Bitcoin: analisti dibattono la tendenza a vendere a maggio

Negli ambienti finanziari specializzati le opinioni restano divise sull’eventualità di un forte sell-off di Bitcoin a maggio, un fenomeno che si è ripetuto nei due precedenti mercati ribassisti coincidenti con gli anni delle elezioni di mid-term negli Stati Uniti.

Nel maggio del 2018 Bitcoin subì una caduta da quasi 10.000 dollari a circa 7.000 entro la fine del mese; analogamente, nel maggio del 2022 il prezzo scese di quasi il 30%, da circa 40.000 a 28.500 dollari, per poi arretrare ulteriormente a giugno fino a 20.000 dollari. Considerando che il 2026 è anch’esso un anno di market down coincidente con le mid-term statunitensi, alcuni analisti temono un nuovo evento simile.

Merlijn Enkelaar ha dichiarato:

“È il modello più brutale nella storia di Bitcoin. Nessuno vuole sentirlo, ma il modello è perfetto: anni di elezioni di mid-term e ogni volta Bitcoin crolla.”

Secondo Enkelaar, un movimento analogo potrebbe portare il prezzo di Bitcoin a crollare fino a 33.000 dollari, nonostante progressi legislativi come il CLARITY Act, un clima più favorevole dall’amministrazione Trump e possibili accordi commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Joao Wedson, fondatore e amministratore delegato di Alphractal, ha affermato che la probabilità di una nuova fase di capitolazione aumenterebbe se Bitcoin rimanesse sotto i 78.000 dollari, osservando segnali di forza da parte dei ribassisti.

Al momento i prezzi si attestavano intorno ai 76.900 dollari, con una flessione di circa il 5,6% negli ultimi sette giorni, evidenziando come il mercato resti volatile e sensibile a impulsi esterni.

Il calendario non spiega tutto

Jeff Ko, chief analyst presso CoinEx, ha spiegato che sebbene gli anni delle mid-term siano coincisi con importanti mercati ribassisti di Bitcoin, dietro quei crolli ci sono stati fattori macroeconomici molto più concreti.

Jeff Ko ha dichiarato:

“Il calendario non ha causato quei cali: sono stati shock specifici.”

Tra quegli shock Ko indica l’eredità del caso Mt. Gox, la repressione delle ICO in Cina, le strette monetarie della Fed e i crolli di progetti come Terra e FTX. Secondo l’analista, la somma di queste crisi è stata il vero motore delle perdite, più che una semplice stagionalità del calendario.

Jeff Ko ha aggiunto:

“Non mi aspetto che BTC ripeta i drawdown del 70-80% visti nei cicli passati, perché la struttura del mercato è cambiata in modo sostanziale.”

Ko sottolinea che strumenti e dinamiche come gli Spot ETFs, l’adozione da parte dei bilanci aziendali e il percorso del CLARITY Act attraverso il Congresso hanno ampliato e istituzionalizzato la base di acquirenti rispetto ai cicli precedenti. Per questo motivo ritiene plausibile, in caso di shock macro o di significative uscite dagli ETF, un ritracciamento verso la zona medio-bassa dei 60.000 o alta dei 50.000 dollari, mentre un ritorno a 33.000 dollari richiederebbe un evento sistemico molto più grave.

Livelli di supporto e scenari tecnici

Michaël van de Poppe, fondatore del MN Fund, ha adottato un tono più difensivo, osservando che l’attuale azione di prezzo di Bitcoin sembra più una fase di consolidamento dopo un rally del 40% che un segnale imminente di nuovi minimi.

Michaël van de Poppe ha dichiarato:

“L’azione dei prezzi non grida nuovi minimi; sta consolidando dopo una salita del 40%.”

Tuttavia l’analista ha richiamato l’attenzione su un’area di supporto chiave intorno ai 76.000 dollari: la tenuta di quel livello sarebbe fondamentale per evitare una discesa più ampia verso limiti inferiori del mercato.

Per gli investitori e i gestori di portafoglio resta essenziale monitorare la combinazione tra eventi macro (politica monetaria, regolamentazione) e flussi dagli strumenti istituzionali, poiché sono questi fattori a determinare la profondità e la durata di eventuali correzioni.

Contesto e implicazioni per il mercato

Oltre alla semplice analisi tecnica, la discussione attuale evidenzia una trasformazione del mercato delle criptovalute: la maggiore integrazione con il sistema finanziario tradizionale rende le criptovalute più sensibili sia ai flussi di capitale istituzionali sia alle decisioni politiche e regolatorie. Questo significa che, pur restando possibile la comparsa di correzioni significative, gli shock di sistema richiederanno oggi cause più strutturali rispetto al passato.

Per gli investitori italiani è importante considerare l’effetto che un improvviso crollo dei prezzi potrebbe avere sui portafogli esposti alle criptovalute, ma anche sulle classi di attività correlate, come aziende tecnologiche con esposizione alle crypto, fondi che hanno integrato Bitcoin in tesoreria e strumenti finanziari collegati agli ETF.

In sintesi

  • La ricorrenza storica di ribassi a maggio non costituisce una prova causale: gli storici crolli di Bitcoin sono stati innescati da shock specifici piuttosto che dal calendario.
  • L’introduzione di strumenti istituzionali e il progresso legislativo hanno ampliato la base degli acquirenti, riducendo la probabilità di drawdown estremi simili al passato, ma aumentando la sensibilità ai flussi ETF e alle decisioni regolamentari.
  • Per gli investitori italiani, la gestione del rischio diventa cruciale: la tenuta di supporti tecnici chiave e la diversificazione verso attività meno correlate possono mitigare l’impatto di eventuali correzioni.
  • Un evento sistemico rilevante rimane la principale minaccia per prezzi molto più bassi; la valutazione degli scenari macro e geopolitici dovrà quindi entrare nelle strategie di allocazione e nel monitoraggio continuo dei portafogli.


Author: Tony
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