Quasi l’80% degli investitori istituzionali giapponesi punta sulle criptovalute entro il 2029
- 21 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un’indagine condotta da Nomura insieme alla sua divisione di asset digitali, Laser Digital, evidenzia un cambiamento nelle strategie degli investitori istituzionali in Giappone: quasi l’80% degli intervistati prevede di aggiungere esposizione alle criptovalute entro i prossimi tre anni, passando da un approccio prudente a una pianificazione attiva delle allocazioni.
I rispondenti indicano principalmente la ricerca di diversificazione come motore della scelta, citando la bassa correlazione delle criptovalute con le classi tradizionali. Le allocazioni previste restano comunque contenute: più della metà degli investitori punta a percentuali tra il 2% e il 5% del portafoglio complessivo.
Il sentiment verso il settore mostra segnali di recupero: il 31% degli intervistati descrive il proprio outlook come positivo — in aumento rispetto al 25% dell’anno precedente — mentre la quota di chi manifesta un giudizio negativo è scesa al 18%.
Quadro normativo e sviluppo dell’ecosistema domestico
Il contesto regolamentare giapponese, tra i più avanzati per gli asset digitali, ha giocato un ruolo centrale nell’accrescimento della fiducia degli investitori istituzionali. Dopo la crisi legata al fallimento di Mt. Gox nel 2014, il Giappone è stato tra i primi a introdurre regole per le piattaforme di scambio; più recentemente si è concentrato sull’integrazione degli asset digitali nella disciplina vigente, con aggiornamenti connessi al Financial Instruments and Exchange Act.
Questa chiarezza normativa ha favorito l’emergere di un ecosistema interno solido, dominato da gruppi come SBI Holdings e l’exchange storico bitFlyer, e ha spinto anche banche e istituzioni finanziarie tradizionali a entrare nel settore.
Tra le mosse strategiche più significative, Nomura ha fondato Laser Digital nel 2022 per sviluppare attività di trading, gestione patrimoniale e venture investing nel digitale. Allo stesso tempo, gruppi come Mitsubishi UFJ Financial Group hanno esplorato prodotti quali depositi tokenizzati e stablecoin.
Interesse verso strategie di rendimento e stablecoin
Il coinvolgimento degli investitori va oltre la pura esposizione ai prezzi: oltre il 60% dei partecipanti ha mostrato interesse per soluzioni che generano reddito, come staking e lending, oltre a strumenti derivati e asset tokenizzati. Questo indica una progressiva reinterpretazione delle criptovalute come parte di un arsenale finanziario più ampio, non solamente come strumento speculativo.
Le stablecoin emergono come un’area di particolare attenzione: il 63% degli intervistati individua possibili impieghi nella gestione di tesoreria, nei pagamenti transfrontalieri e nelle operazioni di cambio. La fiducia è maggiore verso le stablecoin emesse o supportate da istituzioni finanziarie consolidate, sottolineando l’importanza di controparti riconosciute.
Tuttavia permangono ostacoli significativi: mancano modelli di valutazione consolidati, gli operatori temono rischi di controparte (frodi, perdita di asset) e sussistono incertezze regolamentari. L’elevata volatilità resta un freno all’adozione su larga scala. Nonostante ciò, il dibattito è mutato: molte istituzioni non si chiedono più se entrare nel mercato, ma come farlo in modo strutturato.
La rilevazione è stata svolta tra dicembre e gennaio e ha raccolto le risposte di 518 professionisti degli investimenti, comprendendo investitori istituzionali, family office e organizzazioni di interesse pubblico.
Implicazioni per investitori e mercati europei
Per gli operatori europei e italiani, l’evoluzione osservata in Giappone offre spunti pratici: la combinazione di regolamentazione chiara e partecipazione attiva degli attori finanziari può accelerare la maturazione del mercato, creando opportunità per prodotti regolamentati e servizi di custodia sicuri.
L’interesse verso strategie di rendimento e tokenizzazione suggerisce che i portafogli istituzionali potrebbero beneficiare di nuovi strumenti per migliorare la liquidità e ottenere flussi di reddito non correlati ai mercati tradizionali. Al contempo, la necessità di quadri di valutazione robusti e infrastrutture di custodia rimane cruciale per mitigare il rischio di controparte.
Per il mercato italiano, questo significa monitorare attentamente le iniziative regolamentari europee e considerare partnership con operatori con esperienza consolidata: una transizione ordinata verso asset digitali richiede adattamenti normativi, competenze tecniche nelle organizzazioni e standard di trasparenza per tutelare gli investitori.
In sintesi
- L’adozione istituzionale crescente in Giappone può anticipare trend che interesseranno anche l’Europa: maggiore chiarezza normativa tende a ridurre il premio di rischio richiesto dagli investitori istituzionali.
- La domanda di strumenti a reddito come staking e lending apre la strada a prodotti strutturati che potrebbero integrare i portafogli italiani, ma richiede standard di valutazione e servizi di custodia affidabili.
- Le stablecoin potrebbero diventare un’opzione concreta per la gestione di tesoreria e pagamenti transfrontalieri, con potenziali effetti positivi sui costi di trasferimento e sull’efficienza del commercio internazionale.