Crescita record di ingegneri e scienziate nei paesi europei

La tendenza a lungo termine è positiva: nelle economie dell’Unione europea cresce il numero di donne impiegate come scienziate e ingegneri, con un aumento marcato negli ultimi sedici anni e una progressione che ha portato le presenze da 3,4 milioni nel 2008 a 7,9 milioni nel 2024.

Eurostat ha dichiarato:

“In tutte le attività economiche, le donne hanno rappresentato il 40,5% della forza lavoro di scienziati e ingegneri nel 2024. Questa quota era più alta nel totale dei servizi ad alta intensità di conoscenza con una percentuale del 45,1% e nelle categorie di servizi con un 45,0%. Nella produzione, le donne rappresentavano il 22,4% degli scienziati e degli ingegneri, mentre in altre attività, quella quota era del 23,6%.”

Crescita complessiva e lettura dei dati

Il rialzo della partecipazione femminile nel settore STEM (science, technology, engineering and mathematics) è significativo, ma la distribuzione rimane diseguale tra i settori: i servizi a elevata intensità di conoscenza attirano più donne, mentre la produzione industriale mostra ancora una forte predominanza maschile. Questo profilo settoriale influenza sia la dinamica salariale sia le opportunità di carriera e innovazione tecnologica.

Distribuzione geografica: chi è in testa e chi resta indietro

La percentuale più alta di donne occupate come scienziate e ingegneri nel 2024 si è osservata in Lettonia (50,9%), seguita da Danimarca (48,8%), Estonia (47,9%), Spagna (47,6%) e dalle congiunte Bulgaria e Irlanda (entrambe 47,3%).

Al contrario, i paesi con la minore rappresentanza femminile sono stati Finlandia (30,7%), Ungheria (31,7%), Lussemburgo (32,4%), Slovacchia (33,6%) e Germania (34,6%). In alcune regioni la disparità è ancora più evidente, con quattro aree della Spagna che superano il 50% e realtà regionali in testa alla classifica o, viceversa, nell’ultimo decile.

Tra le aree con le percentuali più basse figurano la regione ungherese di Közép-Magyarország (30,0%), la regione finlandese di Manner-Suomi (30,7%) e alcune regioni tedesche come Renania-Palatinato, Baden-Württemberg e Assia, dove la composizione settoriale e i percorsi formativi possono spiegare in parte la differenza.

La situazione in Italia

In Italia la presenza femminile tra scienziati e ingegneri è ancora inferiore alla media europea: le stime regionali mostrano una quota del 38,0% nel Centro, 37,5% nelle Isole, 34,9% nel Nord Ovest, 34,6% nel Nord Est e 31,1% nel Sud. Si registrano però segnali positivi nelle iscrizioni femminili all’albo degli ingegneri, segno di un progressivo cambiamento nelle scelte formative.

Le differenze tra aree italiane riflettono fattori combinati: offerta formativa locale, presenza di settori produttivi femmin-oriented o meno, politiche di conciliazione lavoro-famiglia e la percezione sociale delle professioni tecniche. Interventi coordinati tra Ministero dell’Istruzione, università ed enti locali potrebbero accelerare la parità di genere nei percorsi STEM.

Fattori strutturali e implicazioni politiche

Le divergenze territoriali e settoriali indicano che la mera crescita numerica non basta: è necessario intervenire su orientamento scolastico, formazione continua, sostegni alla maternità e incentivi all’assunzione femminile in settori tradizionalmente maschili. A livello europeo la raccolta dati di Eurostat supporta le decisioni della Commissione europea e degli Stati membri per programmare fondi e misure mirate.

Sul piano economico, un incremento strutturale della presenza femminile in ambito tecnologico può favorire innovazione, competitività delle imprese e riequilibrio salariale. Per gli investitori, la maggiore diversità nei team di ricerca e sviluppo è spesso associata a una migliore capacità di innovare e a performance aziendali più resilienti nel medio-lungo termine.

Prospettive per il mercato del lavoro e per le politiche pubbliche

Per consolidare il trend occorrono politiche integrate: promozione delle STEM nelle scuole secondarie, borse di studio per donne in discipline tecniche, programmi di mentoring e misure fiscali o contributive che incentivino le imprese a favorire l’ingresso e la permanenza femminile nei ruoli tecnici.

A livello regionale, uno sforzo coordinato tra istituzioni locali, atenei e imprese può ridurre i divari e valorizzare i contesti con potenziale di crescita, trasformando la maggiore partecipazione femminile in un vantaggio competitivo per l’industria italiana.

In sintesi

  • L’aumento delle donne in STEM rappresenta un’opportunità per incrementare l’innovazione produttiva: per il mercato italiano, rafforzare questo trend potrebbe migliorare la competitività delle PMI tecnologiche.
  • Per gli investitori, la crescita della diversità nei team R&S può tradursi in aziende più resilienti; settori come biotech e servizi ad alta conoscenza potrebbero offrire maggiore valore nel medio periodo.
  • Le disuguaglianze regionali indicano spazi per politiche locali mirate; investimenti in formazione e infrastrutture umane nelle regioni meridionali possono ridurre il gap occupazionale e ampliare il bacino di talenti.
  • Interventi coordinati fra università, ordini professionali e istituzioni pubbliche possono accelerare la transizione, con effetti positivi sulla produttività nazionale e sulle prospettive di crescita economica.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.