Italia, 10 trend sul clima 2025: un paese che resta indietro

Il rapporto annuale indica una frenata nell’espansione delle energie rinnovabili, una sostanziale stabilità delle emissioni e un cambiamento significativo nella dipendenza energetica nazionale, con l’ingresso degli Stati Uniti come fornitore rilevante di Gnl e petrolio. Questi elementi generano nuovi rischi climatici e geopolitici, e mostrano che il Paese non sta procedendo con la necessaria velocità di trasformazione.

Il quadro emerge dalla settima edizione dei dieci trend chiave sul clima, il rapporto annuale curato da Italy for Climate, centro studi della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che sintetizza e analizza i principali indicatori energetici e climatici dell’ultimo anno.

Sul piano economico, il conto della dipendenza dai combustibili fossili è rilevante: nel 2025 sono usciti dal Paese circa 53 miliardi di euro per l’importazione di idrocarburi, con un aumento del 42% della dipendenza dal Gnl in un solo anno e con gli Stati Uniti divenuti in dodici mesi il terzo fornitore energetico nazionale.

Edo Ronchi ha detto:

“Sul piano economico sono usciti dal Paese nel solo 2025 53 miliardi di euro per importare combustibili fossili. La dipendenza dal Gnl è cresciuta del 42% in un anno, con gli Stati Uniti diventati il nostro terzo fornitore energetico, e le forniture dal Qatar che transitano attraverso uno Stretto di Hormuz sempre più instabile.”

Confronto europeo e opportunità mancate

Il rapporto evidenzia anche un gap competitivo: mentre l’Italia ha installato circa 7,2 GW di nuova capacità rinnovabile nel corso dell’anno, paesi come la Germania hanno avviato progetti per circa 23 GW, sviluppando filiere, capacità industriale e posti di lavoro. Anche la Spagna risulta più dinamica su alcuni segmenti, segnalando un ritardo italiano nello sviluppo di supply chain locali.

Un esempio concreto di potenziale non sfruttato riguarda gli impianti di accumulo: in molte aree alpine sono già presenti oltre 4 GW di impianti di pompaggi idroelettrici e grandi sistemi di batterie installati, ma nel 2025 questi asset hanno fornito solo una frazione della capacità teorica utilizzabile, riducendo la capacità di stabilizzazione della rete elettrica.

Edo Ronchi ha detto:

“Sul piano dell’occasione mancata, abbiamo oltre 4 GW di pompaggi idroelettrici puri, batterie giganti già costruite nelle nostre montagne, che nel 2025 hanno prodotto un quarto di quello che potrebbero. L’infrastruttura esiste, è ammortizzata, non dipende da nessun fornitore estero. Non utilizzarla appieno è la forma più pura di inerzia.”

Edo Ronchi ha detto:

“Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata non è neutralità, è una scelta. E le scelte hanno un prezzo economico, strategico, di sicurezza nazionale.”

Produzione rinnovabile e mix elettrico

Nonostante una certa crescita in alcuni ambiti, la produzione elettrica totale da fonti rinnovabili è rimasta sostanzialmente stabile: nel 2025 le rinnovabili hanno coperto circa il 48% della produzione elettrica complessiva, una quota significativa ma ancora a un passo dal sorpasso definitivo delle fonti fossili. Questo stallo rallenta la decarbonizzazione e limita i benefici in termini di indipendenza energetica.

Il rapporto segnala inoltre un aumento degli eventi climatici estremi, con oltre 2.300 episodi registrati nel 2025, elemento che impone una maggiore integrazione tra politiche energetiche e strategie di adattamento territoriale.

Consumo di petrolio e settore dei trasporti

La domanda di petrolio rimane molto elevata, soprattutto per il comparto dei trasporti: nel corso del 2025 il rapporto stima un consumo medio di circa 8 barili al secondo destinati ai trasporti. La transizione verso vettori a basso contenuto di carbonio e l’elettrificazione della mobilità proseguono, ma a ritmo insufficiente per ridurre rapidamente la dipendenza da idrocarburi.

Per accelerare la riduzione dei consumi nel settore mobilità servono politiche mirate: incentivi alla domanda di veicoli elettrici, investimenti nelle infrastrutture di ricarica, potenziamento del trasporto pubblico e misure per favorire carburanti sostenibili e logistica a basse emissioni.

Implicazioni geopolitiche ed economiche

L’aumento delle importazioni di Gnl e la diversificazione verso nuovi fornitori come gli Stati Uniti comportano benefici temporanei in termini di approvvigionamento, ma introducono nuove vulnerabilità geopolitiche. La dipendenza da rotte e punti di transito instabili, come lo Stretto di Hormuz, rende la strategia energetica nazionale più esposta a shock esterni.

Dal punto di vista macroeconomico, l’outflow di decine di miliardi di euro per fonti fossili pesa sul saldo commerciale e riduce risorse disponibili per investimenti produttivi in ambiti strategici come infrastrutture elettriche, accumulo e produzione di tecnologie verdi. Accelerare la transizione energetica quindi non è solo una questione climatica, ma anche una scelta strategica ed economica per la competitività del Paese.

Per affrontare questi temi servono misure coordinate: semplificazione dei processi autorizzativi, incentivi mirati agli investimenti nelle rinnovabili e nell’accumulo, sostegno alla nascita di filiere locali per i componenti e programmi di riqualificazione professionale per i lavoratori del settore energetico.

Prospettive e raccomandazioni

Il rapporto indica che la traiettoria attuale non è compatibile con gli obiettivi di decarbonizzazione a medio termine senza un’accelerazione significativa degli investimenti pubblici e privati. Potenziare capacità di produzione rinnovabile, sfruttare pienamente gli asset di accumulo esistenti e promuovere la domanda interna di tecnologie pulite sono interventi prioritari per ridurre la vulnerabilità esterna e stimolare crescita industriale.

I decisori pubblici e gli operatori economici dovranno progettare politiche integrate che coniughino sicurezza energetica, competitività industriale e adattamento climatico, per trasformare i rischi attuali in opportunità di rilancio sostenibile.

In sintesi

  • Il continuo esborso di decine di miliardi per importare combustibili fossili indebolisce la posizione finanziaria nazionale e crea spazio per investimenti alternativi in energia pulita che potrebbero restituire resilienza economica.
  • L’arretratezza nella realizzazione di progetti rinnovabili e nella piena utilizzazione degli accumuli implica costi opportunità per l’industria italiana: favorire filiere locali rappresenta una leva per occupazione e valore aggiunto.
  • La crescente dipendenza da fornitori extraeuropei amplifica il rischio geopolitico; diversificare e ridurre la domanda di fossili attraverso elettrificazione e infrastrutture smart è cruciale per la sicurezza energetica.