Da Cuccia alla svolta storica per Mps: 80 anni di Mediobanca

C’è un episodio poco noto ma decisivo nella transizione italiana del secondo dopoguerra che ha contribuito a definire gli equilibri del nuovo Stato: alla fine del 1945 e negli ultimi giorni del 1946 il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e l’amministratore delegato della Banca Commerciale, Raffaele Mattioli, si recarono a Washington per incontrare i vertici dell’amministrazione americana e illustrare la natura dell’accordo politico-economico su cui intendevano fondare l’Italia postfascista.

Lo schema proposto era semplice e pragmatico: ai partiti cattolici spettava la guida politica, mentre agli ambienti laici e finanziari si affidava la gestione dell’economia, dell’industria e dell’editoria. Pochi erano al corrente di quella missione e tuttora quell’intesa è considerata uno dei pilastri che hanno regolato nei decenni successivi i rapporti tra politica e finanza nel Paese.

Alla delegazione si unì anche Enrico Cuccia, figura destinata a diventare centrale nella finanza italiana: cresciuto professionalmente sotto l’egida di Alberto Beneduce, era entrato all’IRI e aveva costruito relazioni profonde con l’establishment finanziario nazionale e internazionale.

L’origine di un accordo e la genesi di Mediobanca

Da quell’intesa emerse l’idea di un centro finanziario che potesse sostenere la ricostruzione industriale e fungere da collegamento tra il capitale italiano e i mercati internazionali. È in questo contesto che si colloca la nascita dell’istituto che diventerà noto come Mediobanca, fondato per offrire finanziamenti a medio termine e per coordinare operazioni complesse a favore delle imprese principali.

La sede storica in Via Filodrammatici — oggi piazzetta intitolata a Cuccia — divenne il luogo simbolico di quell’azione di governo economico: un punto di riferimento per i capitali, per la selezione della dirigenza e per le relazioni con gli interlocutori esteri che avrebbero alimentato la ripresa industriale italiana.

Prime operazioni e assetto proprietario

Inizialmente il progetto di una banca d’affari centrale prevedeva una compagine azionaria composita, ma l’avvio avvenne con una distribuzione che vide una quota consistente alla Comit e alla Credit, una parte rilevante al Banco di Roma e una partecipazione alla Comit stessa. Questo assetto rimase sostanzialmente stabile fino al 1956, anno in cui la banca fu quotata in Borsa.

L’ingresso di azionisti esteri si verificò proprio a partire dalla metà degli anni Cinquanta: tra questi figurò anche l’istituto vaticano, il IOR, e la bancheria d’affari Lazard Frères di New York, che favorì legami personali e professionali duraturi, in particolare quello tra Enrico Cuccia e André Meyer.

Espansione internazionale e ruolo nell’economia italiana

Negli anni successivi Mediobanca ha svolto un ruolo di primo piano nel consolidamento del capitalismo italiano, supportando aumenti di capitale, emissioni obbligazionarie, la formazione di consorzi, fusioni e quotazioni in borsa. Le relazioni internazionali si consolidarono soprattutto con gli Stati Uniti e la Francia, mentre aumentò l’interesse verso mercati in Africa e in alcuni paesi del Medio Oriente.

Allo stesso tempo l’istituto non fu esente da tensioni e crisi: negli anni Settanta emerse la figura di Giovanni Sindona, la cui vicenda segnò una fase difficile di rapporti con il mondo bancario e politico, con momenti di aperto confronto nei decenni successivi.

Rapporti con la politica e la fase del centrosinistra

L’evoluzione del quadro politico, con il progressivo ingresso del centrosinistra nelle responsabilità di governo, mise alla prova l’equilibrio tra il potere economico e la volontà di riforma dello Stato. Un episodio significativo fu la nazionalizzazione dell’energia elettrica con la creazione dell’Enel, scelta che vide Mediobanca schierata in contrapposizione ma poi impegnata nella gestione degli indennizzi e nelle operazioni successive che interessarono grandi gruppi industriali come la nascente Montedison.

Franco Briatico ha scritto:

«Sarà fautore della stabilità del rapporto tra Santa Alleanza imprenditoriale, quella che Cuccia comincia a guidare, e politica».

Mutamenti negli anni Ottanta e l’influenza sull’assetto pubblico

Nei primi anni Ottanta il panorama cambiò nuovamente: la nomina di Romano Prodi alla guida dell’IRI e il ruolo di figure politiche come Nino Andreatta introdussero riflessioni più nette sul rapporto tra grandi centri di potere economico e la capacità dello Stato di condurre la politica economica. Voci istituzionali e politiche sottolinearono come alcuni centri finanziari guardassero con distacco o sospetto alle iniziative dello schieramento politico dominante, con implicazioni per le strategie industriali e di sviluppo.

Nel corso degli anni Mediobanca ha mantenuto un ruolo di primo piano sia nella gestione delle relazioni tra capitale e politica sia come operatore nei mercati finanziari, pur adattandosi alle trasformazioni normative, alla concorrenza internazionale e ai mutati assetti proprietari che hanno caratterizzato la finanza italiana dalla ricostruzione a oggi.

In prospettiva, la storia di questo istituto offre una chiave interpretativa per comprendere come si sono costruite le reti di potere economico in Italia, il rapporto tra interessi privati e scelte pubbliche e il modo in cui la finanza ha influenzato la modernizzazione del Paese.



Author: Tony
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