Orsini: su Transizione 5.0 è essenziale che le promesse siano mantenute

Dopo giorni di forte preoccupazione per le modifiche annunciate al pacchetto di incentivi, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha commentato l’esito del confronto con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha confermato le risorse inizialmente destinate alla Transizione 5.0 e stanziato ulteriori fondi per arrivare complessivamente a 1,5 miliardi di euro.

Emanuele Orsini ha detto:

“Abbiamo passato quattro giorni molto preoccupati e allarmati: l’aspettativa era che le promesse venissero mantenute e quando venerdì abbiamo visto una riduzione del credito di imposta per la Transizione 5.0 al 35% molti imprenditori hanno subito il colpo.”

Nel corso del tavolo convocato presso il ministero, il ministro Adolfo Urso ha ribadito l’impegno a preservare le risorse originarie pari a 1,3 miliardi di euro e a integrare il finanziamento con 200 milioni aggiuntivi, consentendo tra l’altro di mantenere la detrazione al 100% per i pannelli fotovoltaici, compresi quelli di produzione nazionale.

Emanuele Orsini ha aggiunto:

“Uscire dal tavolo con 1,5 miliardi e riportare al 100% la misura per i pannelli fotovoltaici era per noi un dovere nei confronti delle imprese: si tratta anche di fiducia. Non può accadere che gli investimenti annunciati dalle aziende vengano poi messi in discussione.”

Servono misure straordinarie da parte dell’Ue

Di fronte a un contesto internazionale difficile, aggravato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, Confindustria ha richiamato la necessità di interventi coordinati a livello comunitario. Secondo il presidente dell’associazione, l’Italia non può affrontare da sola gli effetti economici di shock esterni e servono misure straordinarie condivise dall’Unione europea.

Emanuele Orsini ha osservato:

“Serve che l’Europa faccia l’Europa: siano messe in campo misure straordinarie per sostenere i Paesi più esposti. L’Italia, come altre economie europee, non può reggere da sola nuove tensioni sui mercati energici e sulle catene di approvvigionamento.”

Il richiamo è stato accompagnato dalla presentazione di scenari macroeconomici elaborati dal Centro studi Confindustria, che mettono in luce rischi di rallentamento del Pil in funzione della durata del conflitto: uno scenario breve vede una crescita contenuta, ma in caso di protrarsi delle tensioni il contributo alla crescita potrebbe annullarsi con impatti rilevanti su produzione e occupazione.

Fondamentale tenere aperta l’ex Ilva

Sulla situazione dell’ex Ilva, Orsini ha sottolineato l’importanza strategica di mantenere operativa l’industria siderurgica italiana per ragioni di competitività e di presidio della filiera metalmeccanica nazionale.

Emanuele Orsini ha detto:

“È fondamentale tenere aperta l’ex Ilva: qualsiasi soluzione che consenta la continuità operativa, inclusa la partecipazione di cordate di imprenditori o accordi commerciali per l’acquisto dell’acciaio prodotto, va considerata per preservare capacità produttiva e posti di lavoro.”

Il tema richiama sia questioni interne — come la definizione di un perimetro industriale sostenibile e la tutela dell’occupazione — sia aspetti di politica industriale europea: la perdita di una produzione di base rischierebbe di indebolire l’intero comparto manifatturiero nazionale. Per questo Confindustria auspica che il Governo e i partner europei favoriscano soluzioni praticabili, che possano comprendere interventi finanziari, incentivi agli acquirenti di prodotto nazionale e iniziative per attrarre investimenti industriali.

Al termine dell’intervento, Orsini ha ribadito la disponibilità delle imprese a collaborare con le istituzioni per trovare formule concrete che garantiscano competitività, continuità produttiva e tutela dell’occupazione, auspicando che le proposte discusse proseguano rapidamente nelle sedi competenti.