Indagine Nomura: boom dell’adozione istituzionale delle criptovalute, spinto da regolamentazione e diversificazione
- 19 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un’indagine condotta dalla banca di Tokyo Nomura insieme alla sua unità crypto Laser Digital, basata sulle risposte di oltre 500 professionisti degli investimenti in Giappone, mostra un progressivo miglioramento dell’atteggiamento degli investitori istituzionali verso gli asset digitali.
Secondo il sondaggio, il 31% degli intervistati ha ora una prospettiva positiva sulle criptovalute per il prossimo anno, in crescita rispetto al 25% registrato nel 2024, mentre l’orientamento negativo è diminuito, segnalando un graduale cambiamento di percezione man mano che la classe di attività matura.
Principali risultati
La diversificazione è emersa come tema centrale: circa il 65% degli intervistati considera le criptovalute uno strumento utile per diversificare il portafoglio, e il 79% di chi sta valutando un’esposizione prevede di investire entro tre anni. Le allocazioni previste restano generalmente contenute, tipicamente tra il 2% e il 5%, a indicare che molte istituzioni sono ancora nella fase iniziale di adozione.
Nuove aree di interesse
L’interesse istituzionale si sta estendendo oltre la mera esposizione al prezzo: oltre il 60% degli intervistati ha espresso interesse per attività quali staking, prestito di asset, strumenti derivati e asset tokenizzati, riflettendo una domanda crescente di strategie volte a generare rendimento e a costruire portafogli più sofisticati.
Le stablecoin vengono considerate sempre più rilevanti: il 63% degli intervistati ne vede possibili applicazioni pratiche, ad esempio per la gestione della tesoreria, i pagamenti cross-border e l’investimento in strumenti finanziari tokenizzati.
Quadro regolamentare e impatto
Il cambiamento di atteggiamento è sostenuto da un contesto normativo e politico in evoluzione. In Giappone sono state consolidate norme su classificazione, fiscalità e protezione degli investitori; a livello globale, regole più chiare nei principali mercati e l’approvazione o l’ampliamento di prodotti d’investimento come gli ETF e gli asset tokenizzati hanno ridotto alcune delle incertezze che fino a poco tempo fa tenevano gli istituzionali lontani.
Questi sviluppi normativi favoriscono lo sviluppo di infrastrutture di custodia, di mercati regolamentati per il trading di strumenti tokenizzati e di standard di valutazione che sono elementi essenziali per una maggiore partecipazione istituzionale.
Rischi e ostacoli ancora presenti
Nonostante i segnali positivi, permangono criticità che frenano l’adozione su larga scala: la volatilità dei prezzi, i rischi di controparte, la carenza di framework consolidati per la valutazione degli asset digitali e una restante incertezza regolamentare non completamente risolta.
La gestione operativa e il risk management rimangono dunque elementi chiave per le istituzioni che intendono aumentare l’esposizione, con particolare attenzione alla selezione di controparti, alla sicurezza della custodia e all’adeguamento dei processi di compliance.
Implicazioni per l’Italia e l’Europa
Per il contesto europeo e italiano, l’evoluzione osservata a livello globale impone una riflessione su come integrare gli asset digitali nei portafogli istituzionali locali. L’entrata in vigore del regolamento MiCA e l’interesse della Banca centrale europea e delle autorità nazionali per la tokenizzazione delle attività finanziarie creano opportunità ma richiedono anche adeguamenti normativi e di vigilanza.
Per le società di gestione patrimoniale italiane e per le banche, la crescente accettazione istituzionale significa dover sviluppare competenze interne, soluzioni di custodia conformi e prodotti trasparenti che possano essere offerti agli investitori professionali e, dove appropriato, alla clientela retail in modo prudente e regolamentato.
Infine, la possibile integrazione di stablecoin nei flussi di tesoreria e nei pagamenti cross-border potrebbe influenzare la gestione della liquidità aziendale e le dinamiche dei costi di transazione, elementi di particolare interesse per le imprese italiane con attività internazionali.
Prospettive
Il sondaggio segnala uno spostamento del dibattito istituzionale: non tanto se investire in asset digitali, ma come farlo in modo efficiente e prudente. Questo indica che le criptovalute e gli strumenti ad esse collegati stanno progressivamente entrando nell’ecosistema degli investimenti istituzionali, pur mantenendo un ruolo calibrato e accompagnato da misure di controllo del rischio.
Ne consegue che mercati, fornitori di servizi finanziari e autorità di vigilanza dovranno continuare a collaborare per creare condizioni che permettano l’adozione responsabile degli asset digitali, bilanciando innovazione, rendimento e tutela degli investitori.
In sintesi
- La maggiore propensione istituzionale verso gli asset digitali può aumentare la profondità e la liquidità dei mercati crypto, riducendo lo scarto tra prezzi spot e strumenti regolamentati come gli ETF.
- Allocazioni prudenti a livello istituzionale suggeriscono opportunità mirate per prodotti che offrono rendimento e gestione del rischio, favorendo lo sviluppo di soluzioni di custodia e di strumenti di rendimento strutturati.
- Per gli investitori italiani, l’avanzamento della regolamentazione europea rappresenta una chance per integrare esposizioni selettive in portafoglio, ma richiede rafforzamento delle competenze interne e adeguamento dei processi di compliance.