Via ai droni marini italiani: nuovi occhi per mari e fondali
- 3 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un drone marino di superficie a guida autonoma lungo cinque metri, con un prototipo già operativo, e un secondo mezzo non presidiale da dieci metri che sarà svelato in autunno: questa è la proposta iniziale di Mirai, startup con sede in Puglia che ambisce a sviluppare sistemi basati su un’architettura integrata di robotica e AI per gestire attività in ambito civile, industriale, istituzionale e militare.
I veicoli si inseriscono in un ecosistema tecnologico che va dai mezzi a guida autonoma per il monitoraggio alle soluzioni intelligenti integrabili in flotte esistenti, fino a piattaforme software e servizi di analisi dati pensati per governare missioni marittime complesse.
L’azienda è nata dall’incontro di tre imprenditori con esperienze internazionali consolidate: Luciano Belviso, già fondatore di diverse realtà tra cui Blackshape; Luca Mascaro, attivo nel campo del design avanzato e dell’innovazione con esperienze in Sketchin e come chief innovation officer in Bip; e Davide Dattoli, fondatore di Talent Garden e angel investor nel settore tecnologico.
Round d’investimento da 3,5 milioni
Mirai è stata avviata con capitali propri dei soci e ha completato un primo round di raccolta da 3,5 milioni di euro, guidato da venture capitalist italiani come Primo Capital, Techshop e 40 Jemz Ventures, con la partecipazione di investitori angel nazionali e internazionali.
Il capitale ha permesso di costituire un team tecnico di circa 15 persone, tra robotic e system engineer provenienti da Italia, Svizzera e Germania, che lavora a fianco dei fondatori per sviluppare hardware, integrazione di sensori e piattaforme di comando remoto e autonoma.
Luciano Belviso ha detto:
“Il dominio marino è tradizionalmente esposto e oggi soffre di una carenza strutturale di personale. Inoltre, i Paesi della UE stanno rivedendo i loro budget per la difesa, anche per raggiungere gli obiettivi concordati con la Nato, e si percepisce che la vulnerabilità delle rotte e delle aree costiere richiede soluzioni autonome e scalabili. Con Mirai puntiamo a creare una leadership europea nell’ocean economy, sfruttando la filiera navale presente in Italia e le competenze robotiche del nostro team.”
Scafi da 5 e 10 metri di lunghezza
I prototipi sono pensati per ruoli diversi: il mezzo da cinque metri è orientato a operazioni costiere e di sorveglianza, mentre la versione da dieci metri è concepita per missioni di persistent ISR, ovvero attività prolungate di intelligence, sorveglianza e ricognizione.
I veicoli operano in modo autonomo: ricevono obiettivi operativi — per esempio il pattugliamento di una zona — e pianificano la navigazione, la gestione degli ostacoli e le modalità di occultamento quando necessario. Sebbene non siano sommergibili, i mezzi si avvalgono di array di sensori e di sonar attivi per raccogliere informazioni affidabili sulla superficie e sui fondali.
La piattaforma tecnologica comprende anche software di mission planning, integrazione con sensori remoti e tool di elaborazione dati per produrre intelligence fruibile dai centri di comando. L’approccio privilegia la modularità, per permettere l’integrazione di questi asset in flotte già operative o in progetti di monitoraggio ambientale e infrastrutturale.
Dal punto di vista industriale, il progetto sfrutta il tessuto produttivo navale italiano — dalla cantieristica civile ai fornitori della difesa — creando opportunità di crescita per i fornitori di elettronica, componentistica e software specializzato.
Sul piano regolatorio e operativo, la diffusione di piattaforme autonome in mare richiederà procedure condivise per le prove in mare, norme per la gestione del traffico marittimo e certificazioni sulle interfacce uomo-macchina: fattori che influiranno sui tempi di adozione e sul valore delle prime commesse pubbliche e private.
Mercati potenziali includono la sorveglianza costiera, la sicurezza portuale, operazioni a supporto di impianti offshore (come parchi eolici e piattaforme energetiche), attività scientifiche e interventi di tutela ambientale, oltre agli ambiti di difesa e intelligence.
Per gli investitori interessati alle tecnologie marittime, il settore combina elementi di deep tech ad alta intensità di capitale con un potenziale commerciale legato a appalti pubblici e contratti internazionali: la capacità di certificare i sistemi e di instaurare partnership industriali sarà determinante per scalare il modello di business.
In sintesi
- L’ingresso di piattaforme autonome come quelle sviluppate da Mirai può accelerare la modernizzazione della filiera navale italiana, generando ordini per fornitori locali di componentistica e software.
- La natura deep tech del prodotto implica cicli di investimento più lunghi: la capacità di ottenere certificazioni e contratti pubblici sarà cruciale per ridurre il rischio operativo e attrarre capitali di follow‑on.
- L’adozione su scala europea potrebbe favorire esportazioni e partnership internazionali, ma dipenderà dalla definizione di standard comuni e da politiche di sostegno alla difesa e alla sicurezza marittima nell’ambito della UE.
- Per gli investitori privati, le opportunità più interessanti si trovano agli incroci tra sicurezza, offshore energy e monitoraggio ambientale, settori che offrono domanda ricorrente e possibilità di ricavi ricorrenti legati ai servizi di data analysis.