Bitcoin è crollato del 22% nel primo trimestre, ma potrebbe essere una molla pronta a scattare

Bitcoin ha chiuso il primo trimestre con una forte perdita, segnando il culmine di un periodo insolito: quasi sei mesi consecutivi di sottoperformance rispetto alle azioni statunitensi, una situazione senza precedenti storici.

Mark Connors ha osservato:

“Non è mai successo.”

I dati, analizzati dall’autore della nota, mostrano che Bitcoin ha sovraperformato consistentemente meno del mercato azionario a partire dai primi giorni di ottobre, sollevando interrogativi sul fatto che la criptovaluta si stia comportando più come un’operazione di rischio che come una copertura.

Nel dettaglio, Bitcoin ha lasciato sul terreno circa il 22% nel primo trimestre del 2026, dopo un calo del 25% negli ultimi tre mesi del 2025. Nel medesimo arco temporale il S&P 500 ha registrato una flessione di gran lunga inferiore, creando un divario di performance significativo. Secondo Mark Connors, è la durata di questo divario, più che l’ampiezza isolata, a risultare insolita: precedenti correzioni sono state spesso più brusche, ma anche più brevi.

La debolezza di Bitcoin si è manifestata in un contesto generale di difficoltà per i mercati. Le azioni statunitensi hanno vissuto il peggior trimestre degli ultimi quattro anni, con il Nasdaq che è sceso di oltre il 10% rispetto ai massimi recenti. La contemporanea flessione di azioni e criptovalute ha annullato gran parte del rialzo seguito alle elezioni del 2024.

Sul fronte normativo e politico i progressi sono stati irregolari. La nuova guida della SEC ha facilitato il percorso verso l’approvazione di nuovi ETF legati alle criptovalute, mentre i legislatori hanno portato avanti provvedimenti come il GENIUS Act, pensati per fornire un quadro normativo più chiaro e attrarre investimenti istituzionali. Nel frattempo, un ordine esecutivo firmato da Trump in agosto mirava a rendere più semplice per i piani 401(k) includere asset alternativi come criptovalute, private equity e immobili; a sua volta il Labor Department ha avanzato una proposta regolamentare in risposta a queste iniziative.

Segnali di stabilità a marzo

Nonostante il trimestre debole, Bitcoin ha mostrato una tenuta migliore del previsto nel mese di marzo.

L’escalation dei primi giorni di marzo tra Stati Uniti e Iran ha scosso i mercati globali, spingendo verso l’alto i prezzi del petrolio e il valore del dollaro USA mentre gli investitori reagivano ai rischi sull’offerta e all’aumento dei costi.

La volatilità ha determinato movimenti bruschi tra le diverse classi di attivi. Il oro, spesso considerato bene rifugio, ha subito oscillazioni estreme: chiamate di margine e necessità urgenti di liquidità hanno forzato vendite sia da parte di investitori istituzionali sia di controparti sovrane, producendo una delle dislocazioni di breve periodo più marcate degli ultimi decenni.

Mark Connors ha commentato:

“Ha resistito.”

Tuttavia, Bitcoin non ha registrato lo stesso livello di unwind forzato: la criptovaluta è salita di circa l’1% a marzo mentre il oro è sceso di circa l’11% nello stesso periodo. Parte di questa stabilità è stata attribuita alla liquidazione anticipata di posizioni leva che ha pulito il mercato, oltre alla capacità di Bitcoin di muoversi rapidamente oltre confine, cosa che può contenere le vendite forzate rispetto ad asset fisici.

Prospettive: una molla compressa?

Guardando avanti, l’allungamento del periodo di sottoperformance di Bitcoin rispetto alle azioni potrebbe diventare un fattore determinante per la fase successiva. Una serie mobile a 63 giorni mostra che l’asset è rimasto indietro rispetto al S&P 500 dallo scorso ottobre: è il periodo di svantaggio relativo più lungo mai registrato e, storicamente, squilibri di tale entità hanno spesso anticipato inversioni di tendenza.

Se questo schema si confermasse, Bitcoin potrebbe entrare in una fase in cui la debolezza relativa lascia spazio a una ripresa della domanda, soprattutto se le pressioni macro legate all’accumulo di debito e all’espansione monetaria continueranno a intensificarsi sullo sfondo.

Il momento di una possibile ripresa dipenderà però in buona misura dall’evoluzione geopolitica. La traiettoria del conflitto con l’Iran e i suoi riflessi sui mercati energetici, sulla liquidità globale e sull’appetito per il rischio potrebbero determinare la rapidità con cui il sentiment si normalizzerà.

Mark Connors ha detto:

“O sono due mesi o sono due anni.”

Per gli osservatori e gli operatori è quindi essenziale monitorare alcuni indicatori chiave: flussi degli ETF e afflussi istituzionali, livelli di leva nel mercato delle criptovalute, dati sul credito e sulle politiche delle banche centrali, oltre all’andamento dei prezzi dell’energia. Questi fattori, insieme a sviluppi geopolitici inattesi, determineranno l’intensità e la tempistica di un’eventuale inversione di tendenza per Bitcoin.