Amadori al Mimit: serve un piano concreto per colmare il gap di competenze nell’agroalimentare
- 2 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il settore agroalimentare italiano ha un peso economico rilevante: vale all’incirca 600 miliardi di euro l’anno, contribuisce per circa il 15% al Pil nazionale e dà occupazione a oltre 4 milioni di persone.
Le esportazioni del Made in Italy hanno superato i 70 miliardi nel biennio 2024-2025 e la Italia guida l’Europa per il numero di denominazioni di origine controllata, con oltre 900 specialità tra Igp e Dop.
Nonostante questi indicatori di eccellenza, il comparto lamenta una carenza strutturale di figure professionali adeguatamente preparate, con conseguenze sulla capacità di innovare e competere sui mercati internazionali.
Il paradosso delle competenze
Il tema è stato al centro della tavola rotonda “Dalla consapevolezza al saper fare – Le competenze delle filiere Amadori”, organizzata presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy.
Gianluca Giovanetti ha sottolineato:
“Siamo il secondo paese manifatturiero d’Europa, eppure fatichiamo a reperire veterinari, tecnologi alimentari, specialisti in sostenibilità e manutentori per impianti automatizzati.”
Secondo Giovanetti, il deficit non è solo numerico ma anche culturale: per molti giovani il settore appare immobile e poco attraente, nonostante le potenzialità di innovazione legate alla digitalizzazione, alla sostenibilità e al benessere animale.
Iniziative formative e partnership
La risposta del Gruppo Amadori comprende una serie di alleanze strutturate con il mondo accademico e tecnico: la creazione di percorsi universitari e tirocini, nonché la partecipazione a poli territoriali dedicati all’innovazione agroalimentare.
Tra le collaborazioni citate figurano il corso di laurea magistrale in trasformazione digitale realizzato con la Università di Bologna, e gli accordi con il Politecnico di Milano per tirocini professionalizzanti inseriti nei percorsi magistrali.
È stata inoltre menzionata la partecipazione alla fondazione di Fooder, polo della food valley emiliana, e il lancio, un anno fa, di una corporate university interna finalizzata alla formazione continua dopo l’assunzione.
Entro la prossima estate è previsto un programma aggiuntivo volto ad accelerare l’ingresso nel mercato del lavoro dei neolaureati attraverso percorsi di onboarding e formazione pratica mirata.
Il ruolo delle istituzioni e le prospettive
Federico Eichberg, capo di gabinetto del Mimit, ha inquadrato l’iniziativa nel più ampio contesto della promozione del Made in Italy e della formazione professionale.
“Dobbiamo ispirare i giovani affinché si dedichino al Made in Italy”
Nel suo intervento Eichberg ha evidenziato i risultati positivi degli istituti tecnici superiori e ha richiamato l’attenzione sulle novità normative, tra cui il Ddl pmi, che introduce strumenti agevolati per i contratti di sviluppo e mira a sostenere gli investimenti delle imprese.
Ha inoltre ricordato come la filiera agroalimentare sia un asset strategico per il paese, una posizione rafforzata anche dal riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale a livello internazionale da parte del Unesco.
Per colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro specializzato servono politiche integrate: potenziamento dell’istruzione tecnica, incentivi alle assunzioni qualificate, percorsi duali scuola-impresa e investimenti nelle competenze digitali e di sostenibilità.
La cooperazione tra imprese, università, istituti tecnici e istituzioni pubbliche risulta cruciale per garantire ricambio generazionale e trasferimento di competenze, elementi necessari per mantenere la competitività del Made in Italy nei prossimi anni.
In definitiva, la sfida è trasformare la forte identità produttiva in opportunità di carriera attraenti e moderne, in grado di sostenere la transizione tecnologica e ambientale del settore agroalimentare.