Il boom dei data center spinge la domanda di project manager e figure ibride

Urbanisti, project manager, ingegneri elettrici e termotecnici, energy manager, esperti di ICT, specialisti di network & security, site reliability engineer, cloud specialist, coordinatori della sicurezza e responsabili di cantiere: dietro a ogni data center si articola una pluralità di competenze che il sistema-Italia sta cercando di mettere a regime.

L’Osservatorio data center del Politecnico di Milano stima che nel triennio 2026-2028 potrebbero concretizzarsi investimenti superiori ai 25 miliardi su 83 nuovi progetti; nel triennio precedente, ricorda lo studio, circa il 68% degli annunci si è poi tradotto in cantieri effettivi.

Un data center nasce molto prima del movimento terra: si parte dall’individuazione delle aree idonee, dalle autorizzazioni e dalla valutazione di impatto ambientale, fasi che richiedono generalmente dai sei ai diciotto mesi. Seguono le compensazioni territoriali, la progettazione civile — spesso su brownfield industriali — la fase impiantistica e infine l’allestimento ICT. Per un impianto edge, compatto, il tempo stimato dalla progettazione al collaudo è di 12-24 mesi; per un hyperscaler su larga scala i tempi possono raddoppiare.

La ricerca dei professionisti

Michele Ruta ha dichiarato:

“La gamma di figure coinvolte è molto ampia e il mercato è più aperto di quanto si immagini. Oltre ai grandi hyperscaler, operano operatori edge, pubbliche amministrazioni e aziende che sviluppano data center proprietari e necessitano di professionisti per fasi specifiche. Le opportunità esistono, ma richiedono una strategia territoriale, con attenzione particolare al Sud del paese.”

Lo snodo più complesso, secondo diversi operatori, è l’individuazione del project manager: non serve un tecnico eccessivamente verticale, bensì una figura in grado di governare le diverse fasi del progetto, dialogando con l’ingegnere e con il committente.

Carlotta Matteja ha affermato:

“Occorrono profili capaci di tradurre una richiesta di servizio in una soluzione tecnologica. Chi saprà farsi interlocutore unico tra committente e filiera avrà un ruolo determinante nello sviluppo del settore.”

Umberto Babuscio e Alessandro Fregosi hanno aggiunto:

“Non basta contare su bravi specialisti IT: è necessario orchestrare un sistema integrato che comprenda energia, connettività, applicazioni e servizi. Servono figure ibride, in grado di collegare tecnologia e strategia industriale e di dialogare efficacemente con istituzioni, operatori energetici e partner tecnologici. Su questo terreno si deciderà la competitività del sistema nazionale.”

Sul fronte della formazione, Ida ha avviato con il Politecnico di Milano il Learning lab data center, un percorso extracurricolare articolato in cinque o sei moduli che copre le fasi dall’individuazione del sito alla messa in esercizio e prevede crediti formativi. Sono previste inoltre sessioni informative in atenei come la Bocconi e la Luiss.

Carlotta Matteja ha spiegato:

“L’obiettivo è colmare il gap di conoscenza su un’infrastruttura ancora poco nota. Una barriera iniziale è la conoscenza dell’inglese, fondamentale per accedere a un mercato globale.”

Umberto Babuscio ha affermato:

“La grande sfida è far evolvere le competenze già presenti in azienda. Una quota significativa dei professionisti sul campo proviene dal broadcasting e dall’IT tradizionale: va accompagnata verso scenari operativi e tecnologici completamente nuovi.”

Alle esigenze di competenze si sommano questioni infrastrutturali e regolatorie: la crescente domanda di potenza richiede investimenti nella rete elettrica e soluzioni per l’integrazione delle energie rinnovabili, oltre a procedure amministrative più snelle per accelerare i cantieri. La cooperazione tra aziende private, gestori di rete come Terna, amministrazioni locali e istituzioni europee potrà facilitare lo sviluppo di progetti competitivi e sostenibili sul piano ambientale.

Per il tessuto produttivo italiano l’espansione dei data center rappresenta un’opportunità per la filiera: dalle imprese edili specializzate alle società di impiantistica, fino ai fornitori di soluzioni energetiche e digitali. La sfida sarà trasformare gli annunci in investimenti reali, valorizzando competenze locali e incentivando modelli di partenariato pubblico-privato che perseguano sia la crescita economica sia la compatibilità ambientale.

In sintesi

  • Il boom dei progetti di data center crea nuove nicchie per professionisti ibridi: investire nella formazione tecnica e manageriale diventerà cruciale per convertire gli annunci in occupazione qualificata.
  • Gli oltre 25 miliardi stimati implicano impatti significativi sulla domanda energetica e sulle reti; ciò apre opportunità per fornitori di soluzioni di stoccaggio, rinnovabili e stabilità della rete.
  • La capacità del sistema-paese di attrarre e realizzare progetti dipenderà da semplificazioni regolatorie e da partnership tra pubblico e privato, elementi determinanti per accelerare cantieri e limitare i rischi di delocalizzazione.
  • Per gli investitori nazionali ed esteri, il valore aggiunto italiano risiede nella disponibilità di competenze locali e nella possibilità di sviluppare cluster regionali che riducano costi logistici e tempi di realizzazione.


Author: Tony
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