Cina ordina ad Apple di rimuovere Bitchat di Dorsey, l’app di messaggistica usata durante le proteste in Iran

Apple ha rimosso dall’App Store cinese l’app di messaggistica decentralizzata Bitchat, sviluppata dal team guidato da Jack Dorsey, fondatore e responsabile di Block. La cancellazione è avvenuta su richiesta dell’ente regolatore della rete del paese, come lo stesso Dorsey ha riferito in un post sulla piattaforma X.

Secondo l’ente regolatorio, la Cyberspace Administration of China ha ritenuto che l’app violasse normative relative ai servizi online capaci di influenzare l’opinione pubblica o la mobilitazione sociale, disposizioni che impongono valutazioni di sicurezza prima del rilascio sul mercato.

La squadra che si occupa della revisione delle app presso Apple ha comunicato a Dorsey che sia la scheda dell’app sull’App Store sia la versione beta distribuita via TestFlight non sarebbero più disponibili per gli utenti in China, mentre l’app resta accessibile in altre giurisdizioni.

Bitchat è progettata per funzionare esclusivamente tramite Bluetooth e reti a maglia (mesh network), senza necessità di una connessione a Internet. Questa architettura la rende immune rispetto ai blocchi derivanti da interruzioni della rete o dai filtri dei firewall basati su traffico Internet convenzionale.

Per questa caratteristica, l’app è stata utilizzata durante recenti manifestazioni in paesi come Madagascar, Uganda, Nepal, Indonesia e Iran, dove le autorità avevano cercato di limitare l’accesso alla rete per contenere proteste e dissenso.

Sul piano dei numeri, Bitchat ha superato i tre milioni di download complessivi sulle diverse piattaforme; oltre 92.000 di questi download sarebbero stati registrati nell’ultima settimana, mentre lo store di Google Play Store mostra più di un milione di download registrati separatamente. La ripartizione geografica dettagliata non è disponibile pubblicamente.

Contesto normativo e motivazioni del provvedimento

La decisione del regolatore cinese si inserisce in un quadro normativo che richiede controlli preventivi per servizi online ritenuti capaci di influenzare l’ordine pubblico o la mobilitazione sociale. Tali disposizioni sono giustificate dalle autorità come misure di sicurezza nazionale e ordine pubblico, ma sollevano questioni sul bilanciamento tra controllo e libertà di comunicazione.

Per le aziende tecnologiche che operano a livello internazionale, come Apple e gli sviluppatori esteri, la conformità alle leggi locali implica scelte difficili: rispettare la normativa nazionale per mantenere l’accesso al mercato oppure conservare funzionalità che possono essere considerate sensibili e rischiare il blocco o la rimozione.

Funzionamento tecnico e implicazioni pratiche

La combinazione di comunicazione via Bluetooth e topologie a mesh network permette a dispositivi vicini di instradare messaggi anche in assenza di infrastrutture Internet. Questo approccio offre resilienza in scenari di interruzione della rete ma riduce al contempo la possibilità per le autorità e per i fornitori di servizi di eseguire monitoraggi o applicare filtri centralizzati.

Tecnologie di questo tipo possono avere impieghi legittimi, ad esempio per rimanere in contatto in situazioni di emergenza o in aree con connettività limitata, ma pongono anche rischi di uso improprio che le autorità citano per giustificare restrizioni e richieste di valutazioni di sicurezza.

Conseguenze per sviluppatori, utenti e mercati

La rimozione dall’App Store in un mercato vasto come quello cinese ha impatti economici e logistici: limita l’accesso degli utenti locali all’app, riduce le opportunità di scalabilità per gli sviluppatori e impone valutazioni sulle strategie di distribuzione alternativa. Allo stesso tempo solleva il tema della responsabilità degli store digitali nel bilanciare normative locali e diritti digitali.

In contesti dove la distribuzione ufficiale è regolata, le opzioni come la pubblicazione su store alternativi o il side‑loading vengono spesso indicate come alternative, ma possono essere soggette a restrizioni normative e a problemi di sicurezza e affidabilità. Il caso evidenzia la complessità di garantire interoperabilità, conformità e tutela degli utenti in mercati caratterizzati da normative stringenti.

Osservatori del settore e responsabili politici seguiranno con attenzione gli sviluppi, poiché la questione tocca temi più ampi relativi a sovranità delle piattaforme, governance della rete e diritti di comunicazione nelle situazioni di crisi o mobilitazione sociale.