Sardegna: sei anni da fanalino di coda per le nascite in Italia
- 31 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Sardegna sta affrontando un rapido declino demografico: negli ultimi anni il numero di nascite è diminuito in modo costante e i dati su natalità e fecondità confermano una tendenza consolidata che preoccupa operatori sanitari e pianificatori locali.
Dati e trend recenti
I registri mostrano che il punto di svolta è stato toccato nel 2018, quando le nascite sono scese sotto le 10.000 unità. Per più anni consecutivi le rilevazioni ufficiali hanno evidenziato un indice di fecondità inferiore all’unità e un’ulteriore diminuzione nel 2024, secondo le elaborazioni della ISTAT e delle autorità sanitarie regionali.
Manuel Scarano ha chiarito:
“Nel 2011 in Sardegna registravamo circa 12.500 neonati; oggi siamo intorno ai 6.500. È una diminuzione significativa: in 14 anni abbiamo perso mediamente circa 500 nascite all’anno.”
Oltre al calo assoluto dei nati, si osserva una differenza marcata negli indicatori di fecondità rispetto alla media nazionale, con implicazioni sul medio termine per la struttura demografica dell’isola.
Manuel Scarano ha osservato:
“Abbiamo un basso indice di fecondità per donna in età fertile: in Italia nel 2025 la media era di 1,30 figli per donna, mentre in Sardegna si attesta intorno a 0,85.”
Un altro elemento che emerge è il progressivo rinvio della maternità: l’età media al parto nell’isola è più alta rispetto al dato nazionale, con conseguenze sia biologiche sia socioeconomiche.
Manuel Scarano ha aggiunto:
“La fascia di età fertile si estende dai 14 ai 49 anni; mentre nel resto del paese l’età media al parto è di 31 anni, in Sardegna sale a 33. Se questa tendenza proseguirà, c’è il rischio che entro il 2032 l’isola possa avere circa 50.000 bambini in meno.”
Cause e possibili conseguenze
Il calo delle nascite è il risultato di fattori interconnessi: mutamenti nelle scelte riproduttive, precarietà occupazionale giovanile, difficoltà nell’accesso a servizi per la prima infanzia, carenza di politiche abitative per le coppie giovani e un fenomeno migratorio che vede molti giovani leave l’isola in cerca di opportunità.
Le conseguenze attese riguardano più ambiti: riduzione della popolazione in età scolare con impatto sui plessi scolastici locali, contrazione della forza lavoro futura, pressione sul sistema pensionistico per via di una popolazione che invecchia, e una crescente necessità di riorganizzare servizi sanitari e sociali per età avanzata.
Prospettive e possibili interventi
Per contrastare il trend demografico servono interventi coordinati a più livelli: misure di sostegno economico alle famiglie, potenziamento dei servizi per la prima infanzia, incentivi per la conciliazione lavoro-famiglia e politiche abitative rivolte ai giovani. È inoltre importante favorire il rientro dei giovani emigrati e attrarre nuove famiglie con offerte di lavoro qualificate.
Attori chiave in questa azione sono la Regione Sardegna, le amministrazioni comunali, le aziende sanitarie locali e i ministeri competenti. Dati affidabili e aggiornati della ISTAT e delle strutture sanitarie regionali sono fondamentali per pianificare politiche efficaci e monitorare l’impatto degli interventi nel tempo.
Un approccio integrato, che combini politiche familiari, investimenti in servizi e sviluppo economico sostenibile, può ridurre il rischio di un’erosione demografica prolungata e limitare gli effetti negativi sulla coesione sociale ed economica dell’isola.