Dimissioni tra tensioni e accuse

Piero Ferrari, vicepresidente di Ferretti, ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato, annunciando l’addio in una lettera indirizzata al consiglio di amministrazione e al collegio dei revisori. La comunicazione, redatta in inglese per essere chiara agli azionisti internazionali — tra cui il socio di maggioranza relativa Weichai (39,5%) — arriva poco prima dell’assemblea convocata per il rinnovo del consiglio, dove il suo mandato sarebbe comunque scaduto il giorno successivo.

Dettagli della lettera

Piero Ferrari ha scritto:

“Presento le mie dimissioni da vicepresidente e membro del consiglio di amministrazione, con effetto immediato.”

Piero Ferrari ha scritto:

“Amo profondamente questa azienda, ma non posso più associare il mio nome e la storia che esso rappresenta, per l’industria italiana, a questa impresa.”

Contesto della battaglia azionaria

La lettera si colloca nel mezzo di una contesa tra azionisti che ha visto fronteggiarsi da un lato Weichai e, dall’altro, Kkcg, la holding ceca guidata da Karel Komàrek. Kkcg ha promosso un’opa parziale sulle azioni di Ferretti alla quale ha aderito anche lo stesso Piero Ferrari, con l’obiettivo di confermare il board uscente guidato da Alberto Galassi.

La competizione ha spinto Weichai a rafforzare la propria posizione acquistando azioni sul mercato, anche tramite società collegate, mentre Kkcg è arrivata a detenere complessivamente il 28,2% del capitale, comprensivo del 5% attribuito al kuwaitiano Bader Al-Kharafi. Lo scontro ha innescato tensioni sulla governance e sul corretto svolgimento delle procedure assembleari.

Critiche sulla governance e presunte irregolarità

Piero Ferrari ha sottolineato:

“In occasione di una decisione cruciale degli azionisti, come il rinnovo del cda, diverse entità vicine a una fazione sembrano aver adottato una strategia volta a impedire una discussione e una votazione sostanziali, ostacolando la normale sollecitazione di deleghe che dovrebbe caratterizzare una società quotata.”

Piero Ferrari ha aggiunto:

“Le acquisizioni di partecipazioni sono avvenute in modo tale da apparire al di fuori delle soglie normative vigenti e ho assistito a una sorta di arroganza durante l’intero processo che ha impedito un giudizio imparziale sull’offerta pubblica.”

Secondo Piero Ferrari, la vicenda ha attirato l’attenzione della stampa e delle autorità di vigilanza, incluse le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri, circostanza che potrebbe dare luogo a verifiche sulla legittimità di alcune acquisizioni da parte di soggetti esteri.

Implicazioni per il settore e per gli investitori

Il caso interessa non solo la governance interna di Ferretti, gruppo noto per i marchi di lusso come Riva, ma anche il più ampio comparto nautico italiano, settore con forte valore simbolico ed economico. Le contestazioni di trasparenza e le possibili verifiche regolamentari possono avere ricadute sulla fiducia degli investitori e sulla valutazione del titolo in Borsa.

Dal punto di vista istituzionale, la menzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri richiama l’attenzione sul ruolo delle autorità nella tutela degli interessi strategici nazionali; in casi analoghi è possibile l’uso di strumenti di controllo o di misure di golden power per valutare operazioni che coinvolgono partecipazioni estere in settori ritenuti sensibili.

Per gli azionisti e per gli operatori di mercato, la vicenda mette in luce l’importanza di pratiche di sollecitazione delle deleghe chiare e trasparenti, oltre alla necessità di meccanismi di governance che riducano il rischio di conflitti tra grandi investitori e tutelino il valore a lungo termine dell’azienda.

In sintesi

  • La dimissione di Piero Ferrari accentua l’incertezza sulla governance di Ferretti, potenzialmente aumentando la volatilità del titolo e il rischio percepito dagli investitori istituzionali.
  • Le contestazioni procedurali e il coinvolgimento di autorità governative suggeriscono che eventuali interventi regolatori potrebbero influenzare future operazioni di M&A che coinvolgono partecipazioni estere in settori strategici.
  • Per gli investitori italiani, la vicenda sottolinea l’importanza di valutare non solo i fondamentali aziendali ma anche la qualità delle pratiche di corporate governance e la stabilità del controllo azionario.


Author: Tony
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