Rifiuti: la svolta siciliana messa alla prova dai cantieri

Francesco Colianni, assessore regionale con delega all’Energia, lega il nuovo piano regionale ai progetti di termovalorizzazione previsti per Palermo e Catania, presentandoli come occasione per trasformare un problema di lungo periodo in una risorsa energetica per la regione.

Francesco Colianni ha detto:

“Stiamo cercando di far diventare una criticità storica un’opportunità. I termovalorizzatori producono energia e ci candidiamo a diventare l’hub energetico del Paese.”

La documentazione commissariale prevede una dotazione finanziaria di circa 800 milioni nell’ambito del Accordo di coesione 2021-2027. I due impianti indicati — Bellolampo a Palermo e Pantano d’Arci a Catania — sono progettati per trattare complessivamente 600mila tonnellate annue di rifiuti, 300mila tonnellate per ciascuna struttura, con una potenza elettrica stimata in circa 50 MWe.

Termovalorizzatori, primo banco di prova

Il primo test operativo indicato dal cronoprogramma è la consegna dei Pfte (progetti di fattibilità tecnico‑economica), prevista come passo essenziale prima delle verifiche formali. Dopo la consegna seguiranno la fase istruttoria, i pareri tecnici e ambientali, la Valutazione di Impatto Ambientale, la gara per l’appalto integrato, l’aggiudicazione, la redazione del progetto esecutivo, l’esecuzione dei lavori e il collaudo finale.

Il calendario ufficiale punta a una prima entrata in esercizio degli impianti entro il 2028, con un impatto pieno sulla chiusura del ciclo rifiuti atteso per il 2029. Sul percorso permangono rischi ordinari delle grandi opere: tempi di autorizzazione, contenziosi, possibili varianti progettuali e il rischio di aumenti dei costi di costruzione e gestione.

Il nodo dei dati

La fotografia aggiornata del sistema rifiuti regionale è pubblicata dai monitoraggi nazionali: la programmazione presentata fa riferimento ai flussi più utili per la pianificazione, ma esiste una differenza tra i dati di base usati per i progetti e quelli più recenti disponibili a livello nazionale. Nel dettaglio, i flussi considerati per la pianificazione includono circa 2,15 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con quasi 958mila tonnellate di indifferenziato e oltre 1,18 milioni di tonnellate di raccolta differenziata nel periodo di riferimento.

Nel 2024 la raccolta differenziata nazionale ha raggiunto mediamente il 67,7%, mentre la Sicilia si attesta intorno al 55,5%, ancora sotto l’obiettivo comunitario e nazionale del 65%. All’interno del territorio regionale pesano in particolare le performance delle grandi città: secondo rilevazioni di Legambiente la raccolta differenziata è particolarmente bassa a Palermo (intorno al 17,3%) e relativamente contenuta a Catania (circa 33,6%), elementi che influenzano saturazione delle discariche e necessità di esportazione dei rifiuti.

La prova sarà nei cantieri

Il piano segna un cambio di fase nella strategia regionale: accanto agli investimenti in termovalorizzazione sono previste piattaforme di preparazione della materia, iniziative per il recupero, produzione di Css e la gestione di discariche residue. Tuttavia, il passaggio dalla pianificazione alla realizzazione rappresenta il vero banco di prova per verificare capacità amministrativa, tenuta delle gare e congruità economica degli interventi.

Tra i punti critici individuati vi sono colli di bottiglia logistici e impiantistici, come le criticità dell’impianto di Lentini e la necessità di potenziare la capacità di Bellolampo, oltre alla debolezza della raccolta differenziata nelle aree metropolitane che rimane il principale fattore di pressione sulle discariche e sui costi di gestione dei rifiuti.

Dal punto di vista economico e degli investimenti, la realizzazione degli impianti può generare ricadute occupazionali nel breve periodo e flussi di ricavo legati alla produzione di energia elettrica e al trattamento del rifiuto. Tuttavia gli operatori e gli enti locali dovranno contemperare la necessità di infrastrutture termiche con la transizione verso modelli di economia circolare che privilegiano prevenzione, riuso e recupero di materia.

Per governare questa fase saranno cruciali capacità di progettazione, trasparenza nelle gare pubbliche, controllo dei tempi autorizzativi e coordinamento tra amministrazioni per minimizzare ricorsi e ritardi, nonché politiche di incentivazione per aumentare la raccolta differenziata nelle aree urbane.

In sintesi

  • La realizzazione dei termovalorizzatori rappresenta un’opportunità per ridurre l’export di rifiuti e recuperare energia, ma richiede una solida gestione delle gare e delle autorizzazioni per evitare ritardi e aumenti dei costi.
  • Per gli investitori è essenziale monitorare i rischi regolatori e di contenzioso; i progetti possono offrire ritorni su lungo periodo se accompagnati da contratti di fornitura e tariffazione stabili.
  • Migliorare la raccolta differenziata nelle grandi città sarà determinante per ridurre la pressione sulle discariche e ottimizzare la resa economica degli impianti, favorendo modelli di economia circolare sostenibili per il sistema produttivo regionale.