Il capo di stato maggiore della marina annuncia l’invio di 4 navi a Hormuz
- 22 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nel corso di un’audizione alla Camera, il Capo di Stato maggiore della Marina Militare, Berutti Bergotto, ha illustrato le capacità operative e i limiti d’impiego delle unità italiane nel contrasto delle mine navali e di altre minacce alla navigazione nelle aree a rischio, con particolare riferimento allo Stretto di Hormuz e alle rotte alternative nell’Oceano Indiano.
Cacciamine, tecnologia e stato dell’arte
Durante l’audizione sono emersi dettagli sulle unità impiegate per gli interventi di bonifica: si tratta di mezzi modernizzati nel tempo, dotati di sensori e sistemi per operazioni a distanza.
Berutti Bergotto ha detto:
“Abbiamo otto cacciamine in vetroresina che sono degli anni ’90, però nel corso degli anni sono sempre stati ammodernati allo stato dell’arte. Quindi adesso abbiamo dei mezzi che sono tecnologicamente avanzati, che utilizzano mezzi a pilotaggio remoto e mezzi autonomi per la ricerca e poi per la carica che ci permette di disinnescare e bonificare la mina. Ma l’intervento di cacciamine, ma non solo italiani, anche di tutte le altre nazioni, in un’area minata deve essere fatto a ostilità conclusa.”
Il riferimento al materiale composito delle unità — vetroresina — sottolinea la scelta tecnica per ridurre la firma magnetica e migliorare la sicurezza durante le operazioni di sminamento. L’impiego di veicoli a pilotaggio remoto e sistemi autonomi indica inoltre una forte componente tecnologica nella dotazione attuale.
Prontezza operativa e coordinamento politico
Il vertice della Marina ha ribadito che la disponibilità a intervenire è subordinata a decisioni di carattere politico e all’evoluzione della situazione sul campo: le operazioni in aree potenzialmente ostili richiedono condizioni di sicurezza stabilite a livello governativo e, spesso, coordinamento internazionale.
Berutti Bergotto ha dichiarato:
“È ovvio che noi siamo pronti da sempre. La Marina mantiene un elevato stato di prontezza, abbiamo sempre determinate navi che sono pronte a partire in accordo con le indicazioni che riceviamo dal governo e mi sento di dire che siamo pronti e siamo preparati per questo lavoro.”
Questa complementarità tra capacità militare e decisione politica è cruciale: l’invio di assetti navali e i relativi compiti operativi vengono attivati solo con chiare direttive governative, per rispettare regole d’ingaggio, diritto internazionale e cooperazione con altri Paesi interessati.
Esperienza nello sminamento e attività sul territorio nazionale
Il capo di stato maggiore ha evidenziato come l’Italia abbia maturato competenze consolidate nello sminamento, anche grazie all’attività costante lungo le proprie coste e in ambito marittimo.
Berutti Bergotto ha detto:
“Noi abbiamo una capacità di sminamento elevata, siamo una nazione di riferimento in questo campo perché noi da sempre abbiamo effettuato sminamento. Pensate che ogni anno bonifichiamo una media di 14.000 ordini esplosivi che vengono trovati o in mare o sulle nostre spiagge. Sono tutti residuati bellici ovviamente. E questo ci ha permesso di mantenere elevata la preparazione, elevata l’addestramento del nostro personale.”
Questa attività routinaria di bonifica contribuisce a mantenere addestrati gli equipaggi e a preservare la sicurezza delle coste italiane: la gestione dei residuati bellici rimane una componente fondamentale per il presidio del territorio e per la prevenzione dei rischi per la popolazione e per la navigazione commerciale.
Minacce complementari: motoscafi e scorte navali
Oltre alle mine, il rischio per il traffico marittimo è rappresentato da imbarcazioni leggere che possono avvicinarsi alle navi mercantili. In tali contesti la risposta richiede unità da scorta e misure di protezione specifiche, condotte in condizioni di sicurezza e con regole operative precise.
Berutti Bergotto ha affermato:
“Ovviamente non c’è solo la minaccia delle mine, c’è anche la minaccia dei barchini, quelli vanno sul traffico mercantile e lì è un’altra storia. Dovremmo utilizzare delle navi per fare la scorta, ma di nuovo intervenire in quella zona vuol dire intervenire quando la conflittualità è cessata.”
Il tema delle scorte marittime richiama questioni operative e giuridiche: l’uso di forze armate in acque internazionali o nelle vicinanze di acque territoriali di altri Stati richiede valutazioni diplomatiche e, spesso, l’adozione di misure multilaterali per evitare escalation.
La rotta omanita e l’esperienza recente
Un esempio pratico citato durante l’audizione riguarda la diversificazione delle vie di transito: alcune navi hanno transitato senza problemi attraverso la rotta che costeggia l’Oman, mentre in altri passaggi vicino alle acque territoriali dell’Iran si sono verificati episodi di interdizione o attacchi.
Il riferimento alla vicinanza delle rotte a differenti giurisdizioni marittime evidenzia la complessità del transito nello Stretto di Hormuz, dove la conformazione geografica concentra il traffico e rende le navi più esposte a capacità di interdizione o a contromisure da parte degli Stati costieri.
Questo contesto impone una combinazione di strumenti: monitoraggio satellitare e aereo, presenza di assetti di protezione e, soprattutto, scelte politiche condivise per mantenere aperte le rotte commerciali in sicurezza.
Implicazioni operative e riflessi strategici
La discussione evidenzia alcune linee di impegno: potenziare la cooperazione internazionale per la sicurezza marittima, aggiornare e mantenere tecnologie di sminamento e veicoli autonomi, e assicurare un quadro politico che autorizzi e coordini gli interventi in aree sensibili.
Per l’Italia, dotata di esperienza e mezzi nel settore del sminamento navale, la sfida è bilanciare l’impegno operativo con le necessità diplomatiche e la tutela dei traffici commerciali, specie per i flussi energetici che transitano attraverso i principali scali marittimi internazionali.
In sintesi
- La domanda di tecnologie per la guerra elettronica, il pilotaggio remoto e il rilevamento autonomo potrebbe favorire l’industria italiana della difesa e dei fornitori hi-tech, stimolando investimenti in ricerca e sviluppo.
- L’instabilità nelle rotte chiave comporta un aumento dei costi assicurativi e logistici, con possibili ripercussioni sui prezzi energetici e sulla competitività delle imprese italiane esportatrici.
- Rafforzare capacità nazionali e alleanze per la sicurezza marittima offre opportunità per cantieri navali e settore servizi; tuttavia richiede scelte politiche chiare e investimenti pubblici mirati.