Il ricordo del verde Monguzzi, un lottatore per tutti

Carlo Monguzzi, figura storica dei Verdi a Milano e consigliere comunale per molti anni, è morto all’età di 74 anni dopo una breve malattia.

La sua scomparsa fa riaffiorare il ricordo delle battaglie politiche che lo hanno contraddistinto: posizioni nette e spesso scomode, portate con coerenza anche quando esprimevano critiche verso la maggioranza che in più occasioni aveva appoggiato.

Negli ultimi anni si era concentrato soprattutto su temi locali: la visione della politica urbanistica cittadina, che giudicava poco lungimirante e insufficiente nel rispondere ai bisogni dei più fragili, e la contestata vendita di San Siro, rispetto alla quale si era sempre detto contrario, denunciando i rischi di una operazione di tipo speculativo che avrebbe avvantaggiato solo pochi interessi privati.

La sua voce, proveniente dall’area di sinistra, non era solo critica: era ascoltata. Politici di diverso orientamento, cittadini, giornalisti e associazioni riconoscevano in lui un interlocutore credibile e preparato, capace di coniugare fermezza e chiarezza.

Per tutta la vita, il suo stile è stato diretto ma mai scontroso: severo nelle analisi, pacato nella forma. Professore di matematica di formazione, aveva trasformato la politica nel fulcro del suo impegno, sostenendo non soltanto istanze ambientaliste ma anche i diritti civili e la tutela dello spazio pubblico, con uno sguardo che spaziava dalle dinamiche cittadine a quelle internazionali.

Il suo impegno e le battaglie

Nel dibattito sulla politica urbanistica di Milano, Monguzzi era una voce critica e costruttiva. Denunciava la mancanza di politiche abitative efficaci, la scarsa attenzione agli spazi pubblici e alle politiche di inclusione, e invitava a una programmazione più attenta agli effetti sociali delle trasformazioni urbane.

Sul tema di San Siro aveva invece concentrato le sue preoccupazioni su possibili effetti collaterali della vendita: ridimensionamento del ruolo della collettività nelle scelte sul patrimonio comune, incremento di interessi commerciali e rischio di perdita di valore simbolico per la città. In questo senso segnalava come decisioni urbanistiche e immobiliari richiedano valutazioni di interesse pubblico più ampie e trasparenti.

Stile politico e riconoscimenti

Pur venendo talvolta considerato, soprattutto all’interno del centrosinistra, come eccessivamente idealista, Monguzzi non ha mai rinunciato alla propria coerenza politica. Questo equilibrio fra fermezza ideale e capacità di dialogo gli ha garantito un ruolo di rilievo nel panorama milanese degli ultimi decenni.

Giuseppe Sala ha ricordato Monguzzi con parole che evidenziano il rapporto personale e politico tra i due:

“Se ne è andato un lottatore. Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico e il nostro affetto reciproco non è mai venuto a mancare. Era l’unico che in aula consiliare si rivolgeva a me non con ‘Sindaco’, ma con ‘Beppe‘. Chi non frequenta la politica non può capire come possano coesistere duri scontri pubblici e solidi rapporti privati. Anche l’ultima volta che è venuto nel mio ufficio, nei mesi scorsi, avevamo discusso animatamente e ci eravamo lasciati con un abbraccio.”

L’ultimo incarico ricoperto da Monguzzi è stato quello di consigliere comunale a fianco di Europa Verde. Nato a Milano, si era formato come ingegnere chimico presso il Politecnico e in seguito aveva svolto per anni l’attività di insegnante di matematica, mantenendo un forte legame con il mondo della scuola e della formazione.

Il suo lascito politico include l’attenzione ai temi ambientali nel governo della città, la difesa del patrimonio collettivo e la proposta di pratiche amministrative orientate alla partecipazione e alla tutela dei più deboli. Molti colleghi e realtà associative hanno sottolineato come il suo contributo abbia contribuito a mantenere vive nelle istituzioni questioni spesso marginalizzate.



Author: Tony
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