Legambiente: sulle spiagge 77 mozziconi ogni 100 metri, allarme per l’inquinamento
- 8 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il motivo principale per cui i filtri delle sigarette non scompaiono dall’ambiente è la loro composizione: materiali plastici che non si decompongono facilmente ma si frammentano progressivamente in particelle sempre più piccole.
Secondo uno studio condotto dall’Università degli studi di Napoli Federico II, i filtri possono frammentarsi in microplastiche anche dopo dieci anni dalla dispersione e mostrano un secondo picco di rilascio di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche intorno al quinto anno dall’abbandono, con potenziali effetti negativi sullo sviluppo degli organismi marini.
Impatto sulla biodiversità
La presenza diffusa di filtri e microplastiche sulle spiagge e nei mari rappresenta una minaccia per la biodiversità costiera e per le specie che vivono o nidificano in questi habitat. I frammenti possono essere ingeriti da uccelli, pesci e invertebrati, entrando così nella catena alimentare.
Tra le specie più esposte c’è la tartaruga caretta caretta, che negli ultimi anni ha visto aumentare le nidificazioni sulle coste italiane in relazione alle variazioni climatiche; per questa ragione è attivo il progetto LIFE Turtenest, volto a tutelare i siti di nidificazione e a monitorare le popolazioni.
Un altro esempio è il fratino, piccolo uccello caratteristico degli ecosistemi dunali, presente su litorali che vanno dall’Adriatico all’Ionio, fino ad alcune aree della Sardegna e della Sicilia. Anche questa specie è oggetto di interventi di conservazione all’interno del progetto europeo LIFE Alexandro, cofinanziato dal Programma LIFE dell’Unione Europea.
Ordinanze e misure sui litorali italiani
Negli ultimi anni numerosi comuni italiani hanno adottato ordinanze che vietano il fumo sulle spiagge e sui lungomari, ampliando le aree di divieto per proteggere salute pubblica e ambiente. La misura più recente in alcune località ha esteso il divieto dall’area immediatamente prossima alla battigia all’intera fascia di arenile.
Un esempio concreto è il provvedimento del comune di Pesaro, che ha rafforzato e allargato una norma precedente, passando da una limitazione di pochi metri dalla battigia all’intero arenile.
Al momento sono almeno diciotto i comuni che hanno introdotto ordinanze anti-fumo sulle spiagge o su porzioni significative del litorale: San Benedetto del Tronto, Rimini, Cesenatico, Ravenna, Latina, Pomezia, Gaeta, Lerici, Arenzano, Loano, Porto Cesareo, Barletta, Arzachena, Alghero, Oristano, Olbia, Tortolì e Quartu Sant’Elena.
Anche l’amministrazione del Comune di Roma sta predisponendo misure per vietare il fumo sulle spiagge del litorale cittadino, estendendo il divieto anche alle sigarette elettroniche; tra le aree indicate per l’applicazione delle nuove regole figurano Ostia, Castel Porziano e Capocotta, con possibili effetti già dalla prossima stagione estiva.
Le ordinanze comunali si inseriscono in un quadro più ampio di iniziative volte a ridurre l’inquinamento da mozziconi: oltre all’aspetto ambientale, le misure mirano a tutelare la salute dei cittadini e a ridurre i costi di pulizia e smaltimento a carico degli enti locali.
L’attuazione pratica di questi divieti richiede attività di controllo, sanzioni chiare e campagne di informazione per i residenti e i turisti, nonché misure complementari come l’installazione di posaceneri e punti di raccolta per ridurre l’abbandono dei rifiuti.
Dal punto di vista normativo, i divieti comunali rappresentano uno strumento di policy locale; tuttavia, la gestione efficace del problema dei filtri e delle microplastiche richiederà coordinamento tra amministrazioni locali, autorità sanitarie e programmi di ricerca per monitorare gli effetti a lungo termine e valutare ulteriori interventi a livello regionale e nazionale.