Canada: divieto alle donazioni politiche in criptovalute approvato in voto chiave con il sostegno dei conservatori
- 27 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Canada ha compiuto un passo significativo verso il divieto delle donazioni politiche in criptovalute: il disegno di legge noto come Bill C-25, o Strong and Free Elections Act, ha superato la seconda lettura alla House of Commons ed è stato rinviato a commissione per un esame più approfondito.
Il contenuto del provvedimento
Il testo propone il divieto delle contribuzioni politiche effettuate in criptovalute, insieme a strumenti come i mandati postali e i prodotti di pagamento prepagati, considerati metodi difficili da tracciare.
La misura riguarderebbe l’intero sistema federale: registered parties, associazioni di circoscrizione elettorale, candidati, partecipanti a contese per la leadership e le nomination, nonché soggetti terzi che svolgono attività pubblicitarie in campagna elettorale.
I destinatari di eventuali donazioni in criptovalute dovrebbero restituirle entro 30 giorni oppure versarle al Receiver General, l’equivalente canadese del U.S. Treasury.
Iter parlamentare e dibattito
Il passaggio in seconda lettura indica che i legislatori concordano sui principi generali del provvedimento prima della fase di esame dettagliato e delle possibili modifiche in commissione.
In aula il principale sostenitore del disegno di legge è stato Kevin Lamoureux, segretario parlamentare liberale al capogruppo del governo alla Camera, il quale ha trattato nella sua introduzione temi come le intelligenza artificiale, i deepfake e l’ingerenza straniera. Secondo il resoconto ufficiale, la criptovaluta non è stata al centro del suo intervento.
Alcuni deputati del partito conservatore, guidato da Pierre Poilievre — che nelle campagne precedenti aveva assunto posizioni favorevoli alle criptovalute — hanno sollevato questioni relative alla regolamentazione del finanziamento politico e all’applicazione delle nuove restrizioni.
Nonostante interrogativi e osservazioni da più parti, la normativa non ha incontrato un’opposizione focalizzata esclusivamente sulle criptovalute; i conservatori hanno votato a favore dell’invio in commissione, mentre altri gruppi d’opposizione hanno espresso riserve su elementi diversi del testo.
Motivazioni e raccomandazioni degli organi elettorali
L’adozione del divieto segue un percorso iniziato nel 2019, quando Elections Canada classificò le criptovalute come contributi non monetari e in natura, assimilandole alla proprietà.
Il Chief Electoral Officer aveva raccomandato nel 2022 un inasprimento della regolazione sulle donazioni in criptovalute e, nel novembre 2024, ha virato verso la proposta di un divieto totale, motivando la scelta con la pseudo-anonimato delle transazioni e la difficoltà di verificare l’identità dei contributori.
Confronto internazionale
La scelta canadese si inserisce in un quadro internazionale non uniforme: mentre il Federal Election Commission negli Stati Uniti permette le donazioni in criptovalute dal 2014, il U.K. ha recentemente introdotto un divieto simile a quello proposto in Canada, citando il rischio che gli asset digitali agevolino il mascheramento dell’origine di fondi esteri.
Implicazioni pratiche e controlli
Il provvedimento mira a ridurre i rischi di interferenze esterne e ad aumentare la trasparenza del finanziamento politico, ma solleva interrogativi operativi: come saranno individuate e segnalate donazioni in criptovalute, e quale sarà il ruolo degli exchange e dei servizi di custodia nel cooperare con gli organi di vigilanza?
Dal punto di vista amministrativo, applicare il divieto richiederà procedure di controllo e sanzioni chiare, nonché coordinamento tra autorità elettorali e enti regolatori finanziari per gestire casi di donazioni non restituite o di origine dubbia.
Per il settore delle criptovalute il risultato può tradursi in un aumento dei requisiti di conformità (KYC/AML) e in una possibile contrazione dell’utilizzo politico di questi strumenti, con effetti marginali sui volumi di mercato ma con un impatto reputazionale significativo.
Considerazioni per il contesto italiano
Per l’Italia la vicenda canadese fornisce alcuni spunti: garantire integrità e trasparenza del finanziamento politico richiede strumenti normativi chiari, ma anche capacità di enforcement tecnologica e collaborazione internazionale data la natura transfrontaliera delle transazioni in criptovalute.
Gli operatori e gli investitori italiani dovrebbero interpretare la misura come un segnale di crescita della sensibilità regolatoria verso i rischi politici e reputazionali delle criptovalute, che potrebbe tradursi in norme analoghe in altri ordinamenti.
Cronologia essenziale
In sintesi, il percorso legislativo include il via libera alla seconda lettura del Bill C-25, il rinvio in commissione per l’analisi puntuale del testo e il fatto che si tratta di una riformulazione del precedente Bill C-65, decaduto a seguito della proroga del Parlamento all’inizio del 2025.
In sintesi
- La scelta canadese segnala un aumento del rischio regolatorio per gli operatori crypto; per gli investitori italiani è utile monitorare potenziali normative simili in Europa, che possono incidere sui piani di compliance e sulla valutazione del rischio di impresa.
- I costi di adeguamento normativo (KYC/AML, reporting) potrebbero aumentare per gli exchange e i fornitori di servizi, influenzando marginalmente i margini e le strategie di internazionalizzazione delle società del settore.
- Anche se l’impatto diretto sulle donazioni politiche è limitato in termini di volumi, il divieto ha un valore simbolico che può alterare la percezione degli investitori e alimentare maggiore cautela nelle fasi di raccolta fondi e nelle valutazioni di lungo periodo.