Bitcoin crolla a 66.600 dollari mentre Trump minaccia di colpire duramente l’Iran
- 2 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Bitcoin è sceso del 2,2% a 66.609 dollari mercoledì, cedendo i guadagni accumulati il giorno precedente dopo che il discorso serale di Donald Trump ha promesso di colpire Iran “extremely hard” nelle prossime due-tre settimane, alimentando preoccupazioni di un’escalation invece della discesa di tensione che i mercati avevano scontato.
Tra i primi dieci token per capitalizzazione, tutti hanno registrato perdite: Ether ha lasciato il 2,2% a 2.056 dollari, BNB è calato del 3,9% a 591 dollari, XRP ha perso il 2,5% a 1,31 dollari, mentre Solana (SOL) ha guidato i ribassi con un -5,2%, estendendo il calo settimanale al 13%.
Rovesciamento del rally globale
Il sell-off ha invertito un rally globale che si era consolidato fino a martedì, dopo dichiarazioni precedenti di Trump che lasciavano intendere la possibilità di una risoluzione rapida del conflitto e che un accordo con Teheran non fosse indispensabile per la fine delle ostilità.
Quella mattina i mercati asiatici avevano accelerato con un rialzo vicino al 4% e i futures sul S&P 500 avevano segnato forti oscillazioni al rialzo; l’umore era il più ottimista dall’inizio del conflitto, cinque settimane prima.
Donald Trump said:
“We will hit Iran extremely hard over the next two to three weeks.”
In un discorso di quasi venti minuti, Trump non ha però delineato alcun cambiamento concreto di politica verso Iran, non ha fornito dettagli operativi né indicato una strada verso un cessate il fuoco, lasciando il mercato in cerca di punti di riferimento.
Donald Trump added:
“The Stretto di Hormuz will reopen naturally once hostilities subside.”
La dichiarazione relativa allo Stretto di Hormuz — la principale rotta marittima petrolifera, di fatto interrotta da metà marzo — non è stata accompagnata da una tempistica precisa, contribuendo a rafforzare l’incertezza sui flussi energetici globali.
Come reazione immediata, il Brent è salito del 5% superando i 106 dollari al barile, le borse asiatiche hanno registrato un calo di circa il 2,1%, i futures americani ed europei sono scesi oltre l’1,2%, il dollaro si è rafforzato e i rendimenti dei titoli di stato statunitensi (Treasuries) sono aumentati per timori legati all’inflazione.
Impatto specifico sulle criptovalute
Lo scenario nel mercato cripto è ormai familiare: Bitcoin ha trascorso le ultime cinque settimane oscillando tra circa 60.000 e 73.000 dollari, con vendite legate a ogni notizia di escalation e rimbalzi alle notizie di de-escalation, per tornare sostanzialmente al punto di partenza.
Il Fear and Greed Index si trova a 8, in territorio di “paura estrema”, un valore nel quale è rimasto intrappolato tra 8 e 14 nell’ultimo mese, segnalando avversione al rischio diffusa tra gli investitori.
Fattori tecnici e stagionalità
Dal punto di vista tecnico, Bitcoin ha reagito con un rimbalzo deciso dalla linea di supporto rialzista a due mesi vicino ai 60.000 dollari la settimana scorsa e sta tentando di riguadagnare la media mobile a 50 giorni, un livello seguito dagli operatori per segnalare un possibile ritorno della tendenza positiva di medio periodo.
Esiste anche un argomento stagionale a favore di un miglioramento: il mese di aprile è storicamente uno dei migliori per Bitcoin, chiuso in positivo in 10 dei 15 anni considerati con un guadagno medio del 20,9% nelle annate positive, contro una perdita media dell’8,8% negli anni negativi.
Tuttavia la stagionalità non contrasta da sola gli effetti di una guerra: il ciclo osservato nelle ultime cinque settimane — speranza, headline, inversione — tenderà a ripetersi finché non ci sarà una de-escalation reale e verificabile a livello geopolitico.
Per un recupero sostenibile dei mercati servirebbero segnali concreti di stabilizzazione geopolitica, dati macroeconomici coerenti con una discesa dell’inflazione e una riduzione delle tensioni sui flussi energetici che attualmente alimentano volatilità e timori di rialzi dei tassi.