Blocchi ai valichi alpini scaricano 1,5 miliardi di sovraccosti sulle imprese

I valichi alpini stanno diventando sempre più un ostacolo concreto per le merci italiane dirette verso il resto d’Europa, a causa di frane, cantieri, chiusure per manutenzione e restrizioni ai transiti di mezzi pesanti imposte da Stati confinanti.

Il tema è al centro della riflessione emersa alla fiera Transpotec Logitec presso la Fiera di Milano, dove è stato presentato uno studio di Uniontrasporti, collegata al sistema delle Camere di commercio, che quantifica l’effetto economico delle limitazioni e dei ritardi lungo gli assi alpini.

Cause e impatti recenti

Dal 2023 si sono succeduti eventi che hanno compromesso la fluidità dei transiti: la chiusura del valico del Fréjus per una frana, il deragliamento di un treno merci nel tunnel del Gottardo, i periodi prolungati di manutenzione del traforo del Monte Bianco e i lavori sul Ponte Lueg lungo l’autostrada del Brennero, a cui si sono aggiunti divieti alla circolazione imposti da autorità locali.

Secondo lo studio, l’accumularsi di questi episodi genera ritardi e deviazioni che si traducono in costi rilevanti per l’economia italiana: per l’anno 2025 la stima è di circa 1,5 miliardi di euro, di cui quasi il 90% imputabile a costi operativi legati a tempi e percorrenze maggiori.

Antonello Fontanili ha dichiarato:

“Tutti questi ostacoli ai valichi creano rallentamenti che danneggiano l’economia e penalizzano la competitività delle esportazioni italiane.”

In particolare, le limitazioni unilaterali lungo l’asse del Brennero — come divieti notturni, restrizioni settoriali e contingentamenti promossi da autorità del Tirolo — comportano per le imprese italiane una perdita stimata intorno a 370 milioni di euro l’anno, secondo la stessa analisi.

Antonello Fontanili ha aggiunto:

“Oggi i valichi sono percepiti come una barriera, non per cause naturali ma per cause infrastrutturali e politiche”.

Infrastrutture programmate e rischio di ritardi

Lo studio sottolinea che alcuni interventi strategici dovrebbero aumentare la resilienza dei valichi, in particolare l’attivazione dei grandi tunnel di base ferroviari: il Bbt sul Brennero e il progetto Torino Lione (Torino Lione o Tav). L’entrata in esercizio di queste opere è prevista nelle prossime stagioni, ma anche un ritardo di un solo anno potrebbe tradursi in costi aggiuntivi per l’economia nazionale dell’ordine di 1,4 miliardi di euro annui, concentrati soprattutto sull’asse del Brennero e con impatti ambientali significativi.

Antonello Fontanili ha spiegato:

“Ora sono in corso una serie di opere che, a partire dall’attivazione dei maxitunnel di base, dovrebbero rendere più resiliente il sistema dei valichi alpini.”

La vulnerabilità strutturale delle vie di transito evidenzia la necessità di accelerare cantieri e coordinare le politiche tra Stati membri, nonché di pianificare soluzioni temporanee per mitigare l’impatto sui flussi commerciali durante le fasi di realizzazione delle grandi opere.

Il caso del Monte Bianco e le scelte possibili

Un nodo particolarmente sensibile è il traforo del Monte Bianco, che per ragioni di manutenzione rimarrà chiuso per tre mesi l’anno per un periodo che si estenderà per molti anni: per vent’anni è prevista una significativa riduzione della disponibilità del tunnel.

Le associazioni di categoria e gli imprenditori della Valle d’Aosta chiedono da tempo il raddoppio del traforo tramite la costruzione di un secondo tunnel, proposta finora ostacolata dalla controparte francese.

Entro l’estate la Commissione intergovernativa Italia Francia dovrà scegliere la soluzione di intervento tra chiusure trimestrali ripetute o una chiusura prolungata per completare i lavori in tempi più brevi: entrambe le opzioni avranno effetti economici rilevanti e aggraverebbero la pressione sugli altri valichi, in particolare sul Fréjus.

Qualsiasi decisione sul Monte Bianco avrà ripercussioni immediate sugli esportatori italiani, dato che circa l’80% dei traffici di export verso l’Europa occidentale attraversa le Alpi.

Conseguenze operative e scenari di medio termine

Lo studio evidenzia inoltre che, sebbene il trasporto su strada si mostri più flessibile in caso di interruzioni, anche la rete autostradale e le vie secondarie subiscono forti pressioni, generando colli di bottiglia e congestione che aumentano costi logistici e tempi di consegna.

Sul piano giuridico e politico, l’Italia ha presentato ricorso alla Corte di giustizia europea contro alcune misure restrittive adottate da autorità alpine: l’esito di tali contenziosi avrà impatti non soltanto sulle pratiche di transito, ma anche sul rapporto tra regole nazionali e libertà di circolazione delle merci nell’Unione Europea.

Per mitigare gli effetti nel breve termine, gli operatori logistici stanno esplorando combinazioni multimodali, corridoi alternativi e investimenti in hub di transhipment; nel medio-lungo periodo resta però cruciale il completamento delle grandi infrastrutture ferroviarie per ridurre la dipendenza dalla strada e rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto merci.

Raccomandazioni e prospettive politiche

Gli analisti suggeriscono un approccio multilivello: accelerare i cantieri strategici, migliorare il coordinamento transfrontaliero, prevedere misure compensative per le imprese più colpite e incentivare la transizione verso il trasporto ferroviario con adeguate infrastrutture di supporto e terminal intermodali.

Questo mix di interventi richiede risorse pubbliche e una forte coordinazione tra livelli nazionali e locali, oltre a una visione comune europea che bilanci esigenze di tutela ambientale e competitività economica.

In sintesi

  • L’incertezza sui valichi alpini aumenta i costi logistici e impone alle imprese italiane di rivedere le catene di fornitura, con possibile aumento dei prezzi per i prodotti destinati all’export.
  • Ritardi nell’attivazione delle grandi opere ferroviarie amplificano il rischio di congestione strutturale, suggerendo la necessità di accelerare investimenti infrastrutturali e di manutenzione coordinata a livello transfrontaliero.
  • Per gli investitori, il settore logistico presenta oggi opportunità legate a soluzioni multimodali e terminal di transhipment, ma richiede attenzione al rischio operativo derivante da interruzioni ripetute dei corridoi alpini.
  • Dal punto di vista macroeconomico, la vulnerabilità dei valichi può erodere la competitività internazionale dell’industria italiana e rallentare il percorso di decarbonizzazione del trasporto merci se non si favorisce il passaggio alla ferrovia.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.