La politica di coesione lotta contro povertà e spopolamento, ma le risorse scarseggiano

A Bruxelles torna al centro del dibattito il tema della coesione sociale e territoriale, in un quadro segnato dalle negoziazioni sul bilancio europeo per il settennato 2028-2034 che potrebbero condizionare risorse e strumenti operativi.

La nuova strategia contro la povertà

La Commissione UE ha presentato una strategia dedicata alla riduzione della povertà, accompagnata da documenti programmatici e proposte rivolte agli Stati membri.

Ursula von der Leyen ha detto:

“La povertà e l’esclusione sono sfide che possiamo e dobbiamo superare.”

La strategia indica obiettivi ambiziosi: ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà e esclusione sociale entro il 2030 e avviare un percorso che punti all’eliminazione della povertà entro il 2050.

La proposta comprende anche due comunicazioni mirate e una raccomandazione del Consiglio UE che dovrà essere approvata dagli Stati membri per tradursi in misure concrete.

Roxana Mînzatu, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea responsabile della strategia, ha evidenziato il quadro sociale aggravato dalle recenti crisi internazionali:

“Oggi ci sono 93 milioni di europei a rischio povertà e esclusione sociale e la cifra può crescere.”

Misure mirate e iter decisionale

Oltre alla definizione degli obiettivi quantitativi, la Commissione propone interventi settoriali: una raccomandazione specifica contro l’esclusione abitativa e due misure rivolte al rafforzamento dei diritti delle persone con disabilità e alla lotta alla povertà minorile, con l’intento di potenziare la Garanzia per l’infanzia varata nel 2021.

L’adozione effettiva delle iniziative dipenderà dall’esame politico e dal via libera degli Stati membri: il processo legislativo europeo coinvolgerà istituzioni come il Consiglio UE e il Parlamento europeo, e richiederà strumenti di finanziamento stabili.

In questo senso, le negoziazioni sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034 costituiscono un elemento determinante: limiti di bilancio o riallocazioni potrebbero ridurre la portata degli interventi o imporre una maggiore compartecipazione nazionale, con riflessi sulle amministrazioni regionali e sugli enti locali che in Italia gestiscono gran parte delle politiche di coesione.

Coesione territoriale e il “diritto di restare”

La seconda iniziativa presentata riguarda la coesione territoriale e prende la forma di una consultazione pubblica lanciata in vista della strategia sul “diritto di restare”, attesa entro la fine dell’anno.

La proposta, illustrata al Parlamento europeo dal vicepresidente Raffaele Fitto, mira a contrastare lo spopolamento di aree rurali e periferiche, a preservare l’accesso ai servizi essenziali e a sostenere l’equilibrio demografico attraverso misure che possono spaziare dall’innovazione dei servizi locali agli incentivi per il mantenimento o il ritorno della popolazione residente.

Gli interventi legati al concetto di diritto di restare possono avere impatti concreti su investimenti infrastrutturali, politiche abitative, connettività digitale e mobilità: elementi che influenzano direttamente il tessuto economico locale e le opportunità per imprese e investitori.

La consultazione pubblica servirà inoltre a calibrare strumenti di finanziamento e possibili sinergie con i fondi di coesione e di sviluppo rurale, ma la loro efficacia dipenderà dalla disponibilità di risorse europee e nazionali e dalla capacità delle autorità italiane di presentare progetti attuabili.

In sintesi

  • Le misure contro la povertà e l’esclusione sociale possono stimolare domanda nei settori dell’edilizia sociale e dei servizi alla persona; per gli investitori privati, ciò apre opportunità in progetti di housing sociale e infrastrutture con cofinanziamento pubblico.
  • L’incertezza legata al bilancio UE 2028-2034 rende cruciale valutare l’affidabilità dei flussi di finanziamento: strumenti di leva finanziaria e partenariati pubblico-privati potrebbero diventare necessari per compensare eventuali tagli.
  • La strategia sul diritto di restare enfatizza investimenti in connettività e servizi locali, settori che in Italia possono rivitalizzare mercati immobiliari marginali e sostenere piccole imprese locali, ma richiederanno progetti ben strutturati e governance regionale efficace.
  • Per gli operatori finanziari e i policy maker italiani, la sfida sarà tradurre gli obiettivi sociali in interventi bancabili: valutare rischi, modelli di cofinanziamento e impatti socio-economici sarà essenziale per attrarre capitali e massimizzare l’efficacia degli investimenti.


Author: Tony
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