JPMorgan lancia un monito severo sul prossimo taglio dei tassi della Fed

Michael Feroli, economista capo per gli Stati Uniti di JPMorgan, prevede che non ci saranno tagli dei tassi per tutto il 2026 e che la prima mossa della Federal Reserve sarà un aumento di 25 punti base nel terzo trimestre del 2027, portando il limite superiore del tasso sui federal funds al 4,00% rispetto all’intervallo attuale del 3,50%-3,75%.

Questa previsione pone JPMorgan in netto contrasto con le proiezioni ufficiali della Federal Reserve e con gran parte di Wall Street, e il divario si è ampliato a causa della pressione sui prezzi dell’energia derivante dal conflitto in Medio Oriente e della persistenza dell’inflazione.

Motivi alla base della proiezione

Feroli indica due fattori principali che tengono la Fed sulla difensiva: un mercato del lavoro ancora troppo resistente per giustificare allentamenti e una inflazione che rimane superiore all’obiettivo del 2%. Il tasso di disoccupazione è vicino al 4,4% e l’inflazione core non è scesa con la velocità necessaria per concedere alla banca centrale uno spazio d’azione.

Michael Feroli ha detto:

“Abbiamo un problema di inflazione.”

Ha però precisato che il problema non è “intrattabile” e che, in presenza di un’economia relativamente favorevole, l’inflazione dovrebbe migliorare col tempo.

Michael Feroli ha detto:

“Il conflitto in Medio Oriente aggiunge una piega del tutto nuova.”

Il rialzo dei prezzi del petrolio, iniziato con l’escalation nel periodo di fine febbraio, ha accentuato le pressioni inflazionistiche proprio quando la Fed sperava in un raffreddamento dei prezzi. La stessa banca centrale ha riconosciuto, nella sua dichiarazione di marzo, l’incertezza delle implicazioni per l’economia statunitense.

Dichiarazioni del presidente della Fed

Jerome Powell ha avvertito che il taglio dei tassi previsto nel 2026 non è scontato:

“Se non vediamo quel progresso, allora non si vedrà il taglio dei tassi.”

La dichiarazione sottolinea come la politica monetaria resti guidata dai dati economici: senza una riduzione sostenuta dell’inflazione e un indebolimento del mercato del lavoro, la banca centrale potrebbe prolungare la permanenza dei tassi a livelli elevati.

Reazioni dei mercati e valutazioni delle grandi banche

I mercati hanno iniziato a muoversi in una direzione più favorevole alla previsione di JPMorgan. Lo strumento CME FedWatch, che utilizza i prezzi dei future per tracciare le aspettative sui tassi, attribuisce attualmente una probabilità contenuta a un taglio già a dicembre, mentre in alcuni momenti i trader hanno scontato possibili rialzi entro la fine del 2026.

Altre grandi banche hanno rivisto verso l’indietro le loro attese sui tagli: Goldman Sachs, Barclays e Morgan Stanley hanno posticipato la finestra di possibile allentamento, pur mantenendo l’ipotesi che la Fed possa ridurre i tassi in un momento successivo del 2026.

Goldman Sachs si attende attualmente due tagli da 25 punti base, ipotizzati a giugno e settembre 2026, mentre altre istituzioni hanno spostato le proprie previsioni verso la metà dell’anno.

Effetti per famiglie e imprese

Un periodo prolungato di tassi invariati implica costi di finanziamento più elevati per consumatori e imprese. I tassi dei mutui, dei prestiti auto, delle carte di credito e dei prestiti personali rimarrebbero alti più a lungo: in base alle previsioni più restrittive, il mutuo a 30 anni potrebbe restare stabilmente oltre il 6% per gran parte del 2026.

Questo scenario rallenterebbe l’attività del mercato immobiliare e aumenterebbe l’onere del servizio del debito per chi ha esposizioni variabili o deve rifinanziare posizioni esistenti.

Leadership della Fed e limiti di politica

Il mandato di Jerome Powell come presidente della Federal Reserve scade a maggio 2026. President Trump ha indicato il nome di Kevin Warsh come possibile successore, ma gli osservatori ricordano che la capacità del nuovo presidente di imprimere una svolta significativa alla politica monetaria è condizionata dalla necessità di costruire consenso all’interno del FOMC (Federal Open Market Committee).

Michael Feroli ha osservato:

“Un presidente della Fed non può dettare da solo le decisioni di politica: il nuovo presidente dovrà costruire un consenso all’interno del FOMC.”

In altre parole, anche un eventuale cambio alla guida non garantirebbe un’inversione rapida della politica se i dati economici e le posizioni dei membri del Comitato non convergessero verso un allentamento.

Conclusione

Con il conflitto in Medio Oriente che mantiene i prezzi dell’energia su livelli elevati, un’inflazione ancora ostinata e un mercato del lavoro resistente, le condizioni che giustificherebbero un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve non sono ancora emerse. La visione più cauta di istituti come JPMorgan riflette questo combinato disposto di rischi e incertezza, che potrebbe tradursi in una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.



Author: Tony
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