La difficoltà di estrazione di Bitcoin cala leggermente nell’ultimo aggiustamento

La difficoltà di estrazione di Bitcoin (misura della complessità nel generare nuovi blocchi sulla blockchain) è diminuita sabato, segnando una leggera contrazione legata anche alle significative vendite di BTC da parte di società miner pubbliche che hanno liquidato capitale per coprire costi operativi.

Secondo i dati di CoinWarz, la difficoltà si è attestata intorno a 135,5 T, con una flessione giornaliera di circa l’1,1%. Il valore resta soggetto a una nuova rettifica che, secondo le stime, porterà a un aumento nelle prossime settimane.

CoinWarz ha osservato:

“La prossima regolazione della difficoltà di Bitcoin è stimata per il 1° maggio 2026, con un aumento della difficoltà da 135,59 T a 137,43 T, che avverrà tra 1.865 blocchi, ovvero tra circa 12 giorni, 18 ore e 41 minuti.”

Fattori che influenzano la difficoltà e la redditività

Negli ultimi dodici mesi i miner hanno dovuto affrontare una combinazione di fattori che ha ridotto i margini: la riduzione delle ricompense di blocco dopo il halving, l’aumento dei costi energetici, un mercato cripto in fase ribassista e tensioni geopolitiche che hanno inciso sui prezzi e sui costi operativi. Quando il costo per minare un singolo BTC supera il prezzo di mercato, molte società si trovano in una situazione di equilibrio precario.

Vendite record delle società miner quotate

Nel primo trimestre del 2026 le società miner quotate hanno venduto quantità di BTC superiori a quelle registrate nell’intero 2025: società come MARA, CleanSpark, Riot, Cango, Core Scientific e Bitdeer hanno ceduto complessivamente oltre 32.000 BTC nel periodo, secondo rilevazioni di settore.

Queste vendite, spesso periodiche, servono a finanziare spese correnti in valuta fiat (energia, manutenzione, finanziamenti). Storicamente, ondate significative di liquidazioni hanno avuto impatti temporanei sulla pressione di offerta sul mercato, soprattutto in fasi di prezzo debole.

Stato della profittabilità e rischi per la rete

Secondo un rapporto trimestrale di CoinShares, fino al 20% dei miner potrebbe risultare non profittevole nelle attuali condizioni economiche. Il documento evidenzia come il quarto trimestre del 2025 sia stato particolarmente critico dopo la forte correzione del prezzo di BTC tra ottobre e dicembre 2025, con un calo stimato dai massimi intorno a 125.000 dollari a circa 86.000 dollari.

Una riduzione prolungata della redditività può portare a una diminuzione dell’hash rate se gli operatori spengono infrastrutture non sostenibili, con effetti su tempi di conferma e sulla sicurezza complessiva della rete fino al successivo adeguamento della difficoltà.

Implicazioni per investitori e operatori italiani

Per gli investitori italiani è importante considerare che la pressione di vendita da parte dei miner è una componente che può amplificare la volatilità di breve periodo. Inoltre, i costi energetici locali e la fiscalità possono influire sulla convenienza di eventuali investimenti diretti in attività di mining o in strumenti collegati al settore.

Gli operatori che valutano posizioni nel settore dovrebbero monitorare: l’evoluzione del prezzo del BTC, la curva dei costi energetici, eventuali sovvenzioni o regolamentazioni nazionali sull’energia e i prossimi aggiustamenti della difficoltà, che possono alterare rapidamente l’equilibrio economico dell’attività di mining.

Prospettive a breve termine

Nel breve periodo la combinazione di vendite significative da parte dei miner e la normale dinamica di aggiustamento della difficoltà suggerisce una fase di transizione per il settore: la difficoltà dovrebbe riassestarsi verso l’alto nel prossimo aggiustamento, mentre il mercato continuerà a reagire alle vendite e alla domanda complessiva di BTC.

Una stabilizzazione dei prezzi o un recupero significativo potrebbe ridurre la necessità di ulteriori liquidazioni da parte dei miner e migliorare la redditività, ma il percorso rimane soggetto a rischi macroeconomici e di mercato.

In sintesi

  • La recente flessione della difficoltà di Bitcoin riflette tensioni operative: vendite dei miner possono aumentare la volatilità di breve termine e creare opportunità di ingresso per investitori pazienti.
  • L’aumento dei costi energetici e la compressione dei margini evidenziano il rischio sistemico per operatori marginali; per investitori istituzionali, la valutazione dell’esposizione dovrebbe includere stress test sul prezzo e sui costi di produzione.
  • Per il contesto italiano, la sostenibilità degli investimenti nel mining resta sensibile alla regolamentazione energetica e fiscale nazionale; politiche favorevoli o incentivi possono ridurre il rischio operativo per impianti locali.