Ddl sulla caccia, associazioni ambientaliste chiedono a Mattarella di bloccarlo
- 15 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Non si placano le polemiche attorno al ddl caccia. Wwf Italia, Ente nazionale protezione animali (Enpa), Lega per l’abolizione della caccia (Lac), Lega anti vivisezione (Lav) e Lega italiana protezione uccelli (Lipu) hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per sollecitare la sospensione della discussione parlamentare e il ritiro definitivo del testo.
L’iter del provvedimento nelle commissioni Ambiente e Industria del Senato riunite è ormai in fase conclusiva e il disegno di legge potrebbe essere calendarizzato per l’aula a breve, nonostante le proteste delle associazioni ambientaliste.
La denuncia delle associazioni e la comunicazione della Commissione europea
Le organizzazioni hanno reso pubblica una lettera che, a loro avviso, il Governo non avrebbe diffuso: si tratta di una comunicazione inviata lo scorso dicembre dalla Commissione europea che rileva presunte violazioni delle direttive Uccelli e Habitat contenute nel testo. Tali direttive, adottate rispettivamente nel 1979 e nel 1992, mirano a proteggere le specie di uccelli selvatici e gli habitat naturali presenti nel territorio dell’Unione, costituendo il quadro normativo fondamentale per la conservazione della biodiversità europea.
Secondo le associazioni, la comunicazione comunitaria mette in luce criticità rilevanti che potrebbero compromettere la conformità del disegno di legge al diritto europeo, con conseguenze giuridiche e amministrative per lo Stato italiano.
Le criticità più evidenziate
Tra i punti contestati vengono citati l’estensione della possibilità di cacciare al di fuori dei periodi tradizionali e un possibile indebolimento del parere scientifico del Consiglio superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che normalmente fornisce valutazioni tecniche sulle ricadute ecologiche delle norme. Le associazioni ritengono che questi elementi riducano le garanzie di tutela ambientale previste dall’ordinamento europeo.
La richiesta al Capo dello Stato
Nel testo inviato al presidente della Repubblica, le sigle ambientaliste chiedono un intervento volto a garantire il rispetto della Costituzione e del diritto europeo, sostenendo che il proseguimento dell’iter legislativo potrebbe esporre l’Italia a procedure d’infrazione e sanzioni economiche.
Le associazioni hanno affermato:
«Andare avanti a tappe forzate significa assumersi la responsabilità di approvare una legge sapendo che viola il diritto europeo e che espone l’Italia a procedure di infrazione con conseguenti sanzioni che tutti gli italiani saranno costretti a pagare».
La reazione delle commissioni parlamentari
Le stesse associazioni accusano le commissioni del Senato incaricate dell’esame di non aver tenuto conto del richiamo comunitario, proseguendo nell’iter e respingendo gli emendamenti presentati dall’opposizione che, a loro dire, avrebbero potuto mitigare le criticità sollevate.
Impatti giuridici, amministrativi ed economici
Se la Commissione europea confermasse le irregolarità, l’Italia potrebbe essere sottoposta a una procedura d’infrazione che culminerebbe, in ultima istanza, in sanzioni pecuniarie. Oltre al danno economico diretto, ciò genererebbe incertezza normativa per attività connesse alla gestione del territorio: dal settore venatorio regolamentato alle attività rurali, fino al turismo naturalistico nelle aree protette.
Un indebolimento del ruolo di organismi scientifici come Ispra rischia inoltre di compromettere decisioni basate su evidenze, con possibili ricadute sui programmi di conservazione finanziati a livello nazionale ed europeo e sulle risorse destinate alla gestione degli habitat.
Per gli investitori e gli operatori economici che operano in ambito ambientale e rurale, l’incertezza normativa può tradursi in ritardi negli investimenti e nella pianificazione, mentre per la finanza pubblica si aprirebbe il problema della copertura delle eventuali sanzioni e dei costi connessi a ricorsi e adeguamenti normativi.
Prospettive e possibili sviluppi
Nei prossimi giorni sarà determinante seguire se il Senato deciderà di calendarizzare il testo in aula o se si apriranno ulteriori margini per un confronto tecnico-politico che tenga conto delle osservazioni comunitarie. Un percorso che tenga conto delle indicazioni scientifiche e del quadro europeo ridurrebbe il rischio di contenziosi e favorirebbe una gestione più sostenibile del patrimonio naturale.
In assenza di modifiche sostanziali, la possibilità di ricorsi e procedure comunitarie resterebbe elevata, con conseguenze non solo ambientali ma anche economiche e reputazionali per il Paese.
In sintesi
- La controversia sul ddl caccia crea incertezza normativa che può rallentare investimenti nelle attività rurali e nel turismo naturalistico, penalizzando operatori locali e progetti di sviluppo sostenibile.
- Un’eventuale procedura d’infrazione europea comporterebbe costi diretti per la finanza pubblica e aumenterebbe il rischio percepito dagli investitori interessati a settore ambientale e gestione del territorio.
- Il dibattito evidenzia l’importanza di decisioni basate su consulenze scientifiche autorevoli; il ruolo di Ispra è cruciale per garantire politiche prevedibili e conformi alle normative comunitarie.
- Un adeguamento del testo alle direttive europee potrebbe invece favorire l’accesso a finanziamenti comunitari per la conservazione e creare opportunità per investimenti green a livello locale.