Cei: nessuno può invocare Dio per giustificare la guerra
- 4 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Un messaggio per la Pasqua in un periodo geopolitico particolarmente delicato: la Conferenza episcopale italiana richiama l’attenzione sul fatto che non ci si può rassegnare a guerre e violenze e ribadisce che la stagione pasquale ricorda come il male non abbia l’ultima parola. Il testo porta la firma del presidente card. Matteo Zuppi e del segretario generale mons. Giuseppe Baturi.
La crisi geopolitica
Nel messaggio i pastori invitano a leggere la situazione internazionale e le sue ricadute sociali con lucidità: i conflitti continuano a devastare intere comunità, fragilità e vulnerabilità si accentuano e le conseguenze ricadono soprattutto sui più deboli.
Il messaggio sottolinea:
“Ci affliggono le guerre che devastano popoli e famiglie, la violenza che colpisce i più deboli, le ferite che attraversano le case, le solitudini che consumano tante esistenze, la fatica di donne e uomini che si sentono smarriti, stanchi, senza un domani.”
Viene richiamata l’attenzione sulle conseguenze umane e sociali: le lacrime dei bambini, le paure dei giovani, l’abbandono degli anziani, e la sofferenza di chi convive con povertà, malattia ed emarginazione. La Cei invita a non normalizzare questa realtà né ad accettare che l’indifferenza sostituisca la fraternità.
La Pasqua
Dal punto di vista teologico e pastorale la Pasqua viene proposta come il cuore della fede: la resurrezione offre una prospettiva che ridimensiona il potere distruttivo della violenza e apre alla speranza.
Il testo prosegue:
“Il Crocifisso è risorto. Per questo, il male non ha l’ultima parola, la morte non è la fine, le ferite non sono condannate a restare per sempre aperte.”
Nessuno può usare Dio per giustificare la guerra
I firmatari esortano a non limitarsi a una costernazione passiva: la fede chiede scelte concrete in favore della vita, della cura reciproca e della costruzione della pace. In questo quadro si ribadisce che la trascendenza divina non può essere strumentalizzata per legittimare violenze.
I firmatari affermano:
“Il Signore risorto ci invita a non restare spettatori: siamo chiamati a scegliere la luce, a custodire la vita, a prenderci cura gli uni degli altri, a essere segni di pace.”
“Dio rifiuta la guerra” e “nessuno può usare Dio per giustificare la guerra”.
Nel richiamare la responsabilità personale e collettiva, il messaggio segnala anche un’attenzione particolare alle fragilità presenti nel Paese: malati, persone detenute, disoccupati, chi si confronta con la difficile missione educativa, chi vive nella solitudine o non riesce a intravedere un futuro.
Il messaggio conclude:
“Il Risorto sta accanto a ciascuno come il viandante di Emmaus, riaccende il cuore, apre gli occhi, rimette in cammino.”
Dal punto di vista istituzionale la Conferenza episcopale italiana svolge da anni un ruolo di orientamento morale e di interlocuzione con le autorità pubbliche, promuovendo forme di solidarietà concreta, iniziative di accoglienza e impegni per la mediazione e la diplomazia umanitaria. Il messaggio pasquale si inserisce in questo orizzonte e sollecita anche le responsabilità politiche affinché si sostengano corridoi umanitari, interventi di assistenza e percorsi di riconciliazione che riducano la sofferenza delle persone coinvolte dai conflitti.