Sviluppatore Bitcoin avverte: 5,6 milioni di token persi potrebbero dover essere congelati per fermare gli hacker
- 15 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un importante sviluppatore core di Bitcoin, Jameson Lopp, ha affermato di preferire che i circa 5,6 milioni di bitcoin ritenuti probabilmente perduti vengano mantenuti inaccessibili dalla rete piuttosto che rischiare che finiscano nelle mani di futuri attaccanti abili nel calcolo quantistico.
Jameson Lopp ha detto:
“Al momento non credo che tutto questo sia necessario.”
Pur sottolineando di non desiderare il congelamento dei bitcoin di nessuno, Lopp sostiene che rimuovere dalla possibile circolazione token dormienti potrebbe essere più sicuro per la rete in caso di una minaccia futura.
La proposta tecnica e il suo scopo
Di recente è stata resa pubblica una proposta denominata BIP-361, frutto del lavoro di Lopp e di altri sviluppatori, che esplora la possibilità di dismettere progressivamente gli attuali schemi di firma crittografica usati da Bitcoin.
Lo schema ipotizza che, nel tempo, le transazioni originate da portafogli vulnerabili al calcolo quantistico possano essere rese invalide: in pratica verrebbero congelati asset che non si adeguano a nuove chiavi resistenti agli attacchi quantistici. L’idea nasce come piano di contingenza per ridurre il rischio che monete considerate perdute possano essere recuperate in modo ostile.
Jameson Lopp ha detto:
“L’ho scritto perché preferisco questa alternativa a una peggiore; è un’idea grezza per un piano di contingenza, non una specifica definitiva.”
In seguito Lopp ha precisato di non gradire la proposta e di sperare che non sia mai necessaria, ma di averla formulata perché, secondo lui, di fronte a una minaccia esistenziale le considerazioni economiche individuali possono prevalere su principi filosofici astratti.
La portata del problema
Secondo stime citate dagli analisti, circa il 28% dell’intera offerta di Bitcoin — approssimativamente 5,6 milioni di monete — non si è mossa da oltre un decennio e viene considerata verosimilmente persa. Al valore attuale, quelle monete dormienti corrispondono a centinaia di miliardi di dollari.
Se un avanzamento nel calcolo quantistico permettesse un giorno di recuperare queste chiavi, l’immissione improvvisa di milioni di bitcoin sul mercato potrebbe generare forti oscillazioni di prezzo e minare la fiducia nella rete originaria.
Rischi di panico e fiducia nel mercato
Per Lopp il pericolo maggiore non è necessariamente lo “scarico” massiccio sul mercato, ma la percezione della capacità di recuperare monete vulnerabili: anche la sola evidenza credibile che qualcuno possa usare computer quantistici per recuperare portafogli dormienti causerebbe probabilmente un panico diffuso.
Jameson Lopp ha detto:
“Non serve neppure un massiccio sell-off. Se emerge una prova credibile che qualcuno può recuperare monete perse o vulnerabili con un computer quantistico, aspettatevi un panico di mercato immediato.”
In tale scenario, i possessori razionali potrebbero uscire temporaneamente dal sistema fino a quando non vi sia certezza che la blockchain sia stata adeguatamente protetta contro la nuova minaccia, con conseguenze sulle dinamiche di prezzo e sulla liquidità.
Dibattito all’interno della comunità
La proposta ha già suscitato un acceso dibattito nella comunità di Bitcoin, dividendo opinioni fra chi ritiene necessario predisporre misure straordinarie e chi vede nel congelamento delle monete un’inaccettabile deviazione dai principi fondamentali della rete.
Mati Greenspan, analista e fondatore di Quantum Economics, osserva che la questione è più filosofica che tecnologica: la strada verso la resistenza quantistica è relativamente chiara, ma il vero nodo è come trattare le monete vulnerabili nel frattempo.
Mati Greenspan ha detto:
“Da un lato congelare monete dormienti o esposte potrebbe eliminare un rischio estremo e proteggere la fiducia del mercato; dall’altro introduce un precedente di intervento che molti considerano peggiore della minaccia stessa.”
Critici come Leo Fan, fondatore di Cysic e ex responsabile della resilienza quantistica presso Algorand, sostengono che il congelamento potrebbe minare le garanzie fondamentali di proprietà di Bitcoin, rendendo condizionale il possesso: avere le chiavi non garantirebbe più il diritto di spendere.
Leo Fan ha detto:
“La proprietà diventerebbe condizionata. Avere le chiavi non garantisce più la possibilità di spendere. Questo indebolisce la promessa di ‘denaro inarrestabile’ di Bitcoin.”
Tuttavia, Fan rileva che togliere dalla circolazione milioni di bitcoin potrebbe ridurre l’offerta disponibile e, come effetto collaterale, aumentare il prezzo delle monete rimanenti.
Implicazioni tecniche e di governance
Qualsiasi modifica di questo tipo richiederebbe il consenso della rete decentralizzata: nella pratica, gli aggiornamenti di protocollo simili sono stati realizzati in passato solo con un ampio supporto da parte dei miner e degli operatori di nodi.
Il processo decisionale è intrinsecamente politico oltre che tecnico, poiché tocca questioni di fiducia, proprietà e i limiti dell’intervento collettivo su una rete concepita per essere immutabile e resistente alla censura.
In assenza di una minaccia quantistica immediata, molti preferiscono concentrare gli sforzi su misure preventive: promuovere aggiornamenti verso chiavi e firme resistenti ai futuri computer quantistici, aumentare la consapevolezza degli utenti e incentivare l’adozione di wallet moderni.
Jameson Lopp ha detto:
“Non è che voglia congelare i bitcoin di qualcuno. Crediamo sarà necessario incentivare l’ecosistema ad aggiornarsi perché gli esseri umani tendono a procrastinare.”
Conclusioni e scenari futuri
Il dibattito mette in luce un dilemma centrale: proteggere la rete da un possibile shock tecnologico futuro richiede interventi che possono entrare in conflitto con i valori originari della criptovaluta. La comunità dovrà bilanciare la necessità di resilienza tecnica con la preservazione della fiducia e delle garanzie di proprietà.
Nei prossimi anni sarà cruciale monitorare gli sviluppi nel calcolo quantistico, promuovere soluzioni crittografiche resistenti e favorire percorsi di transizione che minimizzino i rischi di mercato e le fratture politiche all’interno dell’ecosistema.