Due offerte per i rami d’azienda di Tiscali: sindacati intensificano il pressing sulla regione
- 9 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Due offerte sono arrivate sul tavolo per le attività operative di Tiscali, mentre si avvia la seconda fase della procedura che prevede l’affitto dei rami d’azienda: il termine per la presentazione di nuove istanze è scaduto il 30 aprile e ora si valuta il futuro delle diverse linee di business.
Tiscali è una società di telecomunicazioni nata negli anni Novanta e con sede a Cagliari, fondata da Renato Soru. Nel tempo ha sviluppato servizi rivolta sia al mercato consumer che business e ha accumulato marchi e asset riconoscibili che oggi sono al centro delle offerte in corso.
Le offerte
Per la parte consumer la proposta ritenuta attualmente prevalente è quella di affitto con opzione di acquisto del ramo B2C, comprensivo dei servizi di posta web e dei marchi «Tiscali» e «Linkem», presentata da Canarbino con scadenza del 1° marzo 2026 e confermata come unica offerta valida alla chiusura dei termini.
Per la componente business, relativa al ramo B2B di GO Internet — inclusa la partecipazione in X-Stream Srl — è stata invece ricevuta un’offerta irrevocabile da parte di un gruppo tecnologico italiano attivo nelle infrastrutture cloud e nei servizi di hosting, per un corrispettivo complessivo di Euro 4.200.000.
I nodi da sciogliere
Sul fronte procedurale resta aperta la convocazione del 15 maggio prevista nell’ambito della composizione negoziata della crisi, strumento giuridico che favorisce il negoziato tra impresa, creditori e parti sociali per individuare soluzioni di risanamento evitando il fallimento.
È inoltre prevista (da confermare) una riunione il 25 maggio presso il MIMIT — il Ministero delle Imprese e del Made in Italy — che può svolgere un ruolo di coordinamento tra istituzioni, imprese e parti sociali per cercare soluzioni industriali di lungo periodo o eventuali misure di sostegno.
Il 30 aprile è stata inoltre sospesa la pubblicazione del quotidiano online del gruppo, decisione che accentua le incognite sulla gestione della comunicazione aziendale e sulle risorse impiegate nella struttura editoriale.
Antonello Marongiu ha detto:
“Ora si andrà incontro a questi appuntamenti per cercare di trovare una soluzione; l’obiettivo è comunque salvare l’azienda e il patrimonio di professionalità che si sono formate nel corso degli anni.”
Le richieste di incontro
I sindacati hanno avviato le richieste di consultazione sia con l’azienda sia con le istituzioni territoriali per ottenere un quadro chiaro delle prospettive occupazionali e della gestione delle diverse unità operative.
Tonino Ortega ha detto:
“Presenteremo una richiesta di incontro per un esame congiunto dello stato della vertenza con l’azienda e chiederemo un incontro alla Regione per capire come anche le istituzioni intendono muoversi. È fondamentale verificare se per alcune decine di lavoratori ci sarà la possibilità di un passaggio con il potenziale acquirente o se si determineranno situazioni di esclusione.”
I sindacati sottolineano il rischio di uno «spezzatino» delle attività, con l’esclusione di circa cinquanta lavoratori dalle transazioni in corso; per questo sollecitano l’intervento della Regione Sardegna e degli enti locali per definire percorsi di tutela occupazionale o soluzioni di ricollocazione.
Le prossime settimane saranno decisive: oltre alla verifica formale delle offerte, servirà valutare l’adeguatezza dei piani industriali dei potenziali acquirenti, le condizioni per il passaggio di contratti e personale, e le autorizzazioni regolamentari eventualmente necessarie per la cessione di servizi e infrastrutture.
Dal punto di vista finanziario e di mercato, la cifra indicata per il ramo B2B suggerisce un’operazione su asset in difficoltà o in fase di ristrutturazione, mentre la possibile conservazione dei marchi consumer con un affitto seguito da acquisto potrebbe essere pensata per preservare la base clienti e valorizzare il brand nel processo di turnaround.
In sintesi
- La possibile separazione dei rami B2C e B2B riflette una dinamica di disaggregazione che può accelerare la riorganizzazione del mercato delle telecomunicazioni: investitori strategici potrebbero sfruttare asset brandizzati per consolidare quote di mercato a costi contenuti.
- Il prezzo indicato per il ramo B2B segnala valutazioni contenute, offrendo opportunità per operatori specializzati in infrastrutture cloud e hosting, ma richiede al contempo investimenti significativi per rilanciare servizi e integrazione tecnologica.
- Per gli investitori istituzionali italiani la vicenda mette in evidenza il ruolo delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni regionali nel facilitare transizioni industriali che preservino capitale umano e competenze tecniche locali.
- Il rischio di frammentazione delle attività impone attenzione agli scenari occupazionali: per il tessuto economico regionale, mantenere competenze nel settore digitale è cruciale per attrarre futuri investimenti e limitare costi sociali.