La vera eredità della politica sulle criptovalute dell’era Biden
- 8 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
L’excuse per la confusione: il tag <p> è l’unico consentito per i paragrafi; correggo subito.
Le affermazioni di ex consulenti economici dell’amministrazione Biden, secondo cui il calo del prezzo del Bitcoin dopo il picco del 2025 confermerebbe la bontà dell’approccio dell’amministrazione verso le criptovalute, mostrano una lettura selettiva dei fatti.
Un articolo d’opinione pubblicato a fine febbraio attribuisce all’amministrazione un ruolo positivo per avere intensificato la repressione di truffe e frodi, ma trascura elementi centrali: la politica perseguita non è stata una cornice regolamentare chiara e coerente.
Il caso FTX e la mancanza di regole chiare
Durante il periodo in questione la piattaforma FTX è cresciuta fino a dimensioni enormi. Il suo fondatore, Sam Bankman‑Fried, era un importante donatore politico e ha avuto incontri con funzionari di alto livello, inclusa la presidenza della Securities and Exchange Commission, all’epoca guidata da Gary Gensler.
La strategia effettiva dell’amministrazione è stata spesso basata su un approccio di enforcement piuttosto che sulla definizione preventiva di regole trasparenti: ciò ha avuto l’effetto paradossale di spingere imprese conformi e orientate alla compliance fuori dagli Stati Uniti o addirittura a cessare l’attività, mentre attori scorretti beneficiavano della confusione normativa.
Debanking e l’operazione nota come “Operation Choke Point 2.0”
Sotto la pressione di alcuni enti regolatori federali, diverse banche hanno avviato pratiche di debanking sistematico nei confronti di imprese legittime del settore cripto, tagliando l’accesso al sistema finanziario senza processi formali di regole o delega legislativa adeguata.
Questa campagna di esclusione ha coinvolto anche cittadini comuni e piccole imprese che si erano rivolti alle soluzioni crypto per colmare carenze del sistema bancario tradizionale, determinando un effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati di tutela del consumatore e inclusione finanziaria.
Remittances e benefici concreti delle tecnologie blockchain
Nell’opinione degli economisti citati le criptovalute vengono descritte come un “database dolorosamente lento e costoso” con scarso valore pratico. Questa definizione trascura usi reali e significativi, a partire dalle rimesse internazionali.
Le commissioni medie globali per le rimesse superano il 6,5%, un costo che grava su lavoratori migranti e famiglie nei paesi in via di sviluppo. Le stablecoin e le reti blockchain possono eseguire trasferimenti transfrontalieri in pochi minuti e a costi molto inferiori, rappresentando un miglioramento finanziario immediato e tangibile per milioni di persone.
Ignorare o sminuire questi benefici significa non confrontarsi con le esigenze degli utenti reali che dipendono da trasferimenti rapidi ed economici: un confronto che richiede dati e interlocuzioni dirette con chi utilizza questi strumenti.
Un ecosistema in crescita e l’errore di negarne l’adozione istituzionale
La tecnologia blockchain sostiene un ecosistema finanziario in rapida espansione: istituzioni e società dei servizi finanziari stanno sviluppando prodotti su questa infrastruttura. Tra queste vanno citate Fidelity, JPMorgan, BlackRock, BNY Mellon, Morgan Stanley, Visa, Mastercard, Meta, Stripe, Block Inc. e Franklin Templeton.
Affermare che “nessuna grande azienda tecnologica” utilizzi questa tecnologia contraddice i fatti: molte grandi realtà stanno sperimentando e integrando soluzioni blockchain nei loro servizi, segnalando che la tecnologia è rilevante per il settore finanziario tradizionale.
Volatilità dei prezzi versus valore tecnologico
Usare fluttuazioni di prezzo a breve termine per screditare un’intera classe di asset è un approccio analiticamente debole. I mercati in fase iniziale sono intrinsecamente volatili; la volatilità non equivale alla inutilità.
Inoltre, definire il Bitcoin “lento” trascura che la rete privilegia la sicurezza e la resistenza alla censura: l’immutabilità del registro distribuito impedisce che terze parti annullino transazioni o confiscano fondi unilateralmente, qualità fondamentali in contesti dove i cittadini sono esposti a interferenze governative.
Esistono poi altre blockchain progettate per velocità di pagamento, perciò l’ecosistema presenta molte soluzioni con differenti compromessi tra velocità, sicurezza e scalabilità.
Il tema dei salvataggi e la coerenza delle politiche
Gli autori dell’articolo mettono in guardia dal rischio di salvataggi finanziati dai contribuenti, ma questa è una preoccupazione spesso evocata senza chiarire proposte concrete. Le forme di infrastrutture di pagamento basate su stablecoin proposte in alcuni disegni di legge prevedono riserve complete e collaterali investiti in titoli di Stato ad elevata liquidità, non spese dirette a carico dei contribuenti.
Al contrario, quando la Silicon Valley Bank è collassata nel 2023, l’amministrazione Biden autorizzò misure straordinarie per garantire i depositi, evidenziando come la preoccupazione per il rischio morale sia stata applicata selettivamente a seconda del contesto.
Donazioni politiche, partecipazione e democrazia
Nell’opinione si dedica ampio spazio alle donazioni politiche provenienti dall’industria cripto, implicando correlazioni con corruzione. Ma l’attività politica attraverso contributi e lobbying è pratica comune in molti settori economici e costituisce un canale legittimo per cercare influenze sulle politiche pubbliche.
Quando un’intera industria viene esclusa dal dialogo regolatorio o dai servizi bancari, è prevedibile che ricorra alla partecipazione politica per far valere le proprie ragioni: questo è parte del funzionamento del sistema democratico e merita un dibattito trasparente, non una delegittimazione automatica.
Conclusioni e proposte per una politica efficace
L’amministrazione Biden ha avuto l’opportunità storica di stabilire gli Stati Uniti come leader nella regolamentazione degli asset digitali, scrivendo norme chiare e prevedibili che proteggessero i consumatori e favorissero l’innovazione sul territorio nazionale.
Invece, la scelta di affidarsi a enforcement episodico e a pratiche come il debanking ha prodotto danni su tre fronti: all’innovazione, alla tutela dei consumatori e alla competitività del settore finanziario statunitense.
Chi sostiene che i promotori delle tecnologie crittografiche “abbiano finito le scuse” dovrebbe essere in grado di spiegare in che modo la politica adottata ha realmente migliorato la sicurezza, l’accesso ai servizi finanziari e la tutela degli utenti. Se esiste chi ha responsabilità nell’aver determinato danni sistemici, è dovere di quella parte politica fornire risposte chiare alla collettività.