Udine, ateneo all’avanguardia: soluzioni per ridurre lo spreco e migliorare l’alimentazione

Nuove prospettive per i sottoprodotti ortofrutticoli e per i legumi “fuori calibro”: materiali e ingredienti che in passato venivano considerati scarti vengono trasformati in soluzioni utili per l’industria alimentare e per settori complementari. Il progetto United, guidato dall’Università di Udine in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche e l’Università della Tuscia, è finanziato con circa 270.000 euro dal Ministero dell’università e della ricerca ed è finalizzato a convertire residui agricoli in prodotti a valore aggiunto.

I primi risultati

Il programma ha già dato luogo allo sviluppo di farine a base di legumi dal gusto neutro, adatte anche all’impiego in prodotti dolciari senza modificare le caratteristiche sensoriali attese. Parallelamente, i residui vegetali sono stati impiegati in processi di bioconversione per ottenere cellulosa batterica, un materiale dalle potenziali applicazioni in ambito cosmetico e nel packaging alimentare.

Per il confezionamento dei prodotti freschi sono stati messi a punto dei tamponi assorbenti, denominati pad, progettati per regolare l’umidità e prolungare la durata commerciale degli alimenti. Al termine del loro utilizzo, questi pad possono essere avviati alla frazione organica e trattati come materiale compostabile, a differenza di molti prodotti attualmente in commercio destinati allo smaltimento indifferenziato.

Nel complesso, l’iniziativa intende valorizzare i residui della lavorazione di frutta e legumi per ottenere nuovi ingredienti alimentari e materiali innovativi, definire processi produttivi industrializzabili e raccogliere le preferenze dei consumatori. L’approccio rientra nell’ambito dell’economia circolare e mira a ridurre gli sprechi, migliorare l’efficienza d’uso delle risorse agroalimentari e generare opportunità economiche lungo le filiere.

Le attività comprendono anche valutazioni di sostenibilità ambientale ed economica, con l’obiettivo di fornire indicatori utili per le imprese e per i decisori pubblici. Questo tipo di analisi include valutazioni del ciclo di vita dei nuovi prodotti, stime dei costi di produzione su scala industriale e scenari di impatto per gli operatori della trasformazione alimentare.

Il progetto è coordinato da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’ateneo friulano ed è guidato dalla ricercatrice Lara Manzocco. La collaborazione tra università e centri di ricerca favorisce la trasferibilità dei risultati verso imprese interessate a sperimentare processi e prodotti su scala commerciale.

Il progetto Water pearl

Un altro filone della ricerca coordinato dall’Università di Udine è il progetto Water pearl, finanziato con 458.000 euro per quattro anni nell’ambito del programma Ager – Agroalimentare e ricerca, con il coinvolgimento anche della Fondazione Friuli. L’obiettivo è selezionare nuove varietà di fava e di pisello giallo che presentino resistenza allo stress idrico, elevato contenuto proteico e buone rese nella trasformazione in farina.

Il rafforzamento delle colture di leguminose è considerato strategico per promuovere diete più sostenibili e per migliorare la resilienza delle filiere agricole ai cambiamenti climatici. Le leguminose apportano benefici agronomici, come la fissazione dell’azoto e il miglioramento della rotazione colturale, e possono contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni di proteine vegetali.

Water pearl è tra i tre progetti nazionali selezionati da Ager nell’ambito del bando sulle innovazioni per rafforzare le filiere delle leguminose. I risultati attesi includono nuove varietà adattate a condizioni di stress idrico, protocolli colturali ottimizzati, metodi di trasformazione efficaci per ottenere farine di qualità e analisi della loro accettabilità sul mercato. Tali output possono fornire strumenti pratici per agricoltori, sementieri e industrie di trasformazione interessati a sviluppare filiere locali e resilienti.



Author: Tony
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