Il governo deve promuovere l’innovazione, non punirla

Tra il 1974 e il 1986 il cosiddetto Golden State Killer commise almeno 13 omicidi accertati, oltre 67 aggressioni sessuali e circa 120 furti in undici diverse giurisdizioni della California, per poi scomparire improvvisamente; la sua identità rimase sconosciuta per più di trent’anni fino a quando non è stata ricostruita grazie a una tecnologia investigativa innovativa.

Ho guidato il team di accusa che ha portato alla condanna del responsabile impiegando la Investigative Genetic Genealogy (IGG), una metodologia che combina l’analisi del DNA forense con la ricerca genealogica per identificare sospetti a partire da tracce genetiche.

Da quando per la prima volta abbiamo usato la IGG per risolvere questo caso freddo, forze dell’ordine in tutto il mondo hanno impiegato questa tecnica per risolvere oltre mille casi rimasti irrisolti, restituendo risposte a vittime e famiglie.

Tuttavia, se i legislatori fossero intervenuti limitando o proibendo l’uso di questa tecnologia, molte persone — bambini, donne e famiglie in lutto — sarebbero state private della possibilità di ottenere giustizia. È quindi fondamentale promuovere l’innovazione responsabile, non punirla con norme improprie.

Lo stesso principio vale per tecnologie emergenti come la cryptocurrency: regole ambigue e applicazioni punitive rischiano di soffocare lo sviluppo, spingendo attività legittime verso l’ombra e all’estero, dove gli attori realmente dannosi possono operare con maggiore impunità.

Come District Attorney of Sacramento, ho passato più di venticinque anni a perseguire criminali di vario tipo: membri di gang, autori di crimini d’odio, trafficanti di droga, ma anche frodi finanziarie, corruzione e reati informatici complessi.

Per questo sono particolarmente sensibile alla necessità che la legge sia chiara. Le norme devono distinguere tra chi commette reati e chi costruisce strumenti tecnologici che, se usati correttamente, possono portare benefici alla collettività.

Origine e scopo della norma contestata

Il Congresso ha approvato quella che oggi viene applicata come Section 1960 (18 U.S.C. Section 1960) per colpire attività di trasferimento di denaro non autorizzate: esercizi che gestivano denaro altrui senza le necessarie licenze, favorendo il riciclaggio e l’elusione delle regole previste dal Bank Secrecy Act.

Si trattava di uno strumento pensato per intermediari finanziari tradizionali — sportelli, servizi di trasferimento e simili — e non per criminalizzare la mera scrittura di codice software.

Il problema dell’estensione della norma ai sviluppatori

Negli ultimi anni alcuni pubblici ministeri federali hanno esteso l’applicazione della Section 1960 fino a coinvolgere sviluppatori di tecnologie blockchain non custodiali e protocolli peer‑to‑peer. Si tratta di autori di software open source che automatizzano scambi tra parti consenzienti senza mai detenere fondi degli utenti.

Questi sviluppatori non avevano clienti in senso tradizionale, non hanno mai avuto la possibilità di intercettare o deviare asset e non esercitano controllo sulla custodia dei fondi: accusarli come se fossero intermediari finanziari è un errore di prospettiva che confonde lo strumento con il soggetto che eventualmente lo utilizza per commettere reati.

L’approccio della «regulation‑by‑prosecution» ha creato un effetto disincentivante sull’innovazione open source: molti sviluppatori statunitensi sono emigrati, contribuendo a una riduzione della quota di sviluppo open source negli USA dal 25% nel 2021 al 18% nel 2025.

Ogni sviluppatore che si trasferisce fuori dalla giurisdizione statunitense è un ingegnere che costruisce infrastrutture difficilmente raggiungibili dalle autorità americane nel momento in cui qualcosa va storto, e questo non è un vantaggio per la sicurezza pubblica.

Un cambiamento di rotta e la necessità di una legge chiara

Ad aprile 2025 il DOJ ha pubblicato un memorandum intitolato “Ending Regulation-by-Prosecution”, precisando che non intende usare la Section 1960 per perseguire violazioni puramente regolatorie quando il software è realmente decentralizzato e automatizza transazioni peer‑to‑peer senza che terze parti abbiano custodia degli asset.

Tuttavia una circolare non equivale a una legge: le indicazioni possono variare con le amministrazioni e con i diversi uffici di procuratore. Per questo è importante tradurre tale principio in norme chiare attraverso il processo legislativo.

Il disegno di legge denominato Promoting Innovation in Blockchain Development Act, attualmente all’esame del Congresso, propone di ristabilire l’intento originario della Section 1960, concentrando l’azione penale sui veri intermediari finanziari non autorizzati e non su chi sviluppa software decentralizzato.

Distinguere il criminale dallo strumento

Non sono ingenuo riguardo agli abusi: esistono criminali che impiegano asset digitali per riciclare proventi illeciti o truffare vittime, e tali soggetti devono essere perseguiti con tutta la forza della legge. La questione è invece evitare di confondere il mezzo con il colpevole.

La Section 1960 resta utile e appropriata per colpire operatori custodialmente responsabili: exchange custodial che processano proventi criminali, mixer centralizzati creati per oscurare flussi illeciti, o piattaforme che operano senza la registrazione obbligatoria presso FinCEN mentre detengono asset di clienti sono bersagli legittimi della legge.

Al contrario, non è corretto applicare la stessa norma a uno sviluppatore che scrive un protocollo peer‑to‑peer in un appartamento e non ha mai toccato un singolo centesimo di altrui risorse. Giustizia richiede che le imputazioni corrispondano ai fatti e siano incardinate nelle norme progettate per quei fatti.

Un appello per regole equilibrate

Sono arrivato in questo paese da bambino come rifugiato dal Vietnam, convinto che il lavoro e il rispetto della legge permettano di costruire una vita. La stessa regola vale per la pubblica amministrazione: il rispetto della legge protegge le comunità dalla criminalità, ma deve altresì proteggere l’innovazione legittima dall’eccesso di repressione.

Dirigo un ufficio di quasi 500 persone che gestisce circa 30.000 procedimenti all’anno: so cosa significa perseguire i colpevoli e rappresentare le vittime. Per questo credo che il Governo federale abbia il dovere di correggere l’applicazione normativa, colpire i veri criminali e permettere all’innovazione americana (e internazionale) di prosperare in un quadro legale chiaro e prevedibile.

Correggere l’uso improprio della Section 1960, definire con precisione gli ambiti di responsabilità e sostenere norme che distinguano tra strumenti decentralizzati e intermediari finanziari è non solo una questione di equità legale, ma anche di interesse pubblico e di sicurezza economica.

In sintesi

  • Un’applicazione troppo estesa della normativa penale verso sviluppatori di software decentralizzato rischia di spostare competenze tecnologiche all’estero, comprimendo l’ecosistema innovativo e riducendo la capacità degli Stati Uniti (e, per riflesso, dell’Europa) di vigilare sulle infrastrutture critiche.
  • Per gli investitori italiani e europei la chiarezza normativa è essenziale: mercati regolamentati e prevedibili attirano capitale e talenti, mentre l’incertezza genera fuga di cervelli e investimenti verso giurisdizioni con regole più chiare.
  • Una distinzione netta tra strumenti e criminali permette di concentrare risorse investigative sui soggetti realmente pericolosi (exchange custodial, mixer centralizzati, operatori non registrati) senza ostacolare lo sviluppo di tecnologie open source che possono migliorare la trasparenza e la resilienza dei sistemi finanziari.
  • Per l’Italia, che punta a diventare un hub fintech europeo, sostenere norme equilibrate e interoperabili a livello internazionale può favorire l’attrazione di sviluppatori e capitali, trasformando il rischio di delocalizzazione in opportunità di crescita e competitività.


Author: Tony
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