Boom di utili per JP Morgan e Citi: trading da guerra e spinta dell’investment banking

Profitti multimiliardari per i grandi istituti bancari statunitensi: JP Morgan e Citigroup, rispettivamente primo e terzo per asset negli Stati Uniti, hanno superato le attese nel primo trimestre dell’anno, sostenuti da una forte attività di trading legata alle tensioni in Medio Oriente e da numerose operazioni di investment banking. Insieme a Wells Fargo, hanno dichiarato utili complessivi pari a 27,53 miliardi di dollari, con un incremento del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

JP Morgan ha registrato utili in aumento del 13% a 16,5 miliardi di dollari, il secondo risultato migliore di sempre, con ricavi cresciuti del 10% a 49,84 miliardi (e ricavi gestiti intorno a 50,5 miliardi). Nel frattempo Citigroup, che ha comunicato di aver quasi completato processi di riorganizzazione e semplificazione, ha visto gli utili salire del 42% a 5,79 miliardi e i ricavi aumentare del 14% a 24,63 miliardi, i livelli più alti da almeno un decennio. Anche Goldman Sachs aveva anticipato la stagione dei conti con risultati positivi.

Performance operative e aree di crescita

La spinta dei guadagni è arrivata soprattutto dalle attività corporate e di mercato. Nella divisione corporate di JP Morgan le commissioni da investment banking sono aumentate del 28% e i proventi dalle consulenze in operazioni di M&A sono balzati dell’82%. La divisione mercati, nel trading, ha realizzato ricavi record pari a 11,6 miliardi di dollari, in crescita del 20%, con il reddito fisso in aumento del 21% e l’equity del 17%.

Avvisi sul quadro di rischio

Nonostante i risultati robusti, la leadership delle banche ha espresso cautela rispetto ai rischi che potrebbero influenzare il contesto economico e finanziario. Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan, ha lanciato un avvertimento sulle insidie che si profilano all’orizzonte:

“Se l’economia degli Stati Uniti oggi sembra reggere alle tensioni, un complesso quadro di rischi si aggrava e ha il potere di squassare l’ottimismo: dallo shock nei prezzi dell’energia alle incognite geopolitiche, moltiplicate dal conflitto innescato da Donald Trump in Iran, fino a tradizionali fattori come aumento di debito e deficit e possibili bolle speculative. Questi pericoli sono significativi e richiedono preparazione.”

Il richiamo di Dimon ha fatto eco ad allarmi internazionali: il Fondo Monetario Internazionale aveva messo in evidenza, durante gli incontri primaverili, come un prolungamento del conflitto in Medio Oriente potrebbe esporre i mercati a rischi sistemici con ripercussioni sull’economia globale.

Segnali dal retail e dalle famiglie

Anche le attività rivolte ai consumatori hanno contribuito ai risultati: i ricavi da carte di credito e prestiti auto di JP Morgan sono aumentati del 13%, segnale, secondo la banca, di una certa tenuta della domanda interna.

Jeremy Barnum ha commentato l’andamento della clientela retail:

“Mostrano una generale ‘resilienza’ economica.”

Tuttavia permangono elementi di preoccupazione: l’indebitamento delle famiglie sulle carte di credito è in crescita, i depositi bancari registrano segnali di rallentamento e il credito alle piccole imprese è sceso del 10% in termini annui. Questi trend possono influenzare la liquidità delle banche e la capacità di erogare prestiti, con potenziali effetti anche sulle prospettive di crescita dell’economia reale.

Implicazioni per politica monetaria e vigilanza

I risultati trimestrali e le avvertenze dei vertici bancari sollevano questioni per le autorità di vigilanza e per la politica monetaria. Un contesto di aumento del debito, volatilità geopolitica e pressione sui prezzi dell’energia può condizionare le decisioni delle banche centrali in tema di tassi e fornire ulteriori motivi di attenzione per gli enti regolatori, chiamati a monitorare la stabilità finanziaria e la qualità degli attivi bancari.

Nel complesso, il settore mostra capacità di generare profitti in un trimestre segnato da intensa attività sui mercati, ma gli amministratori sottolineano la necessità di vigilanza e di piani di resilienza per affrontare possibili shock futuri che potrebbero mettere alla prova le prospettive economiche globali.