La privacy e la responsabilità possono convivere on-chain, dicono i panelisti a Consensus Miami

La visibilità che offrono le blockchain pubbliche rende le transazioni tracciabili e verificabili, ma questa trasparenza spesso si scontra con il diritto alla privacy degli utenti e con la promessa originaria delle criptovalute di consentire scambi senza esporre identità personali.

Per risolvere questa contraddizione, diversi operatori del settore propongono un vero e proprio layer di intelligence on‑chain che combini architetture ibride con il monitoraggio a livello di wallet address, consentendo controllo e responsabilità senza svelare automaticamente l’identità dei singoli utenti.

Layer di intelligence on‑chain

L’approccio prevederebbe la separazione delle funzioni: reti private e permissioned per assicurare responsabilità e governance, catene pubbliche permissionless per garantire liquidità, e strumenti di blockchain forensics per analizzare e filtrare i flussi monetari a livello di indirizzo.

Rajeev Bamra, responsabile della strategia per l’economia digitale presso Moody’s Ratings, ha offerto una sintesi dei bisogni fondamentali che l’intelligence dovrebbe soddisfare:

“Chi è? Cosa sta facendo? E posso fidarmi del record?”

Bamra ha inoltre spiegato come l’architettura non sarà uniformemente pubblica o privata, ma ibrida: le reti private permissioned offriranno affidabilità e tracciabilità, mentre le reti pubbliche permissionless forniranno la liquidità mancante alle soluzioni private.

Secondo le sue valutazioni, il mercato istituzionale della finanza digitale si aggirerebbe oggi intorno ai 35 miliardi di dollari, pur restando molto distante dai flussi annuali che passano per le infrastrutture tradizionali di clearing; allo stesso tempo ha sottolineato una crescita significativa del settore negli ultimi anni.

Prospettiva degli exchange non‑custodial

Pauline Shangett, chief strategy officer di ChangeNOW, ha difeso la prospettiva dell’utente finale, ricordando le origini semi‑anonime di Bitcoin come “contante digitale”.

“Bitcoin alla base, nella sua origine, era una specie di contante digitale semi‑anonimo.”

ChangeNOW, che non impone KYC di default, si appoggia a fornitori di AML e a società di blockchain forensics per monitorare i flussi a livello di indirizzo. L’obiettivo è mettere in luce collegamenti tra indirizzi senza necessariamente associare ogni indirizzo a una persona fisica.

Pauline Shangett ha precisato che, quando le autorità competenti richiedono informazioni, la piattaforma può fornire dati sulle transazioni senza rivelare pubblicamente l’identità dell’utente coinvolto, mantenendo così la possibilità di operare scambi senza registrazione obbligatoria ma con controlli interni e collaborazione giudiziaria.

Quadro normativo e responsabilità

Sul versante regolamentare, strumenti normativi transnazionali e nazionali pongono le stesse domande di fondo su qualità degli asset, segregazione delle risorse e responsabilità legale, pur divergendosi nelle specifiche tecniche e operative.

Rajeev Bamra ha evidenziato il doppio movimento: affinità negli obiettivi regolatori ma frammentazione nelle modalità di attuazione:

“Crediamo che ci sia una convergenza di intenti a livello regolatorio, ma una frammentazione nella realtà o nell’esecuzione.”

In ambito europeo il riferimento principale è il Markets in Crypto‑Assets Regulation (MiCA), mentre negli Stati Uniti alcune proposte di legge (tra cui il cosiddetto GENIUS Act) cercano di disciplinare aspetti analoghi; le differenze operative tra ordinamenti possono però creare rischi di arbitraggio normativo e complicare l’implementazione di standard condivisi.

Pauline Shangett ha poi spostato l’attenzione sulla questione della responsabilità legale, suggerendo un criterio pratico per individuare chi debba essere ritenuto responsabile nell’applicazione delle regole:

“Gli agenti che dovrebbero essere ritenuti responsabili per i framework regolatori e la loro adozione sono coloro che si occupano di emissione e non di trasmissione.”

Questa distinzione tra emissione e trasmissione potrebbe orientare decisioni su chi debba sostenere obblighi di compliance più stringenti, con implicazioni dirette per exchange, fornitori di wallet, custodi e istituzioni finanziarie che intendono entrare nel mercato cripto.

Per il contesto italiano ed europeo, l’adozione di modelli ibridi e di strumenti di monitoraggio a livello di indirizzo potrà favorire una maggiore partecipazione istituzionale se accompagnata da regole chiare su responsabilità, segregazione patrimoniale e interoperabilità tra infrastrutture private e pubbliche.

In sintesi

  • L’integrazione di layer di intelligence on‑chain e architetture ibride può ridurre il rischio di esclusione degli investitori istituzionali, aumentando la profondità e la liquidità dei mercati cripto in Europa e in Italia.
  • Per gli investitori italiani la distinzione tra emissione e trasmissione evidenziata dagli operatori implica che prodotti strutturati e servizi custodial potrebbero essere soggetti a requisiti di compliance più stringenti, influenzando costi e modelli di pricing.
  • L’adozione diffusa di monitoraggio a livello di wallet address riduce l’attrito tra privacy e compliance, ma richiede standard tecnici condivisi per evitare frammentazione normativa e rischi di arbitraggio transfrontaliero.
  • Le scelte regolamentari future determineranno la velocità di integrazione tra mercati tradizionali e asset digitali: maggiore chiarezza normativa favorirà allocazioni più ampie da parte di gestori patrimoniali e istituzioni bancarie.


Author: Tony
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