anche Civitavecchia. A meno di 70 chilometri da Roma, la centrale termoelettrica Torrevaldaliga Nord, gestita da Enel, è in fase di phase‑out: ferma e in attesa di decisioni sul suo futuro e su quello del personale impiegato. Tra i lavoratori, circa duecento sono addetti alle operazioni di scarico del carbone e chiedono chiarimenti sul regime della “riserva fredda”, previsto dalla legge n. 49/2026 e prorogato fino al 2038, che mantiene gli impianti a carbone spenti ma pronti a riattivarsi in caso di emergenza nazionale.
I tempi di intervento risultano quindi determinanti. Per questo motivo il tema è stato al centro del convegno “Civitavecchia, modello di transizione energetica nazionale. Logistica, Economia Circolare, Economia del Mare e Nuove Energie”, promosso da Unindustria con il contributo della Camera di Commercio di Roma e ospitato nella Sala convegni dell’Autorità Portuale.
Le aree retroportuali per i progetti alternativi
L’urgenza di accelerare è stata ribadita sia dai lavoratori sia dalle imprese locali. Per i vertici di Unindustria, Giuseppe Biazzo e Fabio Pagliari — quest’ultimo presidente nella realtà di Civitavecchia — è necessario sbloccare le aree retroportuali, circa 36 ettari, e procedere con i progetti alternativi già presentati al ministero delle Imprese dagli investitori interessati.
Giuseppe Biazzo ha dichiarato:
“Il sito può candidarsi a diventare un modello pilota, dove sostenibilità ambientale e politica industriale procedano di pari passo.”
Fabio Pagliari ha affermato:
“Gli strumenti e gli imprenditori ci sono; ora serve un salto operativo: tempi certi, aree disponibili, procedure chiare e una governance capace di accompagnare la realizzazione degli interventi.”
Il sindaco Marco Piendibene ha sottolineato l’esigenza di risposte puntuali proprio sulle destinazioni dei terreni, ritenute fondamentali per rendere credibile e realizzabile il processo di riconversione industriale e logistica della zona portuale.
Lo sblocco delle aree comporta diverse attività complesse: bonifiche ambientali, verifiche urbanistiche, procedimenti autorizzativi e la definizione di accordi tra autorità portuali, amministrazioni locali e investitori privati. Oltre all’infrastrutturazione fisica, servono incentivi chiari e strumenti di accompagnamento pubblico per attrarre capitali verso progetti di economia circolare, logistica sostenibile ed energie rinnovabili.
Dal punto di vista occupazionale, la riconversione offre l’opportunità di ricollocare parte della forza lavoro attraverso programmi di riqualificazione professionale e contratti di transizione, ma richiede una pianificazione temporale precisa per evitare periodi prolungati di incertezza sociale ed economica sul territorio.
Pichetto Fratin: partiamo subito se ci sono progetti di riconversione
Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, ha spiegato che, fino a quando non vi saranno certezze sugli scenari alternativi, è preferibile mantenere lo stato di riserva fredda per garantire la sicurezza energetica nazionale.
Gilberto Pichetto Fratin ha aggiunto:
“Se ci dovessero essere progetti di riconversione, si può partire subito.”
La posizione del ministero richiama la necessità di bilanciare due obiettivi: da una parte la sicurezza delle forniture energetiche, dall’altra l’impulso alla decarbonizzazione e alla riqualificazione economica dei territori interessati. La proroga della riserva fino al 2038 dà margine operativo, ma può anche rallentare decisioni di investimento se non accompagnata da piani chiari e scadenze definite.
Per attrarre investimenti privati e fondi europei destinati alla transizione, gli stakeholder locali indicano la necessità di una governance multilivello che coordini ministero, autorità portuale, amministrazione comunale e imprenditori: solo così si possono velocizzare gli iter autorizzativi, mettere in sicurezza i costi di bonifica e strutturare modelli di partenariato pubblico‑privato efficaci.
In prospettiva, la trasformazione dell’area può influenzare l’economia del territorio oltre la sola filiera energetica: servizi portuali, logistica verde, industrie dell’economia circolare e cantieristica legata al mare potrebbero generare valore aggiunto e nuove opportunità occupazionali, se accompagnati da politiche industriali coerenti e da investimenti in infrastrutture.
In sintesi
- La disponibilità di 36 ettari retroportuali rappresenta un’occasione significativa per attrarre investimenti green; tuttavia, la mancanza di certezze procedurali può comprimere il valore degli asset e rallentare l’afflusso di capitali privati.
- Mantenere la riserva fredda tutela la sicurezza energetica ma genera incertezza regolatoria: investitori istituzionali richiedono tempistiche e condizioni chiare per impegnare risorse in progetti di riconversione.
- Una governance coordinata e strumenti di supporto (bonifiche finanziate, incentivi e programmi di riqualificazione del personale) sono fondamentali per trasformare l’ex‑sito a carbone in un hub per logistica sostenibile ed economia circolare, con ricadute positive sull’occupazione locale.