Bitcoin e ether crollano in Asia mentre i dati giapponesi alimentano le tensioni di mercato legate alla guerra in Iran
- 24 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
I mercati delle criptovalute sono rimasti in terreno negativo venerdì, penalizzati da segnali macroeconomici provenienti dal Giappone e dalle incertezze legate al conflitto in Iran. Questi fattori hanno accentuato una prudenza già presente tra gli operatori, con ripercussioni su asset rischiosi come le principali valute digitali.
Movimenti delle criptovalute
Bitcoin si è mantenuto nei pressi dei 77.800 dollari, mostrando difficoltà a superare il livello tecnico di 78.700 raggiunto il giorno precedente. La dinamica suggerisce una fase di consolidamento dopo il rialzo iniziato a fine marzo intorno a 65.000 dollari.
Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, ha oscillato intorno ai 2.300 dollari, segnando un lieve calo rispetto alla vigilia e sottoperformando il recupero di Bitcoin. L’atteggiamento difensivo degli investitori nelle ultime sedute ha pesato sulle performance relative delle valute digitali.
Dati sull’inflazione in Giappone
I timori sul mercato sono stati amplificati dai dati sull’inflazione in Giappone. Il Corporate Service Price Index (CSPI) è salito del 3,1% su base annua a marzo, superando le attese e indicando pressioni sui prezzi nel settore dei servizi.
Altri indicatori mostrano che l’inflazione core, che esclude determinati elementi volatili, è aumentata all’1,8% a marzo rispetto all’1,6% di febbraio, la prima accelerazione dopo cinque mesi. L’inflazione headline è salita all’1,5% da 1,3%, pur rimanendo sotto l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca del Giappone. La misura che esclude anche alimentari freschi ed energia, spesso definita core-core, si è però attestata al 2,4%, il livello più basso dal 2024.
Connessioni tra energia e geografia
L’aumento dell’inflazione è coerente con la crescita dei costi energetici legata a tensioni geopolitiche, in particolare le interruzioni delle forniture petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz nel contesto del conflitto in Iran. I contratti sul WTI hanno segnato un rialzo significativo dall’inizio delle ostilità, esponendo importatori netti come il Giappone a shock sui prezzi dell’energia.
Le minacce e gli attacchi alla navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz hanno ridotto il traffico marittimo e aumentato i premi per il trasporto di petrolio, con potenziali effetti spillover sui prezzi al consumo globali.
Prospettive di politica monetaria
In vista della prossima riunione, la Banca del Giappone è al centro dell’attenzione degli investitori: un mutamento di tono verso una linea meno accomodante potrebbe influenzare valute e mercati azionari globali.
Analisti di mercato hanno osservato:
“La Banca del Giappone sembra pronta a non agire la prossima settimana ma a lanciare un avvertimento mirato: i tassi si stanno muovendo verso l’alto, con giugno ora considerato un mese possibile, mentre i rischi inflazionistici legati alla guerra aumentano.”
Indizi di irrigidimento monetario potrebbero rafforzare il yen, cambiando i flussi globali. Secondo i dati più recenti della CFTC, il posizionamento speculativo sul yen è attualmente orientato al ribasso, il che lascia spazio a reazioni rialziste particolarmente rapide se la Banca del Giappone dovesse assumere un atteggiamento più aggressivo.
Un yen più forte è storicamente sfavorevole per i mercati rischiosi, perché la valuta è spesso utilizzata come funding per acquisti in attività rischiose. Un apprezzamento improvviso potrebbe innescare disinvestimenti e aumentare l’avversione al rischio a livello globale, con ricadute su asset come azioni e criptovalute.
Rischi geopolitici e impatto sull’inflazione statunitense
Le autorità militari statunitensi hanno avvertito che la bonifica delle mine nello Stretto di Hormuz potrebbe richiedere mesi, complicando ulteriormente il ripristino della regolarità delle forniture energetiche. Il Pentagono ha segnalato che i lavori di rimozione potrebbero durare almeno sei mesi e iniziare concretamente solo al termine delle ostilità.
Questa prospettiva alimenta il rischio che l’inflazione negli Stati Uniti rimanga su livelli elevati più a lungo, complicando le decisioni della Federal Reserve riguardo a eventuali tagli dei tassi e mantenendo la volatilità sui mercati finanziari internazionali.
Per gli investitori, la combinazione di pressioni inflazionistiche legate all’energia e potenziali segnali di politica monetaria più restrittiva in paesi chiave rappresenta un elemento critico da monitorare nelle prossime settimane.
Conclusioni e scenari da osservare
I mercati restano sensibili a due variabili principali: l’evoluzione geopolitica in prossimità dei corridoi energetici e le decisioni di politica monetaria delle banche centrali. Entrambi i fattori possono determinare rapidi spostamenti nei prezzi degli asset rischiosi e nelle valute rifugio.
Nei prossimi giorni sarà quindi cruciale seguire la comunicazione della Banca del Giappone, gli sviluppi nella navigazione nello Stretto di Hormuz e gli indicatori di inflazione principali, che insieme definiranno il tono dei mercati e le scelte degli investitori.
In sintesi
- Un possibile irrigidimento della politica monetaria in Giappone potrebbe rafforzare il yen e scatenare un aggiustamento dei flussi globali, con effetti negativi sui mercati rischiosi inclusi i crypto-asset.
- Per gli investitori italiani, la volatilità sui prezzi dell’energia collegata al confitto in Iran aumenta il rischio di inflazione importata, influenzando i settori più sensibili ai costi energetici e i portafogli esposti a materie prime.
- Un rapido riposizionamento degli operatori, specialmente se dovesse venire meno il funding in yen, può ridurre la liquidità nei mercati e amplificare correzioni di prezzo temporanee ma lunghe.