Pressioni su Keir Starmer e tensioni sui Gilt: Lombard Odier analizza i rischi politici ed economici del Regno Unito

La crescente instabilità politica nel Regno Unito sta aumentando le pressioni sul Primo Ministro Keir Starmer, ma secondo gli analisti di Lombard Odier non rappresenta, almeno per ora, il principale fattore dietro il rialzo dei rendimenti dei Gilt, i titoli di Stato britannici. In un report firmato da Bill Papadakis, in foto, Senior Macro Strategist, l’istituto evidenzia come il quadro politico stia contribuendo ad accrescere l’incertezza, senza tuttavia modificare radicalmente le prospettive sulla politica fiscale britannica.

L’analisi sottolinea che, nonostante le crescenti difficoltà del governo laburista e il possibile avvio di una competizione per la leadership interna, uno spostamento significativo della linea economica del Paese non rappresenta lo scenario centrale atteso dagli investitori.

Keir Starmer sotto pressione dopo il calo di consenso

Secondo Lombard Odier, il futuro politico di Keir Starmer appare sempre più incerto dopo il forte ridimensionamento del Partito Laburista nelle elezioni amministrative del 7 maggio. Il report evidenzia come il Primo Ministro stia affrontando livelli di popolarità molto bassi e crescenti difficoltà nel recuperare terreno dopo una serie di errori politici recenti. A ciò si aggiunge una progressiva perdita di sostegno da parte di alcuni parlamentari del partito e di membri del governo.

L’eventualità di una lunga competizione per la leadership viene considerata una delle variabili che stanno contribuendo a incrementare il premio per il rischio richiesto dagli investitori sui titoli di Stato britannici. I rendimenti dei Gilt trentennali hanno infatti raggiunto livelli record, riflettendo i timori di un possibile cambiamento negli equilibri politici e fiscali del Paese.

I possibili scenari per la leadership Labour

Nel report vengono citati alcuni potenziali candidati alla leadership del Partito Laburista. Tra questi figura Andy Burnham, attuale sindaco di Greater Manchester, percepito dai mercati come una figura potenzialmente favorevole a un aumento della spesa pubblica. Tuttavia, l’analisi precisa che Burnham dovrebbe prima ottenere un seggio parlamentare per poter competere ufficialmente e che, in caso di incarico di governo, potrebbe adottare un approccio più prudente verso i mercati obbligazionari.

Tra gli altri nomi considerati figurano Angela Rayner, ex vicepremier, ed Ed Miliband, Segretario all’Energia, entrambi associati a posizioni più orientate a sinistra, mentre Wes Streeting, figura ritenuta più centrista, potrebbe mantenere maggiore continuità con l’attuale impostazione politica. Secondo il report, le sue dimissioni dal governo del 14 maggio potrebbero persino fungere da catalizzatore per l’apertura della corsa alla leadership.

Nessuna svolta fiscale radicale nello scenario base

Nonostante le speculazioni politiche, Lombard Odier ritiene improbabile un cambiamento immediato e radicale della politica fiscale britannica. Qualunque nuovo Primo Ministro si troverebbe infatti a operare sotto gli stessi vincoli macroeconomici e finanziari dell’attuale esecutivo. Inoltre, il ricordo della breve esperienza di Liz Truss nel 2022 e delle turbolenze di mercato provocate dal cosiddetto “mini-budget” continua a rappresentare un monito per chiunque voglia adottare politiche di bilancio particolarmente espansive.

L’istituto ricorda inoltre che il governo guidato da Keir Starmer, insediatosi nel 2024, ha mantenuto una linea fiscale prudente, riducendo il deficit pubblico dal 5,2% al 4,3% e migliorando il saldo delle partite correnti, passato da un disavanzo del 3,6% nel 2023 al 2,4% nell’ultimo anno. Le regole fiscali del governo prevedono il pareggio tra spesa pubblica e entrate fiscali entro il 2029-2030, oltre a una riduzione del debito pubblico in rapporto al PIL nello stesso arco temporale.

Energia e Medio Oriente restano il vero driver dei Gilt

Secondo Bill Papadakis, l’instabilità politica non costituisce il fattore principale dietro il rialzo dei rendimenti dei Gilt. L’analisi evidenzia infatti come i titoli di Stato britannici fossero già in tensione dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, in parallelo con il rialzo dei rendimenti registrato negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone.

Il vero elemento di pressione sarebbe rappresentato dall’aumento dell’inflazione energetica, che rende meno probabile un taglio dei tassi da parte della Bank of England nel corso dell’anno. Al contrario, i mercati starebbero iniziando a considerare persino il rischio di nuovi rialzi dei tassi di interesse, scenario che ha interrotto il rally dei Gilt osservato nei primi mesi dell’anno.

Lo scenario centrale: riapertura dello Stretto di Hormuz e ritorno ai tagli dei tassi

Lo scenario considerato più probabile da Lombard Odier prevede una graduale normalizzazione del conflitto con l’Iran e una progressiva riapertura dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo gli analisti, ciò favorirebbe un rallentamento dell’inflazione nel Regno Unito, riportando l’attenzione sui fondamentali economici britannici, caratterizzati da crescita moderata e mercato del lavoro meno dinamico.

In questo contesto, la Bank of England potrebbe tornare a valutare politiche di allentamento monetario nel 2027, rafforzando una visione costruttiva di medio periodo sui Gilt britannici.